Violenza sulle donne, picco di richieste di aiuto durante i mesi di lockdown: i dati e le vittime

Alla Casa delle donne 233 accessi in dieci mesi. E per Rompi il silenzio 226 donne hanno chiesto aiuto, di cui 106 nei tre mesi di blocco. Rimini oggi offre cinque "immobili soccorso"

Paola Gualano, presidente di Rompi il silenzio

La lotta contro la violenza sulle donne continua a dare risultati grazie ai numerosi servizi di aiuto per le vittime attivati in questi anni. Esempi virtuosi di sostegno concreto, a cui tante donne hanno potuto affidarsi, trovando la forza di denunciare e mettere fine a un incubo per se stesse e spesso anche per i figli. Il Comune di Rimini è impegnato in prima linea per mettere fine a ogni genere di violenza, ma i numeri sono purtroppo sempre troppo alti e i mesi di lockdown hanno giocato un ruolo drammatico per tante situazioni già gravi. "Oggi Rimini può contare su cinque immobili dedicati ad aiutare le vittime - spiega l'assessore Gloria Lisi - la Casa delle donne, ormai un punto di riferimento per l’ascolto, lo Spazio Vinci, il centro antiviolenza comunale e soprattutto tre appartamenti che danno rifugio alle donne e ai loro figli che hanno trovato il coraggio di tagliare col passato e tentano di riprendersi la propria autonomia”.

I dati  

Casa delle donne  
Al 31 ottobre 2020 sono stati 233 gli accessi registrati alla Casa delle donne di piazza Cavour, il punto di informazione e ascolto aperto in piazza Cavour dedicato alle donne che hanno subito violenza, stalking, che hanno bisogno di supporto psicologico o di consulenze legali. La Casa delle donne ospita anche  specifici sportelli attivi: quello di Rompi il Silenzio (30 accessi), lo sportello legale (27), lo sportello per il sostegno psicologico (195) per un totale complessivo tra Casa delle  donne e Sportelli di 485 accessi.

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Rompi il silenzio  
Dal primo gennaio alla fine del mese di ottobre sono state 226 le donne che hanno contattato il Rompi il silenzio, l’unico centro antiviolenza attivo sul territorio provinciale, dato in linea con quello dello scorso anno (230). Merita però un approfondimento il periodo che va dal 1° marzo al 31 maggio, che ha coinciso con la fase acuta del lockdown causato dalla pandemia. In questi tre mesi sono state 106 le donne che hanno contattato il centro, di cui quasi la metà – 50 – sono stati nuovi contatti, cioè donne che per la prima volta hanno sentito la necessità di chiedere supporto a Rompi il Silenzio. Dopo un primo momento di calo della richiesta d’aiuto infatti, nelle settimane successive si è assisito ad un netto aumento, anche rispetto agli anni precedenti. Sono aumentati inoltre in questo contesto anche il numero di colloqui, avvenuti tutti attraverso il telefono.  Chi ha contattato per la prima volta Rompi il Silenzio – per la maggioranza  donne italiane - ha denunciato di aver subito soprattutto violenza psicologia e violenza fisica. Molte hanno chiamato per avere informazioni sui servizi, altre solo per sfogarsi, per ricevere consigli, per non sentirsi sole. Il dato però forse più rilevante riguarda le donne e i minori ospitati in Casa Rifugio. Nel periodo in esame vediamo che sono state ospitate 22 donne e 28 minori, un dato leggermente in aumento rispetto il 2019 che vedeva ospitate 20 donne e 25 minori.  

Progetto Dafne e Ldv (uomini maltrattanti) 
Sono state 192 (dato al 30 ottobre) le donne prese in carico dal progetto Dafne, il programma dell’Ausl Romagna finalizzato alla individuazione delle strategie e degli interventi rivolti alle donne che subiscono violenza. La maggioranza delle vittime è italiana (138), colpite fisicamente e psicologicamente in gran parte dei casi dai propri partner o dagli ex compagni. Quindici invece gli uomini trattati dal ‘Centro di accompagnamento al cambiamento degli uomini LDV Liberiamoci dalla Violenza’, promossa da Regione Emilia Romagna e AUSL Romagna. 

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