Cronaca

L'accusato di stupro parla davanti al Gip: "Ero sotto l'effetto della droga, non mi ricordo"

Il 40enne arrestato per la violenza su una ragazza 19enne ha chiesto di poter andare in una comunità per disintossicarsi

Si è tenuto nella mattinata di venerdì l'interrogatorio di convalida del fermo per il riminese 40enne che, nel pomeriggio di mercoledì, era finito in manette con l'accusa di violenza sessuale ai danni di una 19enne. L'uomo, difeso dall'avvocato Flavio Moscat, ha deciso di parlare davanti al gip Vinicio Cantarini raccontando di non ricordare nulla della vicenda in quanto era sotto l'effetto della cocaina. "Non volevo violentarla", si sarebbe difeso davanti al giudice chiedendo allo stesso tempo di essere trasferito in una comunità terapeutica per disintossicarsi della droga. Il gip, al momento, si è riservato la decisione se applicare la misura cautelare presso la struttura o mantenerla in carcere. Il 40enne, in passato, era già finito nei guai per un episodio analogo avvenuto nel 2017. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti della Mobile l'uomo, mercoledì, si trovava nella sua abitazione nei pressi della zona di via Marecchiese quando dal terrazzo aveva richiamato l'attenzione della vittima. La 19enne, pensando che si trovasse in difficoltà, era stata convinta a salire nell'appartamento ritrovandosi poi in un incubo.

La vittima ha raccontato che, appena arrivata sulla porta dell'abitazione, era stata trascinata all'interno della casa dopo che il 40enne le aveva chiuso la bocca con una mano minacciandola con un coltello alla gola. Ne era nata una colluttazione durante la quale la 19enne era riuscita ad urlare per chiedere aiuto facendo accorrere un vicino che aveva poi dato l'allarme alla polizia di Stato con gli agenti che erano accorsi sul posto. Mentre il 40enne è finito in manette, la giovane era stata trasportata in pronto soccorso in stato di choc e poi dimessa con una prognosi di 5 giorni a causa di alcune piccole lesioni riportate nel corso della violenta aggressione causate, tra l’altro, da alcuni morsi che l’aggressore le aveva dato sulle braccia nel tentativo di farla desistere da ogni reazione.

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