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Carim, la ricapitalizzazione si ferma a 75 milioni: il futuro è un rebus

I commissari nominati da Bankitalia continuano a guidare lo storico istituo bancario riminese, la cui ricapitalizzazione non è andata a buon fine non avendo raggiunto l'obiettivo dei 104 milioni di euro di raccolta

E' avvolto nell'incertezza il futuro della Cassa di risparmio di Rimini. Lo storico istituto bancario della capitale della Riviera, è gestito da due commissari fin dal 29 settembre del 2010, a causa di un pesante dissesto finanziario, dovevano mollare il timone il 24 aprile scorso, ma sono ancora lì.

Perchè? Probabilmente perchè la ricapitalizzazione da 104 milioni di euro richiesti da Banca d'Italia (che ha nominato i due commissari) non è arrivata al traguardo, fermandosi a quota 75,15 milioni di euro. Certamente un bel gruzzoletto, ma di quasi trenta milioni inferiore rispetto a quanto richeisto. Per colmare questo gap si era parlato di un prestito obbligazionario che però sarebbe saltato per effetto delle non necessarie garanzie in grado di consentire l'emissione di un tale prestito.

A far riflettere la scarsa risposta alla ricapitalizzazione da parte dei 7072 soci che dovevano rispondere all'appello, che ha trovato riscontro positivo solo in 1752 degli aventi diritto. Anche nel mondo economico riminese sono mancati gli interventi delle imprese più strutturate, mentre l'impegno degli enti locali e delle piccole attività economiche è stato intenso.

A questa anomalia dedica un approfondimento il quotidiano on-line "Linkiesta", che ha interpellato anche Alessandro Berti, professore riminese di economia degli intermediari finanziari all’Università di Urbino. Il quale va giù pari quando si tratta di analizzare il perchè di questo traguardo mancato: "Si è raccolto quel che la Fondazione ha seminato, andando a chiedere in maniera del tutto irrituale a destra e a manca di aderire alla ricapitalizzazione senza uno straccio di piano industriale in mano, senza un’idea di alleanza con la Cassa di risparmio di Cesena o con la Banca delle Marche…".

Per il futuro dell'istituto riminese si apre ora una fase difficile, in cui fondamentale sarà capire come uscire da questa situazione di stallo e assicurare un prosegue dell'attività sul territorio, in particolare nel complesso risiko delle alleanze bancarie tra istituti locali romagnoli e marchigiani (Banca Marche e Cassa di Cesena, ma anche - perchè no - Cassa di Ravenna).
 

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