Violenza sulle donne, i preoccupanti dati delle vittime in provincia di Rimini

Negli scorsi 12 mesi sono state 243 le donne che hanno avuto contatti con la Rete Dafne e 155 quelle prese in carico con progetti personalizzati

Maria, Antonia, Hamed. I nomi sono di fantasie e le storie sono vere. Storie di persone che lo Sportello Dafne di Rimini (Ausl della Romagna) ha aiutato ad uscire dalla violenza. Le prime due ne erano vittime, il terzo ne era artefice. Ma anche lui ha deciso di mettersi in discussione per non praticarla più, la violenza. Storie emerse a nel corso della conferenza stampa tenutasi giovedì mattina con la dottoressa Maria Maffia Russo, responsabile dello Sportello e del Programma di Psicologia di Rimini dell’Azienda Usl, e in cui sono stati resi noti i dati d’attività dello Sportello per l’anno 2014. Negli scorsi 12 mesi sono state 243 le donne che hanno avuto contatti con la Rete Dafne e 155 quelle prese in carico con progetti personalizzati a supporto della loro sicurezza e autonomia (negli allegati materiali i dati complessi e i commenti della professionista).

La dottoressa però, a domanda dei giornalisti, ha anche raccontato alcuni casi più significativi. Quella di Maria è la storia di un’intera vita di violenze. Violenze fisiche e psicologiche durate 28 anni, ad opera del marito. Maria per tanto tempo, per una vita appunto, le ha sopportate, poi è stato un fatto specifico a far scattare il suo bisogno di uscirne. Da anni Maria si occupava degli anziani genitori del marito, li accudiva quando lui era fuori, e una sera l’uomo, al rientro, l’ha allontanata da se’ con una spinta dicendole che aveva addosso l’odore di anziano. Una frase che ha aperto gli occhi a Maria anche rispetto alle violenze fisiche subìte da tempo. Con l’aiuto dello Sportello Dafne e delle Forze dell’Ordine la donna ha sporto denuncia e ora sta cercando di ricostruirsi una vita.

Antonia era così stanca delle violenze subìte che un giorno si è allontanata da casa per andare, di nascosto da sua madre. Appena arrivata la telefonata del compagno violento che le chiedeva dove fosse. E alla sua innocente bugia, per proteggere la madre, lui che la apostrofa: “Non è vero tu sei da tua mamma….”.  A volte anche le moderne tecnologie, come la localizzazione sul cellulare, sono infidi alleati dello stalking, in tutte le sue forme, che si nutre di controllo e di possesso dell’altro, come ha commentato la dottoressa Russo: “Una mania di possesso che talvolta porta all’equazione ‘o mia o di nessuno’ e di conseguenza all’omicidio”.

Hamed invece era dall’altra parte. Era un uomo violento che picchiava e insultava la sua compagna. Dopo la denuncia a suo carico ha deciso di incontrare gli operatori dello Sportello Dafne e quindi di iniziare, e completare, un percorso che uscire dalla sindrome della violenza. Percorso che lo ha portato a rivedere radicalmente il suo modo di vivere e di pensare, e in particolare l’approccio con le donne. Sono stati 5 gli uomini autori di violenza che nel 2014 hanno avuto contatti con Dafne, gli altri erano tutti italiani mentre Hamed era straniero. E’ stato l’unico ad intraprendere e completare il percorso, gli altri hanno lasciato perdere.

IL COMMENTO DEL COMUNE - I dati dello sportello Dafne, evidenzia l'amministrazione, "confermano la gravità di un fenomeno che, purtroppo, non mostra alcun segno di diminuzione nel corso degli anni. I numeri delle violenze ci ripropongono il problema antico del dominio, ci dicono ancora che la violenza è una modalità che gli uomini usano come abitudine, quasi una consuetudine identitaria, un modo di affermare il controllo sociale e la determinazione dei rapporti affettivi. E non si tratta solo di violenza fisica: la violenza ci appare come un processo nel quale si pongono in essere tanti atti tesi alla subalternità della donna e del suo corpo; alla negazione della sua autonomia".

"I dati ci dicono anche che l' uomo violento è, nella gran parte dei casi, un familiare e la famiglia, quindi, è il luogo dove spesso i rapporti di dominio, gerarchici, si sostituiscono a legami di affetto e di aiuto - prosegue l'amministrazione -. Quello che come enti locali e servizi pubblici dobbiamo quindi garantire è un sostegno immediato alle donne a 360 gradi ma anche agire con forza sul piano culturale per modificare l' ordine delle cose. Il Comune di Rimini continua - in collaborazione con l’Associazione - Centro antiviolenza Rompi il silenzio  - a garantire l' attività di supporto presso la Casa delle donne (tel. 0541 704545). E’ uno strumento che consideriamo fondamentale e indispensabile, tanto più nel momento in cui la Provincia di Rimini - dopo la trasformazione istituzionale dell’Ente- deve chiudere i servizi inerenti lo stesso problema".

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