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Crisi: peggiora il saldo tra attività cessate e nuove aperture

Nel periodo luglio/settembre è infatti negativo il saldo tra attività cessate e nuove aperture nei tre settori numericamente più consistenti delle rete imprenditoriale locale

Dall’analisi statistica del terzo trimestre 2012 relativa alle imprese attive e cessate sul territorio provinciale di Rimini, cominciano ad emergere più nitidamente i segni della crisi economica, riversatasi su consumi, abitudini e politiche degli Enti pubblici. E' quanto emerge dai dati di  Infocamere Movimprese elaborati dall'Ufficio Statistica della Provincia di Rimini.

Nel periodo luglio/settembre è infatti negativo il saldo tra attività cessate e nuove aperture nei tre settori numericamente più consistenti delle rete imprenditoriale locale: costruzioni (65 iscritte e 113 cessate); commercio all’ingrosso e al dettaglio (77 iscritte e 126 cessate); attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (23 iscritte e 31 cessate). Restano positivi i saldi sul raffronto con il terzo trimestre 2011 e da inizio anno: + 13 imprese (36.138 contro 36.125, + 0,04%) tra i due trimestri e + 189 imprese (36.138 contro 35.949, + 0,53%) nella variazione sui 9 mesi.

 “Sono numeri che hanno bisogno di una lettura articolata - dichiara l’Assessore alle Attività economiche della Provincia di Rimini, Juri Magrini -. Da una parte è evidente come essi confermino, pur in una fase in cui la crisi si è abbattuta come un maglio sui consumi con riverbero gravissimo per le imprese, l’estrema dinamicità del tessuto economico locale. La caratteristica del turnover spinto tra cessazioni e aperture rimane intatta e, almeno per il totale, consente apparentemente di registrare un segno positivo. Questo dato potrebbe essere letto come resistenza per ora solida del sistema imprenditoriale riminese all’aggressione brutale della congiuntura negativa.

"Ma credo più utile sottolineare un altro aspetto, che risalta nei numeri parziali del terzo trimestre 2012. Comincia a farsi sensibilmente più evidente lo scostamento tra nuove e cessate attività, con saldi negativi crescenti. Non si può non cogliere questo elemento, risaltante soprattutto sul versante del commercio e dell’edilizia, e che in qualche modo sostanzia le valutazioni empiriche circa l’aumento negli ultimi mesi dei cartelli di ‘cessata attività’ o ‘affittasi negozio’. La rete commerciale italiana sta soffrendo enormemente la crisi economica, sul territorio riminese in combinato disposto con un altro letale problema: gli affitti fuori da ogni logica di mercato e di contesto", continua l'assessore.

"Oggettivamente il calo dei consumi rende di fatto non più resistibile la vita di un’attività commerciale che, in zone di pregio delle realtà urbane, può arrivare a pagare 8/10 mila euro al mese di affitto: un ‘caso di scuola’ in cui la cultura della rendita immobiliare uccide piccole e medie attività, trascinando con sè centri storici e pezzi di città - aggiunge Magrini -. Mettere un freno a tutto questo è possibile? Sino a un lustro fa, anche a Rimini venivano ipotizzati incentivi economici (contributi), fiscali e tributari (esenzioni e agevolazioni per TIA, tassa occupazione suolo pubblico etc.) ai proprietari di immobili che affittavano ad attività commercial"i.

Conclude l'assessore: "Un approccio di fatto oggi di difficile attuazione vista la situazione di cassa di ogni Ente pubblico sul territorio. Forse bisognerebbe pensare a un’altra leva, e cioè elevare al massimo consentito i tributi e le tariffe per gli immobili a destinazione commerciale che rimangono sfitti. Una riflessione, in tempi rapidi, va comunque messa in campo perché credo di non sbagliare se dico che a fine anno le stesse statistiche fotograferanno un panorama aggravato”.

 

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