"Casa e città possono essere il volano della ripresa economica"

Si è aperto giovedì a Riccione "Costruire una rete per il diritto alla casa". il 7° Congresso nazionale del Sicet, il sindacato inquilini della Cisl

Si è aperto giovedì a Riccione “Costruire una rete per il diritto alla casa”. il 7° Congresso nazionale del Sicet, il sindacato inquilini della Cisl. Il congresso ha riconfermato quale segretario generale Sicet il lombardo Guido Piran: «Il Sicet riparte dagli impegni assunti dal Congresso – afferma Piran –. In particolare affrontare in termini immediati, a partire dal territorio, la sostenibilità dei canoni di locazione per la gente che ha difficoltà di reddito e l’inizio di un confronto con il Governo perché tra gli ammortizzatori sociali sia previsto anche uno stanziamento adeguato per il fondo di sostegno all’affitto (già previsto dalla legge) e che si comincino a discutere i temi della riforma dell’edilizia residenziale pubblica e della legge sugli affitti privati».
 
Il congresso ha eletto quali segretari nazionali Massimo Petterlin e Ciro Grillo, e ha approvato all’unanimità il documento finale, che mette in primo piano la tutela sugli sfratti e il sostegno pubblico dell’accesso alla locazione. Il documento precisa che «Il Congresso considera necessarie una proposta e una iniziativa del Sicet verso il Governo e il Parlamento, fondate su alcuni Obiettivi di politica nazionale per la casa». Oltre ai già citati tutela sugli sfratti e sostegno pubblico dell’accesso alla locazione, gli obiettivi riguardano «il Piano per l’Erp e la legge-quadro sul welfare abitativo, la riforma della legge n. 431/1978, la legge urbanistica di indirizzo nazionale». Per quanto riguarda le “Linee d’azione a livello di regione e di territorio” il Sicet evidenzia la necessità di «una leva urbanistica per l’abitare sociale, la salvaguardia del servizio e del patrimonio di Erp, il recupero degli alloggi pubblici e privati sfitti o inoccupati».

Tutti i relatori hanno evidenziato la drammatica situazione italiana, con l’emergenza abitativa, la mancanza di investimenti per gli affitti a prezzo calmierato e la progressiva eliminazione della protezione per i ceti più deboli riguardo la casa. La tavola rotonda che ha inaugurato il congresso, “Offerta abitativa pubblica in Europa: modelli a confronto”, ha preso il via con la relazione di Massimo Petterlin, segretario nazionale Sicet e componente del Board of IUT, che ha sottolineato come siano 15 milioni gli italiani che si trovano in situazione di disagio economico e abitativo. Un problema non solo italiano, che riguarda gran parte dell’Europa mediterranea e dei Paesi dell’Est.

Confrontando la situazione italiana con quella di Paesi come la Germania e la Francia, si nota come in queste nazioni la spesa per il welfare sia notevolmente più alta rispetto a quella del nostro paese: 262 mila euro pro capite in Francia, 184 mila in Germania, solo 6 mila in Italia. Ricordando che nella spesa per il welfare è compresa quella per casa, disoccupazione, povertà, previdenza, sanità, infanzia, ecc. (fonte Cergas-Bocconi). Esaminando in particolare lo stato dell’housing sociale in Europa, su una media del 2,3%, l’Italia spende lo 0,1, a fronte del 2,2 di Germania e Grecia, del 2,7 della Francia e del 5,6 del Regno Unito.

Altri dati mostrano come in Italia (situazione condivisa da Belgio e Irlanda) vi siano molte case di proprietà, e la spesa per l’affitto pubblico sia molto debole, dato che incide tra lo 0,2 e l’1% sul Pil. Molto interessanti ed efficaci gli esempi di sinergie in alcuni paesi europei. In Austria, ad esempio, a Vienna in particolare, una legge nazionale impone ai costruttori che il 30% del costruito sia destinato all’edilizia sociale. Per quanto riguarda l’Olanda, è assai significativo che l’art. 22 della Costituzione di questo paese indichi il “diritto ad abitazioni adeguate”. Da segnalare che in Olanda il 75% delle abitazioni è in locazione, di cui il 32% locazione pubblica.

La realizzazione e l’assegnazione degli alloggi in affitto a prezzi accessibili non è in mano allo Stato, ma è affidata ad associazioni e fondazioni. Oltre a Petterlin, alla tavola rotonda hanno partecipato Emidio Ettore Isacchini (presidente nazionale Federcasa), Daniele Barbieri (segretario generale Sunia), Augusto Pascucci (presidente Uniat Uil).

Al termine della tavola rotonda, il microfono è passato a Guido Piran, segretario generale Sicet, che nella sua relazione ha evidenziato come sia necessario «un piano che coniughi coesione sociale, economica e territoriale a partire dall’edilizia residenziale pubblica, dalla riqualificazione delle città, dalla salvaguardia del paesaggio naturale e urbano, dall’efficienza energetica, dalla messa in sicurezza del territorio e del patrimonio urbanistico e abitativo nelle aree a rischio sismico e idrogeologico». Fondamentale anche «una legge quadro per il welfare abitativo».

Piran ha sottolineato come casa e città possano essere il volano per il rilancio dell’economia e del Paese, ma solo «se cambia la prospettiva delle politiche d’investimento e dell’offerta». Sono dunque necessari «massicci investimenti nei piani di edilizia pubblica», con una «sensibile riduzione dei livelli di rendita e di profittabilità». A fronte della mancanza di risorse, il segretario generale del Sicet rileva che

«Il settore delle costruzioni potrebbe trovare la liquidità necessaria tramite l’immissione sul mercato del social housing della produzione invenduta, anche se a prezzi notevolmente ridimensionati rispetto alle pretese iniziali. Il governo interverrebbe sulle banche creditrici con qualche misura per facilitare l’operazione. Recuperata almeno in parte la liquidità, agli operatori non resta che spostare la filiera produttiva su offerte abitative accessibili alle disponibilità economiche attuali, sulla riqualificazione urbanistica, edilizia ed energetica dell’esistente e sulla rigenerazione urbana».

Va inoltre previsto un «fondo permanente per le politiche abitative», mentre «un’ulteriore fonte di finanziamento dovrebbe provenire dalla Cassa depositi e prestiti quale finanziatore a tassi agevolati di progetti speciali realizzati da operatori no profit, enti pubblici, gestori di Erp che prevedano rilevanti quote di alloggi pubblici a canone sociale».

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