Martedì, 26 Ottobre 2021
Economia

A Rimini i saldi non decollano, flessione dello 0,8% rispetto al 2016

Giammaria Zanzini, presidente Federmoda-Confcommercio: "chi ha economie di scala più grandi, più capitale e credito in banca, vince"

 La seconda rilevazione nazionale sull'andamento dei saldi, a cura di Federmoda Italia, dice che a Rimini gli affari non vanno granchè bene: -0,8% rispetto allo stesso periodo del 2016. A farne le spese, soprattutto i negozi piccoli e medi del settore moda e abbigliamento. Più in generale, nel confronto con lo scorso anno, il 38% delle imprese dichiara stabilità degli incassi, il 39% li ha peggiorati e solo il 21% li migliora. E per gli operatori c'è qualcosa che non va e da rivedere su sistema commercio, punti vendita e il settore in generale. "Le liberalizzazioni di Bersani e Monti si sono fermate di fronte a lobbies e poteri di veto. Banche, ordini professionali e intere categorie di lavoro, ne sono invece rimaste indenni. In un solo settore sono passate completamente e senza resistenze: il commercio al dettaglio. Si apre e si chiude senza alcun controllo, si cambiano destinazioni d'uso dei negozi senza problema. Risultato: desertificazione commerciale delle nostre città e aperture di negozi di bassa qualità" spiega Giammaria Zanzini, presidente Federmoda-Confcommercio di Rimini e vicepresidente Federmoda dell'Emilia-Romagna sul mercato piccoli, medi o Iper e mega centri commerciali, operano con stesse regole e pressione fiscale.

"Non è libero mercato. È uno strano darwinismo economico, dal destino segnato in partenza" aggiunge. In pratica, "chi ha economie di scala più grandi, più capitale e credito in banca, vince. Ma come ricordano i dati della Cgia di Mestre, per ogni nuovo posto di lavoro negli Iper, se ne sono persi quattro nei negozi tradizionali". E avverte: "Non sono lamenti da commerciante piagnone, ma dati di fatto economici".

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