Voglia di vincere e scorta di piada, RiminiToday alla scoperta di Enea Bastianini

Intervista al pilota riminese reduce dalla sua prima vittoria nel campionato di Moto3. 'Non è facile convivere con il peso di essere considerato il futuro del motociclismo italiano'

Chi ancora non conosce Enea Bastianini farà bene a segnarsi il suo nome. Questo ragazzino di Rimini ha appena 17 anni, ma sta già a disputando la sua seconda stagione nel Motomondiale con risultati a dir poco eccezzionali. Confermato alla grande nel Junior Team Gresini Moto3, nel 2015 guida la Honda NSF250RW, dopo la stagione d'esordio con la KTM con cui ha lottato più volte per la vittoria conquistando alla fine tre splendidi podi. E in questa seconda parte di Mondiale, oltre a regalare ai tanti appassionati forti emozioni nei circuiti, ha conquistato la prima vittoria della carriera proprio sul tracciato di casa: il Misano World Circuit. In molti lo considerano la promessa italiana del motociclismo. D'altronde c'è da crederci guardando il suo palmares: dopo aver dominato in Italia, si è laureato Campione Europeo MiniGP 70cc a 13 anni, ha vinto il Trofeo Honda 125cc l'anno successivo ed è stato protagonista assoluto della MotoGP Rookies Cup nel 2013, il lasciapassare per il Mondiale. Robe normali, forse, per uno che è salito per la prima volta su una minimoto a 3 anni e 3 mesi (da qui deriva il suo numero di gara, il 33). Lo scorso anno si è meritato il titolo di “Rookie of the Year” e quest'anno è sicuramente tra i piloti da tenere d'occhio. Ad appena cinque tappe dalla fine del mondiale, con il secondo posto in classifica generale, potrebbe arrivare qualche sorpresa dal giovane campione riminese.

Sei secondo in campionato, te l'aspettavi?
Se devo essere sincero ci speravo ma, veramente, non me l’aspettavo. Però ci ho sempre creduto, fin dagli allenamenti invernali, e a questo punto che ci siamo arrivati devo ringraziare tutti per l’ottimo lavoro fatto.

Che effetto fa sapere che sei considerato  il futuro del motociclismo italiano?
Ovviamente è un bell’effetto e, ancora adesso, faccio fatica a crederci. Ci penso tutti i giorni e non è facile convivere con questo peso. Spero di essere all’altezza e di non deludere nessuno comunque, per quanto mi riguarda, è ancora presto fare certi paragoni.

A Misano, nella gara di casa, hai vinto il tuo primo gran premio della carriera, cosa pensavi nelle ultime curve? Non ho pensato fino alla vittoria, fino a quando non ho visto la bandiera a scacchi sul traguardo. A differenza di altri Gran Premi, a Misano non ho pensato mai alla vittoria ma solamente alla gara. Ripensandoci, è stata incoscienza pura.

Ad appena un paio di giorni dal podio sei tornato sui banchi per il primo giorno di scuola, più difficile vincere un Gran Premio o tornare a studiare?
E’ stata una giornata fantastica, con il preside, i professori e i miei compagni di scuola che mi hanno festeggiato. Credo che vincere e studiare siano due cose entrambi molto importanti.

Nel motociclismo conta più il talento, il coraggio o la tecnica?
Sono tutte qualità molto importanti ma, alla fine, conta sicuramente di più il talento.

La pattuglia italiana in Moto 3 è folta. Da Fenati al tuo compagno Andrea Locatelli fino a Antonelli passando per Bagnaia, Ferrari, Manzi, Mingo e Tonucci. Che rapporto c’è tra di voi?
Tra di noi c’è, chi più e chi meno, un ottimo rapporto e, spesso, ci ritroviamo tutti quanti ma, quando scendiamo in pista, non ci tiriamo indietro se ci sono da fare delle sportellate.

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La prossima gara è in Spagna e poi ti aspetta una lunga trasferta in estremo Oriente, cosa porterai con te? Sicuramente la voglia di vincere e una scorta di piade!

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