Aumentano le imprese gestite da stranieri, commercio e costruzioni i settori trainanti

Albania, Bangladesh e Romania i Paesi più rappresentati dagli imprenditori, Zambianchi (Camera Commercio): "Gli effetti della pandemia non sono ancora evdidenziabili in termini di dinamica demografica"

Al 30 giugno 2020 nel sistema aggregato Romagna (Forlì-Cesena e Rimini) si contano 7.957 imprese straniere attive, che costituiscono l’11,3% del totale delle imprese attive (12,5% in Emilia-Romagna e 10,8% in Italia); nel confronto con il 30 giugno 2019, si riscontra un aumento delle imprese straniere del 2,2%, in linea con la variazione regionale (+2,3%) e superiore all’incremento nazionale (+1,9%). I principali settori economici risultano, nell’ordine: Costruzioni (33,5% delle imprese straniere), Commercio (30,6%), Alloggio e ristorazione (9,1%), Industria  Manifatturiera (7,4%), Altre attività di servizi (prevalentemente servizi alle persone) (4,8%), Trasporti (3,4%) e Noleggio, agenzie viaggio e servizi alle imprese (3,4%). In termini di variazione annua si registra un aumento nelle Costruzioni (+2,4%), nel Commercio (+1,5%), nell’Alloggio e ristorazione (+2,0%), nelle Altre attività di servizi (+8,2%) e nel settore Noleggio, agenzie viaggio e servizi alle imprese (+5,5%); diminuzioni si riscontrano, invece, nel Manifatturiero (-1,0%) e nei Trasporti (-0,7%).

Le imprese straniere con la maggior incidenza percentuale sul totale delle imprese attive appartengono ai settori Costruzioni (25,6%), Commercio (14,6%), Noleggio, agenzie viaggio e servizi alle imprese (12,9%), Trasporti (12,1%), Altre attività di servizi (11,6%), Industria  Manifatturiera (9,9%) e Alloggio e ristorazione (9,8%). Riguardo alla natura giuridica la maggior parte delle imprese straniere sono imprese individuali (80,7% del totale), alle quali seguono, ben distanziate, le società di capitale (11,6%) e le società di persone (7,1%), nel confronto con l’anno precedente crescono tutte e tre le forme giuridiche, in particolar modo le società di capitale (+9,9%).

"La crisi dei sistema imprenditoriale, causata dalla pandemia in atto, ha avuto effetti diffusi su tutte le tipologie di imprese comprese quelle cd. “straniere”. Effetti che però per il momento non sono ancora evdidenziabili in termini di dinamica demografica- dichiara Alberto Zambianchi, Presidente della Camera di commercio della Romagna -. In proposito, occorre considerare questo incremento un fenomeno sociale significativo e positivo. Innanzi tutto, tale fenomeno esprime l'attrattività dei territori e la capacità di produrre ricchezza e valori. Inoltre, le imprese guidate da stranieri rappresentano, non solo un fattore di benessere economico e sociale per le famiglie di provenienza, ma sono anche un fattore di integrazione importante, con ricadute economiche e sociali positive. È necessario, però, che la propensione imprenditoriale dei cittadini stranieri sia opportunamente guitata e accompagnata da politiche idonee a consentirne lo sviluppo in un contesto di integrazione, legalità e trasparenza".

  Al 30 giugno 2020 in provincia di Rimini si contano 4.341 imprese straniere attive, che costituiscono il 12,7% delle imprese attive provinciali (12,5% in Emilia-Romagna e 10,8% in Italia); nel confronto con il 30 giugno 2019, si riscontra un aumento delle imprese straniere dell’1,8%, inferiore all’incremento regionale (+2,3%) e in linea con la variazione nazionale (+1,9%). I principali settori economici risultano il Commercio (34,3% delle imprese straniere), le Costruzioni (30,4%), l’Alloggio e ristorazione (10,4%), l’Industria Manifatturiera (5,2%), le Altre attività di servizi (prevalentemente servizi alle persone) (4,3%) e Noleggio, agenzie viaggio e servizi alle imprese (3,9%). Rispetto al 30/06/19 crescono le imprese straniere di tutti i principali settori: Commercio (+1,4%), Costruzioni (+1,9%), Alloggio e ristorazione (+1,6%), Manifatturiero (+0,9%), Altre attività di servizi (+6,2%) e Noleggio, agenzie viaggio e servizi alle imprese (+1,8%).

I settori con la più alta incidenza percentuale delle imprese straniere sul totale delle imprese attive sono i seguenti: Costruzioni (27,3%), Commercio (17,2%), Noleggio, agenzie viaggio e servizi alle imprese (15,0%), Trasporti (13,9%), Altre attività di servizi (12,6%) e Alloggio e ristorazione (9,7%). Riguardo alla natura giuridica delle imprese straniere prevalgono nettamente le imprese individuali (77,9% del totale), seguite, a distanza, dalle società di capitale (13,7%) e società di persone (7,6%); in termini di variazione annua crescono sia le imprese individuali (+0,8%), sia, soprattutto, le società di capitale (+10,6%) mentre calano le società di persone (-1,2%).

In un contesto di analisi territoriale, poi, si evidenzia come più della metà delle imprese straniere provinciali si trova nel comune di Rimini (56,1%), classificato come “Grande centro urbano”; buona anche la presenza nei comuni di Riccione (9,9%), Bellaria Igea Marina (6,4%), Santarcangelo di Romagna (3,8%) e Coriano (1,5%), ossia nei cosiddetti “Comuni di cintura” (totale 21,6%), e di Cattolica (5,0%), Misano Adriatico (3,4%) e San Giovanni in Marignano (1,8%) (”area del Basso Conca”, totale 10,2%). A questi vanno aggiunti i comuni di Morciano di Romagna (2,0%), Montescudo-Monte Colombo (1,4%) e San Clemente (1,3%) (tutti e tre della Valconca), Verucchio (2,1%) e Novafeltria (1,3%) (entrambi della Valmarecchia).

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I comuni con la più alta incidenza percentuale delle imprese straniere sul totale delle imprese attive sono Rimini (16,3%), Montescudo-Monte Colombo (13,2%), Morciano di Romagna (12,6%), San Clemente (12,5%), Bellaria Igea Marina (12,4%) e Verucchio (12,2%). In merito, infine, alle nazionalità, Albania (653 imprese), Bangladesh (364), Romania (356), Cina (308) e Marocco (154) rappresentano i principali Paesi di provenienza degli imprenditori esteri, raggiungendo il 54,3% del totale straniero. Da evidenziare come più della metà delle imprese albanesi e rumene appartengano al settore edile (rispettivamente, 68,1% e 64,6%) e delle imprese bengalesi e marocchine al commercio (nell’ordine, 91,2% e 51,9%). Maggiore equidistribuzione, invece, per le imprese cinesi, dove non vi è un settore che assorbe la metà delle stesse; nel dettaglio, il 44,2% sono attive nel commercio, il 26,0% nel manifatturiero, il 15,9% nei servizi alle persone e il 12,0% nella ristorazione.

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