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Crisi economica, Confcommercio: "Non c'è liquidità e in tanti non coprono più i costi vivi"

Il presidente Indino: "Abbiamo chiesto alle istituzioni nuove moratorie sui finanziamenti e l’estensione della garanzia pubblica almeno a 15 anni"

La crisi economica non dà respiro agli imprenditori e sulla situazione interviene Gianni Indino, presidente Confcommercio provincia di Rimini. "In attesa di poter ricominciare presto a lavorare con continuità, il problema maggiormente sentito dalle imprese in questo momento è la mancanza di liquidità. Ferme da mesi – spiega Indino - o nella migliore delle ipotesi aperte a singhiozzo, fanno i conti con fatturati crollati al tappeto e spese correnti sempre attive: le aziende adesso hanno assolutamente bisogno di essere sostenute economicamente per sopravvivere ed essere in grado di ripartire appena possibile. In questi lunghi mesi abbiamo ottemperato al ruolo di associazione stando al fianco delle aziende e abbiamo raccolto la loro disperazione nel cercare di sopravvivere a questo enorme scoglio. In tanti ci hanno documentato di non riuscire più a sostenere i costi vivi, altri di avere utilizzato i prestiti per adeguare o rinnovare le imprese e di non sapere come pagare le rate di prestiti ottenuti non più di un anno fa".

Prosegue Indino: "I commercianti al dettaglio, l’abbigliamento, i bar, i pub, i ristoranti, oppure se vogliamo fare un esempio su tutti, il Cocoricò che ha investito per riproporsi sul mercato e deve pagare le rate senza avere nel frattempo incassato un euro. La situazione è grave ed ha evidenti e rilevanti impatti economici e sociali. Con queste premesse come Confcommercio, insieme ad ABI e alle più importanti associazioni di categoria del nostro Paese, abbiamo inviato nei giorni scorsi due lettere al governo italiano e alle istituzioni europee, chiedendo di intervenire subito a sostegno delle imprese. In tema di liquidità, è stato richiesto che le banche possano accordare alle imprese e alle famiglie nuove moratorie di pagamento dei finanziamenti e prorogare le moratorie in essere, senza l’obbligo di classificazione del debitore in “forborne” o, addirittura, in “default” secondo la regolamentazione europea in materia, riattivando la flessibilità che l’Eba aveva concesso alle banche europee all’inizio della crisi economica".

Incalza il presidente: "Ritenendo poi estremamente stringente il limite di 6 anni come garanzia sui prestiti, valutiamo fondamentale estendere questa garanzia pubblica a non meno di 15 anni, per consentire alle imprese di diluire il proprio impegno finanziario su un arco temporale più lungo, avendo a disposizione maggiori risorse per affrontare con successo la fase della ripresa. Vanno dunque favorite le operazioni di ridefinizione della durata dei finanziamenti in essere con copertura degli eventuali maggiori oneri per le imprese mediante adeguati contributi in conto capitale ammissibili secondo la disciplina del Temporary framework. Fider, nostro confidi di riferimento, ha predisposto azioni mirate per la rinegoziazione dei debiti in essere delle Pmi. L’eccezionale severità della crisi richiede di intervenire con tempestività e pragmatismo per limitare le negative conseguenze economiche e sociali che già stanno affiorando in numerosi settori dell’economia. Non vogliamo che rimanga indietro nessuno, ma per riuscirci abbiamo assolutamente bisogno che i legislatori ci stiano al fianco e sappiano cogliere gli input di chi fa impresa ogni giorno e ne conosce bene le esigenze".

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