Welfare: presentati i dati del progetto “Emporio Rimini”

Sono state 2.238 le spese effettuate nei primi sei mesi del 2016. 363 tessere distribuite e 427 bimbi aiutati

Sono stati 2.238 i carrelli della spesa riempiti, 363 tessere distribuite ad altrettante famiglie, 427 bimbi aiutati; sono questi alcuni dei principali dati (in allegato insieme a scheda di presentazione del progetto) esposti questa mattina nella conferenza stampa di presentazione dei risultati dei primi sei mesi di apertura dell’Emporio solidale di Rimini. A presentarli Gloria Lisi, Vicesindaco con delega alla protezione sociale del Comune di Rimini, Pietro Borghini, Presidente dell’Associazione Madonna della carità, Valentina Ridolfi del Piano strategico di Rimini, Maurizio Maggioni e Loredana Urbini di Volontarimini.

“Un vero e proprio progetto di comunità – ha spiegato Gloria Lisi - che ha coinvolto, insieme, Istituzioni, associazionismo e privati. Un modo virtuoso di fare welfare, uscendo dalla logica assistenzialistica, con uno spirito di sussidiarietà circolare. Fuori da una logica di nicchia, dove ognuno si tiene i suoi poveri, abbiamo lavorato insieme per andare ad intercettare insieme quella zona grigia di cittadini che, seppur non ancora scivolati verso la povertà estrema, si stanno sempre più indebolendo. Un servizio di distretto, che vede insieme Rimini e i Comuni della Valmarecchia che, attraverso un protocollo in cui associazioni eterogenee, che prima non avevano mai collaborato, interagiscono tra loro. Non un servizio come gli altri, imposto e rigido, quì ognuno può, in autonomia, scegliere i prodotti più adatti ai suoi bisogni. Ad ognuno è chiesto di rimettersi  in gioco collaborando con noi e aiutando gli altri, insieme ai volontari. Emporio è anche servizio di supporto alle famiglie e ai bambini, 427 quelli assistiti. Un progetto di comunità che, mi auguro, possa e debba diventare un progetto della città”

“Un luogo lontano da quelli della povertà estrema -  Pietro Borghini, Presidente dell’Associazione Madonna della carità, capofila del progetto – che intercetta una povertà relativa ma altrettanto difficile da affrontare. Un mix di risorse pubbliche e private che, attraverso un protocollo di intesa, caso unico in Italia, interagiscono insieme alle libere donazioni di privati. Più o meno il 30% delle persone servite sono occupate, dei workin poors che fanno fatica ad arrivare alla terza settimana. Abbiamo un paniere di 25 prodotti, donati o comprati, e un sistema di lavoro che va anche ad incidere sugli sprechi alimentari”

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