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Giovedì, 19 Maggio 2022
Economia

Aumenta la superficie destinata ai vigneti per la produzione di vini da tavola

Anche Rimini tra i comuni individuati nei quali sarà possibile produrre fino a 400 quintali per ettaro di uva, la deroga per non aprire il mercato ai vini generici provenienti dall'estero

In Emilia-Romagna aumenta la superficie destinata ai vigneti per la produzione di vini da tavola. Sono stati individuati 82 Comuni in cui sarà possibile ampliare le aree con vigneti e produrre fino a 400 quintali per ettaro di uva. A dicembre è stato approvato dal ministero per le Politiche agricole un decreto che indica un primo gruppo di cinque Comuni autorizzati alla produzione di queste quantità: Brescello nel reggiano e Alfonsine, Fusignano, Russi, Sant'Agata sul Santerno nel ravennate. Lo stesso atto ministeriale consente a Regioni e Province Autonome di chiedere l'inserimento di altri Comuni nelle aree con vigneti in deroga, a condizione che almeno il 25% dei viticoltori che hanno coltivato uva per vini generici in quei territori dal 2015 al 2019, abbia avuto una resa maggiore ai 300 quintali per ettaro. In regione, i Comuni che possono andare in deroga sono 77. Per tutti l'Emilia-Romagna ha chiesto la possibilità di produrre in deroga, portando a 82 i Comuni interessati nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì Cesena e Rimini. Nelle prossime settimane il ministero, valutate le richieste delle Regioni, adotterà un ulteriore decreto con l'elenco definitivo dei Comuni. "Un risultato positivo a cui abbiamo lavorato assieme all'intera filiera di produttori e cantine.

Il provvedimento di deroga a 400 quintali per ettaro permette a questa filiera vitivinicola di mantenere la sua vocazione nazionale e di non aprire il mercato ai vini generici provenienti dall'estero. Nelle prossime settimane ci prendiamo l'impegno politico di chiedere un ulteriore miglioramento della legge nazionale", spiega l'assessore regionale all'Agricoltura Alessio Mammi. In regione la produzione di vini generici rappresenta circa la metà del vino complessivamente prodotto in ogni vendemmia. A livello nazionale, si tratta di una fetta importante della filiera vitivinicola che vede l'Emilia-Romagna (con i suoi 3,9 milioni di ettolitri) al secondo posto dopo la Puglia (con 5,5 milioni di ettolitri) produrre insieme i due terzi di tutto il vino generico italiano. Il provvedimento non cambia le rese previste per i viticoltori che producono uve destinate a vini a Denominazione di Origine o a Indicazione geografica riportate nei rispettivi disciplinari di produzione. La richiesta presentata dalla Regione al ministero oer ampliare le aree con vigneti e produrre fino a 400 quintali per ettaro di uva per quanti più Comuni possibile "viene incontro alle nostre istanze avanzate già a inizio 2021 alla Regione stessa e rappresenta un passo avanti importante per il settore vitivinicolo dell'Emilia-Romagna. Permette infatti di tutelare le produzioni della nostra filiera dall'invasione di vini generici stranieri", commenta Nicola Bertinelli, presidente di Coldiretti Emilia-Romagna. "La nostra regione- aggiunge- è caratterizzata da un tessuto produttivo diversificato che comprende la produzione di vini a Do e Ig di alto profilo, ma anche di vini senza Dop o Igp (cosiddetti vini comuni) che hanno registrato, complice anche la pandemia, un aumento di vendite nella grande distribuzione. Penalizzarne la produzione avrebbe lasciato spazi di mercato liberi alla concorrenza di produzioni di profilo analogo, ma provenienti dall'estero".

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