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Zinnanti in aula: "Il fucile era il mio e ho ucciso Bernabini che mi faceva avances"

L'omicida di Covignano ha reso delle nuove dichiarazioni su quanto avvenuto il 2 settembre del 2012. La difesa, seguita dall'avvocato Marco Ditroia, ha cercato di smontare la tesi dell'accusa escludendo la premeditazione del delitto

Penultima udienza del processo che vede imputato Marco Zinnanti, 24 anni, accusato dell'omicidio di Leonardo Bernabini avvenuto a Covignano il 2 settembre del 2012. Lunedì mattina, davanti al gip Sonia Pasini, il 24enne ha voluto rilasciare delle nuove dichiarazioni prima che il suo avvocato, Marco Ditroia, iniziasse l'arringa difensiva. "Voglio dire la verità su tutto - ha esordito - il fucile è sempre stato il mio e Bernabini non c'entra nulla. Dal Classic mi ha accompagnato in via Acquario, nella zona del vecchio tribunale, dove in un parco avevo nascosto l'arma. Con la scusa di vomitare, sono sceso a prenderla e sono risalito sull'auto con l'intenzione di tornare nella discoteca per vendicarmi di essere stato buttato fuori. Nel tragitto mi sono accorto che eravamo a Covignano e, quando ho realizzato di essere in mezzo ai campi non ho più capito nulla, forse a causa dell'alcol e delle droghe. Ho estratto il fucile da sotto la maglia e, quando Bernabini si è voltato, ho sparato. Lui non c'entrava nulla. Poi sono scappato. Dovevo tornare al Classic per vendicarmi: non era il primo episodio nel quale venivo aggredito in quella discoteca". Alla domanda del giudice, se tornando al Classic avrebbe compiuto una strage, il 24enne ha eisposto che "non volevo fare una strage ma solo far paura ai buttafuori. Durante tutto il tragitto, Bernabini mi ha fatto delle avances".

Il processo è poi ripreso con la parola che è passata all'avvocato Ditroia il quale ha sottolineato come "finalmente Zinnanti ha deciso di dire come sono andati i fatti. Oggi capiamo, da quanto ci ha detto, come combaciano gli elementi probatori". La difesa ha quindi ripercorso quanto successo nella notte tra l'1 e il 2 settembre ossia da quando il 24enne era uscito con un gruppo di amici. Dopo essersi ritrovai al Coconuts, e iniziato a bere smodatamente, verso le le 3.30 il gruppo si era poi mosso alla volta del Bar Zeta e continuato a tracannare alcolici fino alle 5.30 per poi salire su un taxi e andare alla volta del Classic. Qui, Zinnanti, aveva proseguito con l'alcol e, secondo l'interrogatorio reso dopo il suo arresto, probabilmente nel bicchiere da cui beveva era stata messa della droga. Un particolare emerso poi in occasione delle analisi fatte al 24enne in carcere 6 giorni dopo l'omicidio dove, dai risultati, sono emerse tracce di metanfetamine. Ditroia ha poi precisato che Zinnanti, salendo sul taxi di Bernabini, aveva espressamente chiesto di andare in via Acquario (dove era nascosto il fucile) e non nella sua abitazione di via della Lince. Durante il tragitto, secondo quanto dichiarato dallo stesso omicida, il taxista si sarebbe rivolto più volte a Zinnanti dicendo che "se non aveva i soldi per pagarlo, lo poteva ricompensare in un'altra maniera".

A sostegno della tesi, secondo la quale Bernabini avrebbe tentato degli approcci omosessuali col ragazzo, ci sarebbe la posizione nella quale la macchina è stata ritrovata dopo il delitto. Secondo la difesa, la Opel della vittima aveva eseguito una "manovra da imbosco" e sarebbe stato proprio in quel momento che Zinnanti, ripresosi all'improvviso dall'alcol e dalle droghe ingurgitate, vistosi in quella situazione ha estratto l'arma per sparare. "Verosimilmente - ha sottolineato Ditroia - Bernabini si è accorto che il ragazzo, che viaggiava sul sedile posteriore, aveva un fucile in mano con la canna che gli sfiorava il mento ed è stata proprio la bocca dell'arma a provocargli la lesione poi evidenziata dall'autopsia". La difesa ha anche evidenziato le discordanze dei testimoni oculari e, in particolare, sul numero dei colpi esplosi che, comunque, restano due. "Il primo colpo è stato quello mortale - prosegue il difensore - ma il secondo, quello che l'accusa ha ricondotto a uno sfregio sul cadavere dalla vittima, è in realtà riconducibile a un colpo sparato quasi per errore e sicuramente in aria tanto che, nell'abitacolo, non sono state trovate tracce dei pallini". Nella sua arringa, la difesa ha chiesto per Zinnanti una condanna al minimo della pena (21 anni) per omicidio volontario con la caduta delle aggravanti e il riconoscimento delle circostanze attenuanti.

"Zinnanti ci chiede perdono ma continua a raccontare bugie - ha commentato a margine dell'udienza Gaetana Orlando, ex moglie di Bernabini. - Queste sue dichiarazioni sono un ulteriore sfregio alla memoria del mio ex marito. Io e i miei due figli non siamo disposti a perdonarlo, come mamma ho provato a entrare nella sua testa ma non ci sono riuscita. Ritengo sia una persona falsa e opportunista e la lettera che ci ha fatto prevenire, nella quale chiede il perdono, è evidentemente il frutto di una imbeccata fatta ad arte alla vigilia della sentenza. Quello che più ci ha fatto male, è stato il fatto che nemmeno i suoi genitori si siano rivolti a noi per chiederci scusa in prima persona". Il processo è stato poi aggiornato al prossimo 29 gennaio quando, a prendere la parola, sarà il pubblico ministero Davide Ercolani per le controdeduzioni e per la sentenza di primo grado.

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