Violenza sulle donne, più di 200 richieste d'aiuto in otto mesi

Gloria Lisi interviene sul Codice e le procure in tilt in Italia: "Questa legge non basta se non vengono dati strumenti e una formazione specifica al personale"

A venti giorni dall'entrata in vigore del Codice rosso, la legge a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, la maggior parte delle Procure d'Italia sono sommerse dalle denunce. Gli uffici giudiziari sono infatti ingolfati da denunce e segnalazioni e i tempi di azione imposti dalle nuove norme risultano troppo stretti: le vittime devono essere sentiti dagli inquirenti entro tre giorni e questo implica turni lavorativi massacranti, non solo per i magistrati, ma anche per il personale degli uffici.

Sulla questione è intervenuta Gloria Lisi, vicesindaco del Comune di Rimini e da sempre in prima fila per la lotta contro la violenza di genere. Lisi coglie l'occasione per fare il punto sui casi riminesi e inquadrare il "bug" all'interno del Codice rosso. “Quello delle donne vittime di violenza è un bollettino di guerra in continuo aggiornamento. Uno dei casi più recenti e drammatici, quello di Angela Signorelli uccisa pochi giorni fa a Milano per mano del marito, ha portato alla ribalta del discorso pubblico qualche critica e perplessità rispetto al codice rosso, la nuova legge a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere entrata in vigore poco meno di un mese fa e che, nel caso di Angela, non è servita a salvarle la vita. Io saluto con favore ogni strumento che va nella direzione di ampliare la tutela delle donne maltrattate, violate e stalkerizzate, in primo luogo perché serve a ribadire l’attenzione e la consapevolezza rispetto ad un fenomeno dalle dimensioni drammatiche e sul quale è necessaria una forte campagna di prevenzione e di informazione. Proprio però per la rilevanza e la delicatezza del tema, è indispensabile portare a galla senza esitazione gli eventuali vulnus normativi per dare l’opportunità a chi agisce sul campo – centri antiviolenza, Procure, Forze dell’ordine – di poter intervenire nella maniera più efficace e risolutiva, a difesa delle donne e dei minori. Credo che il principale ‘bug’ del codice rosso e sul quale sia necessario intervenire sia proprio questo: dare maggiori strumenti e anche la possibilità di una formazione specifica agli organismi in prima linea, chiamati a districarsi e a rispondere alle richieste di aiuto".

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I casi a Rimini

"Per dare un’idea del contesto in cui ci troviamo, basta ricordare che a Rimini dal 1° gennaio al 31 agosto sono state 198 le donne prese in carico dal Centro antiviolenza provinciale, mentre sono 16 le donne ospitate nelle quattro case del progetto Dafne, con 18 minori. Numeri che se danno il senso dell’entità del fenomeno, sono anche il segnale di una crescente capacità delle donne vittime di violenza di chiedere aiuto, una maggiore propensione a denunciare. E di questo va dato il merito alla grande rete che si è creata sul territorio, frutto della collaborazione e dell’abnegazione delle forze dell’ordine, dei magistrati, dei volontari e dei centri antiviolenza, che si fanno carico emotivamente oltre che concretamente dei drammi delle donne in difficoltà. Come Amministrazione, sempre in ottica di fare rete, stiamo lavorando insieme alla Prefettura e agli altri organi preposti per la semplificazione delle modalità operative di intervento. Non mi stancherò di ripetere che l’aspetto cardine sul quale lavorare è proprio quello della prevenzione e dell’informazione: è necessario aiutare le donne ad accrescere la consapevolezza della realtà del proprio contesto famigliare o della relazione con il partner o ex compagno, prima che si arrivi all’esasperazione, a situazioni dalle conseguenze drammatiche e spesso imprevedibili”. 

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