Aeroporto, la lista civica Rimini per Rimini: "Ecco perché non deve chiudere"

L'interminabile sequenza di fatti, responsabilità e diatribe che fa capo alle vicende relative all'aeroporto Federico Fellini non può distrarci dall'unica, fondamentale verità alla quale tutti, politici e non, dovrebbero con assoluta determinazione, propendere in questi giorni difficili: il Fellini non può chiudere.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RiminiToday

L'interminabile sequenza di fatti, responsabilità e diatribe che fa capo alle vicende relative all'aeroporto Federico Fellini non può distrarci dall'unica, fondamentale verità alla quale tutti, politici e non, dovrebbero con assoluta determinazione, propendere in questi giorni difficili: il Fellini non può chiudere. La scomparsa dello scalo avrebbe conseguenze devastanti su tutto il comparto alberghiero, fieristico, commerciale, tali da riportare l'economia della città indietro di mezzo secolo, privandola di migliaia di turisti dell'est che hanno trovato nella nostra città gli stessi valori, i sorrisi cordiali e la grinta organizzativa che da sempre la distingue.

Per questo motivo ci auguriamo che giovedi, al momento in cui i giudici del tribunale di Rimini dovranno deliberare sulla sentenza Aeradria, trovino una soluzione che sia mediata e saggia, dando il giusto pe so anche a ciò che, oramai in modo conclamato, accade nel resto d'Italia. La maggior parte degli aeroporti italiani soffre di dipendenza politica e di conti in rosso spaventosi. La liberalizzazione dei mercati del cielo, che ha di fatto trasformato la Ryan Air in mecenate degli aeroporti di Bergamo e Roma Ciampino (rispettivamente 9 e 5 milioni di passeggeri transitati nel 2012), non è mai realmente avvenuta negli altri scali, influenzati dalle esigenze di mercato di Alitalia, costata agli italiani dal 2008 ben 4,5 miliardi (!) . In questo panorama Rimini, grazie a una augurabile azione legislativa in materia di liberalizzazione, avrebbe la possibilità di muoversi con una certa agilità stringendo alleanze serie con compagnie low cost affidabili e diventando il principale motore dei movimenti turistici provenienti dall'est.
 
Il nuovo direttore del Fellini Paolo Trapani ipotizza anche una sopravvivenza per l’aeroporto riminese anche in caso di fallimento tramite la messa in campo di un intervento eccezionale. Ovvero mandare a Rimini un commissario, da affiancare al curatore fallimentare, in attesa della nuova gestione. Qualsiasi cosa ma non la prospettata chiusura "momentanea" dello scalo. Non abbiamo più "momenti" da perdere!Di questo crediamo che il sindaco e la giunta tutta se ne siano pienamente resi conto, visto i recenti fatti. A loro va il nostro apprezzamento per aver raccolto questa urgenza.
 
Ciononostante ci auguriamo che presto siano siano accertate quante e quali sono le responsabilità di chi ha fatto sì che la situazione del Fellini degenerasse sino a diventare incontrollata. Sarebbe un buon modo di dare un taglio netto al passato ribadendo che la Città è stanca di gestioni pilotate, di favoreggiamenti politici, di azioni di peculato e altro.
 

Arturo Pane
Lista Civica "Rimini per Rimini"

 

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