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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Economia

Leggero aumento delle vendite, nel terzo trimestre +2,1% rispetto al 2020

Indagine di Camere di commercio e Unioncamere. Iper, super e grandi magazzini confermano dei dati in crescita

Le vendite di fine stagione sono una'opportunità per i consumatori a caccia dell’affare e una risposta dei commercianti alle esigenze di contenimento dell’inflazione con l’auspicio che possano aiutare a trovare la stabilità di cui hanno bisogno. I saldi possono rappresentare una possibile boccata di ossigeno, dopo le limitazioni alle attività imposte dalle misure anti-Covid 19, con un clima di incertezza ancora non superato.

In attesa dello sviluppo della situazione, è interessante guardare gli ultimi dati disponibili dell’indagine congiunturale realizzata da Camere di commercio e Unioncamere Emilia-Romagna e relativa al periodo luglio-settembre, in cui, nel confronto con il terzo trimestre 2020, si osserva un rafforzamento della tendenza positiva delle vendite (+2,1 per cento). Il recupero è stato parziale, ma ha permesso di avvicinare il livello delle vendite del terzo trimestre 2019, superiore a quello del periodo luglio-settembre 2021 in esame dello 0,3 per cento.

L’andamento complessivo

La diffusione della tendenza positiva emerge chiaramente dai giudizi delle imprese. E’ risalito il numero delle aziende che ha giudicato le vendite stabili dal 22,4 al 28,8 per cento, mentre la quota delle imprese che ne ha rilevato un calo tendenziale è rimasta sostanzialmente invariata, passando al 26,7 dal 26 per cento. Il saldo tra le quote delle imprese che rilevano un aumento delle vendite o una diminuzione tendenziale è, quindi, risultato più contenuto scendendo a +17,9 da +25,6 punti.

Grazie anche all’effetto della stagionalità, c’è stato un sensibile miglioramento delle attese sull’andamento delle vendite. Con il progredire della diffusione della vaccinazione, si è ampliata la quota percentuale delle imprese che si attendono un aumento del fatturato nel corso del quarto trimestre 2021 che si è appena concluso (al 35,6 dal 28,7 per cento), ed è scesa la quota delle imprese che temono una riduzione delle vendite (al 13,5 dal 18,1 per cento). Gli effetti della pandemia hanno decisamente accelerato i processi di cambiamento che da anni caratterizzano il settore del commercio e i comportamenti dei consumatori, con ricadute immediate sui risultati economici delle imprese.

Le tipologie nel dettaglio

Nel trimestre in esame la ripresa delle vendite ha finalmente interessato tutte le tipologie del dettaglio, leggermente trainato dalla ripartenza dei consumi non alimentari precedentemente dilazionati dalla pandemia. Le vendite dello specializzato alimentare sono aumentate dell’1,8 per cento, con ciò superando il livello dello stesso trimestre del 2019 (+0,7 per cento). Il dettaglio specializzato non alimentare ha beneficiato di un ulteriore recupero delle vendite (+2,4 per cento), comunque parziale tanto che le stesse sono ancora risultate al di sotto del livello del medesimo trimestre del 2019 (-2,3 per cento). Iper, super e grandi magazzini hanno beneficiato della situazione durante la pandemia, (+1,6 per cento), favoriti dal cambiamento delle abitudini dei consumatori e dalla possibilità di darsi diverse forme di organizzazione, capitalizzando una fase di aumento ininterrotto da dieci trimestri, tanto che le vendite correnti sono risultate superiori a quelle dello stesso periodo del 2019 del 5,1 per cento. Le aspettative restano tuttora orientate favorevolmente tanto che per loro il saldo dei giudizi sulle vendite attese è salito a quota 58,3.

La dimensione delle imprese

I dati trimestrali non mostrano alcuna correlazione dell’andamento delle vendite con la dimensione aziendale. La ripresa delle vendite non mostra in pratica differenze di intensità rilevanti tra le classi dimensionali delle imprese. Le vendite della piccola distribuzione, da 1 a 5 addetti, sono aumentate del 2,0 per cento, quelle delle imprese di media dimensione da 6 a 19 addetti del 2,4 per cento e anche le vendite delle imprese di maggiore dimensione, con almeno 20 addetti, sono salite del 2,2 per cento. Diverso il caso se si considera lo stato del livello attuale delle vendite rispetto a quello dello stesso trimestre del 2019, che mostra una chiara correlazione positiva con la dimensione di impresa.

Le vendite correnti della piccola distribuzione risultano ancora inferiori a quelle del 2019 (-2,0 per cento), così come anche quelle della media dimensione (-1,9 per cento). Al contrario le imprese di maggiore dimensione hanno meglio resistito durante la fase dura della pandemia grazie alla possibilità di darsi diverse forme di organizzazione e nel trimestre in esame sono riuscite a effettuare vendite superiori a quelle dello stesso periodo del 2019 (+2,1 per cento).

Il registro delle imprese

Le imprese attive nel commercio al dettaglio erano 42.986 al 30 settembre 2021. Rispetto a un anno prima la consistenza è aumentata dello 0,4 per cento (+165 unità). Gli effetti delle misure di sostegno a favore delle attività introdotte a seguito della pandemia hanno condotto prima a un progressivo rallentamento della tendenza negativa alla riduzione della base imprenditoriale, poi a una sua inversione in positivo e a un rafforzamento della crescita nel trimestre in esame. L’andamento è risultato questa volta sensibilmente migliore di quello a livello nazionale che ha visto restringersi nuovamente la base imprenditoriale del settore (-0,2 per cento).

La variazione rilevata in ambito regionale continua a essere frutto della composizione tra due tendenze. La prima è data da un vasto movimento negativo, originato da una veloce e ampia diminuzione delle società di persone (-2,4 per cento, -207 unità). La seconda è positiva, costituita soprattutto da un incremento delle società di capitale (+6,3 per cento, +304 unità). A fronte delle prospettive di ripresa post pandemia anche la tendenza alla riduzione delle ditte individuali si è invertita e nel trimestre in esame ha trovato conferma la crescita (+71 unità, +0,2 per cento), forse anche per l’aumento delle imprese marginali che operano come forma di auto impiego. Invece l’insieme molto meno numeroso delle cooperative e dei consorzi è risultato in flessione (-1,5 per cento).

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