Confesercenti: "Piccole e medie imprese sempre più in difficoltà"

L’Assemblea è stata l’occasione per fare il punto sulla situazione di difficoltà in cui versano le piccole e medie imprese a conclusione di un anno tra i più difficili degli ultimi anni per l’economia del nostro Paese

Si è svolta martedì pomeriggio l’Assemblea regionale annuale della Confesercenti. Presenti il presidente nazionale Confesercenti Marco Venturi, il presidente e il direttore della Confesercenti Emilia Romagna Roberto Manzoni e Stefano Bollettinari, e l’assessore regionale al Turismo e al Commercio Maurizio Melucci. L’Assemblea è stata l’occasione per fare il punto sulla situazione di difficoltà in cui versano le piccole e medie imprese a conclusione di un anno tra i più difficili degli ultimi anni per l’economia del nostro Paese (in allegato alcuni dati relativi alle imprese iscritte e cessate nella nostra regione e in ciascuna provincia).

Le cause del protrarsi delle difficoltà per l’economia delle piccole e medie imprese, in particolare di quelle colpite dal terremoto del maggio scorso, sono state sintetizzate dal presidente della Confesercenti E.R. Roberto Manzoni, nel “protrarsi della crisi in un tempo che non era stato previsto, nella pressione fiscale, e nella mancata semplificazione che contribuisce soltanto  ad aumentare i costi delle imprese e a non produrre nessun beneficio al sistema. Fiscalità e semplificazione sono esigenze emerse in modo prepotente anche in questo periodo travagliato del post terremoto; le zone della nostra regione colpite dal sisma hanno reagito con dignità e grande spirito d’iniziativa, in un movimento di solidarietà operativa che ha accomunato cittadini, imprese e istituzioni. Una scarsa sensibilità e consapevolezza a livello centrale dell’importanza che hanno queste tematiche per le popolazioni coinvolte e l’economia di quelle zone sta determinando una situazione pericolosa, con la messa a disposizione di risorse solo virtuali e il proliferare di complicazioni. Occorre, dunque, moltiplicare le energie da parte di tutti e fare in modo che in quelle zone arrivi esattamente quello che serve per rimettere in moto un’area produttiva e di servizi che ha pochi eguali in Italia e che è indispensabile per l’assetto non solo economico ma anche sociale del nostro territorio regionale. Ai problemi collegati al sisma e alla crisi si aggiungono purtroppo, quelli di carattere strutturale: la mancanza di un sistema di infrastrutture più efficacie, la difficoltà di accesso al credito per le imprese, l’individuazione di modalità di formazione e crescita professionale più flessibile e meno burocratica”.

“Il saldo negativo di oltre 1.700 imprese tra iscritte e cessate al 30 settembre di quest’anno – afferma Stefano Bollettinari, direttore Confesercenti Emilia Romagna – registra purtroppo il progressivo impoverimento (accelerato dalla lunga crisi in atto) del tessuto commerciale, a livello regionale, soprattutto per quanto riguarda le piccole imprese commerciali, che hanno rappresentato per parecchi decenni un baluardo sociale e occupazionale per la tenuta dei diversi ambiti territoriali. Oltre a un contesto economico generale che torni ad essere dinamico in fatto di consumi, per migliorare la situazione occorre il rafforzamento di misure specifiche che accompagnino i piccoli operatori sulla strada dell’innovazione come, formazione, credito, assistenza tecnica, nuovi modelli di governance delle aree commerciali e interventi straordinari di natura infrastrutturale sull’accessibilità, mobilità e trasporti pubblici nelle città e nelle aree urbane”.

Come ha sottolineato il presidente nazionale della Confesercenti, Marco Venturi nel suo intervento: “Il 2012 si conclude in modo purtroppo molto  negativo per l’economia, le famiglie e le imprese. Il Governo Monti, fuori dai vecchi schemi politici, ha tamponato una situazione già drammatica; ma non ha avuto la forza di affondare la spada nel magma della spesa pubblica per trovare le risorse necessarie ad abbattere una pressione fiscale ormai insostenibile e creare le condizioni per nuovi investimenti. È mancato l’indispensabile passaggio da una politica quasi tutta concentrata sulle entrate, ad un’altra finalizzata a tagliare la spesa corrente e razionalizzare il tessuto istituzionale. Solo se si tagliasse il 10% della spesa corrente stimata a 410 miliardi, si potrebbero recuperare circa 41 miliardi e ridurre di 2,5 punti la pressione fiscale che comunque rimarrebbe superiore a quella media europea. La recessione può regredire solo se le politiche economiche da mettere in campo porranno al centro degli obiettivi in modo credibile la crescita ed un reale sostegno alle imprese, in particolare alle Pmi che restano centrali per creare nuovamente posti di lavoro e  sviluppo.”
 

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