Aumentano i numeri di negozi in Emilia Romagna: oltre 73mila

I dati al 31 dicembre 2010, relativi all’evoluzione della rete di negozi e centri commerciali in regione, confermano la crescita, con un aumento dal 1998 al 2010 dell’11,7%

Sono 73.322 gli esercizi commerciali in Emilia-Romagna. I dati al 31 dicembre 2010, relativi all’evoluzione della rete di negozi e centri commerciali in regione, confermano che il numero totale di esercizi ha proseguito la sua crescita, con un aumento dal 1998 al 2010 dell’11,7% (a fronte di un incremento della popolazione regionale dell’11,5%) e dello 0,81% dal 2009 (+592 esercizi nel 2010).

La situazione della rete sarà illustrata in Regione dall’assessore regionale a Turismo e commercio Maurizio Melucci, nel corso dell’incontro della Conferenza consultiva dell’Osservatorio regionale del commercio, cui parteciperanno i rappresentanti degli enti locali, delle associazioni di categoria e dei consumatori e dei sindacati. "E’ un risultato non scontato. Anche se i dati a nostra disposizione sono solo quantitativi e non sono in grado di valutare i fatturati non vi è dubbio - sottolinea l’assessore - che l'aver incrementato il numero degli esercizi commerciali rappresenta un buon risultato. Infatti mentre a livello nazionale nel triennio 2008-2010 si sono persi circa 40.000 attività commerciali nella nostra regione manteniamo un saldo positivo. Un dato ancora più significativo in quanto il saldo positivo è dato soprattutto dalle attività commerciali sino a 150 metri di superficie di vendita”.

I dati della rete - Nell’ultimo anno la crescita del totale degli esercizi (alimentari e non) riguarda soprattutto la classe dimensionale più piccola (quella dei negozi di vicinato fino a 150 mq), che cresce nell’intera regione di 558 unità (+0,85%). Molto positivo - anche se su quantità ridotte - è anche l’andamento della classe di esercizi tra 150 e 250 mq. (negozi di vicinato per le città con più di 10 mila abitanti e medie strutture per i Comuni minori) che, pur essendo sostanzialmente stabile negli ultimi tre anni (24 esercizi in più), registra una forte crescita nel medio-lungo periodo (nei dodici anni da 2.461 a 3.851 esercizi).

Nel complesso, il numero di esercizi non alimentari cresce nei dodici anni del 14,9% (0,61% nel 2010 e 0,47% nel 2009), con un guadagno di circa 7.100 esercizi (da 47.939 a 55.082), mentre gli alimentari aumentano del 3,14% (da 17.685 a 18.240) nei dodici anni e dell’1,42% nel 2010 (260 nuovi esercizi). La superficie totale degli esercizi cresce nei dodici anni del 21,6% (0,8% nell’ultimo anno) sia nell’alimentare (+22,4%) sia non alimentare (+21,3%). Tale tendenza si stabilizza negli ultimi anni, assestandosi all’1,6% per l’alimentare e allo 0,4% per il non alimentare.

Per quanto riguarda la composizione, la classe dei negozi più piccoli (fino a 150 mq. di superficie di vendita) costituisce tuttora il 90,95% del numero totale degli esercizi nell’alimentare (erano il 91,7% dodici anni fa) e l’89,52% nel non alimentare (il 91,3% nel 1998). In termini di superficie le quote di offerta di questa classe costituiscono nel settore alimentare il 35,5% del totale (erano il 43,3% nel 1998 e il 37,6% nel 2005), mentre nel non alimentare rappresentano il 47,6% (52,7% nel 1998 e 49% nel 2005).

Il 58,7% dell’offerta alimentare è costituita da esercizi con una superficie di vendita maggiore di 250 mq. (a fronte del 50,9% nel 1998 e del 57,9% nel 2008), mentre l’incidenza dei supermercati tra 400 e 2.500 mq. raggiunge il 39,2% della superficie totale (era il 28,7% nel 1998 e il 37,4% nel 2009). Nel settore non alimentare la quota delle medie e grandi strutture (superiori a 250 mq.) si ferma al 39,2% in termini di superficie (era il 38,0% nel 1998, mentre nel 2009 era pari al 39,1%).

Per quanto riguarda la capillarità (numero di esercizi per 1000 abitanti), la dotazione media regionale è di 4,14 esercizi alimentari per 1000 abitanti (era 4,47 nel 1998 e 4,11 nel 2009). L’andamento di lungo periodo per i negozi alimentari è di sensibile riduzione (-7,3% nei dodici anni), dato attenuato dalle lievi riprese degli ultimi tre anni (+0,69% nel 2010).

Al contrario, gli esercizi non alimentari mantengono in sostanza lo stesso grado di diffusione nell’intero periodo 1998-2010 (da 12,11 a 12,48 esercizi per 1000 abitanti, con un +3,1%), mentre nell’ultimo quinquennio si è verificata una riduzione della numerosità passando da 12,7 esercizi per 1.000 abitanti nel 2005 a 12,5 nel 2010 (-0,2% nel 2010). Guardando nel dettaglio i negozi più piccoli, la rete degli esercizi di vicinato è costituita complessivamente da 65.897 negozi nella regione. La superficie di vendita media degli esercizi alimentari della classe più piccola è di 39,3 mq. (era di 40,1 mq. nel 1998), mentre quella degli esercizi non alimentari è di 48,7 mq. (50,1 mq. nel 1998).

I supermercati (alimentari con superficie di vendita tra 400 e 2.500 mq.) passano da 757 a 784 unità tra il 2009 e il 2010 (+3,6%), mentre la superficie aumenta del 5,4% (pari a 36.654 mq.) nel 2010. Nei dodici anni gli esercizi alimentari crescono di 231 unità (da 553 a 784), con un incremento del 41,8% e le superfici di circa 289.600 mq. (da 430.431 nel 1998 a 720.023 nel 2010), con un incremento del 67,3%.

Le strutture non alimentari tra 400 e 2.500 mq. si riducono nel 2010 di 12 unità (-0,8%), passando da 1.375 a 1.363; nel 2009 l’aumento era stato di 5 unità (+0,4%); la superficie di vendita cala dello 0,35%, perdendo circa 4.350 mq. (+1,2% nel 2009). Nell’intero periodo di 12 anni la numerosità degli esercizi non alimentari cresce di 191 unità (da 1.172 a 1.363: +16,3%), mentre la superficie di vendita cresce di circa 238.500 mq. (da 1.1016.198 mq. a 1.254.679 mq.), pari al 23,5%.

Gli ipermercati (alimentari con superficie superiore a 2.500 mq) nel 2010 sono, come nell’anno precedente, 45 unità (nel 1998 erano 33), mentre la loro superficie di vendita, pari a circa 258.000 mq., si riduce di 4.851 mq. (-1,84% a fronte di una crescita nei dodici anni è pari al 40,95%).
Le grandi superfici specializzate (non alimentari con superficie superiore a 2.500 mq.) passano da 78 a 80 (+2,6%); nel 1998 tali strutture erano 64 (incremento del 25,0%). La superficie di vendita (circa 393.600 mq.) è aumentata nel 2010 di oltre 16.500 mq. (+4,4% a fronte di una crescita nei dodici anni del 49,7%).

Domanda e distribuzione - In un contesto di perdurante perdita di potere d’acquisto, se si registra una contrazione dei consumi in Italia (-1,1% nel periodo 2007-2010), in Emilia-Romagna i consumi crescono del 4,5% nel periodo considerato. Hanno sofferto, particolarmente, settori tradizionalmente trainanti come l’abbigliamento (-8,9% in Italia; -1,2% in Regione) e l’arredamento (-6,3%; -5,7% in Regione). Negli ultimi mesi 2010 e nel primo scorcio del 2011 hanno mostrato un andamento negativo anche comparti che avevano dati segni di vitalità, come i prodotti tecnologici. Crescono, invece, ma non è una buona notizia, i consumi (le spese in realtà) legate all’abitazione e alle utenze (+5,2%; +2,3% in Regione).

Nel 2010 le vendite sono aumentate dello 0,2% in Italia (ma, al primo semestre 2011, il commercio registra di nuovo una perdita dello 0,4%). In linea, l’Emilia-Romagna con una crescita dello 0,3%. Nel 2010, l’andamento si differenzia tra alimentare e non alimentare: nel primo, si registra un andamento negativo a livello nazionale (-0,3%), mentre positivo in Regione (+0,9%). Tra i canali di vendita, va bene la grande distribuzione organizzata (+0,4% a livello nazionale), mentre perde l’1,4% la rete tradizionale. In Emilia-Romagna, la presenza della grande distribuzione organizzata è sopra la media nazionale (18% contro il 15% dei punti vendita). La struttura della crescita delle vendite appare differenziata con i discount in prima linea con un +21,1% nel periodo 2007-2011; supermercati e ipermercati a seguire rispettivamente con il 14,1% e il 13,3%. Da segnalare che il maggior ritmo di crescita del discount si innesta su una quota ancora limitata (9%) e inferiore alla media nazionale (12,6%).

Nel non alimentare, il 2010 vede una crescita dello 0,3% in Italia e una contrazione dello 0,2% in Regione. Ancora una volta, si assiste ad un andamento differente tra grande distribuzione organizzata e piccole superfici, con la prima in aumento dell’1,1% e la seconda del tutto stagnante. Quanto ai canali distributivi, il peso della grande distribuzione organizzata è minimo, a livello nazionale così come in Emilia-Romagna (0,5% di punti vendita). Naturalmente, il numero ridotto dei punti vendita (in rapporto a quelli del canale tradizionale) non toglie il fatto che detenga quote rilevanti del giro d’affari (28% in Regione e 24% a livello nazionale) e in alcuni settori anche maggioritarie.

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