Crisi, prospettive negative per il 2013: crolla la fiducia tra gli imprenditori

E' quanto emerge dai dati relativi al secondo semestre del 2012 rilevati da TrendER, l'Osservatorio congiunturale della micro e piccola impresa (da 1 a 19 addetti) realizzato da Cna Emilia Romagna e Banche di Credito Cooperativo

Una brutta congiuntura quella che ha caratterizzato gli ultimi sei mesi del 2012 con dati che attestano un ulteriore indebolimento rispetto alla fine del 2011. La fase recessiva perdura e si intensifica; tra le micro e piccole imprese si respira un clima di pesante recessione.
E’ quanto emerge dai dati relativi al secondo semestre del 2012 rilevati da TrendER, l’Osservatorio congiunturale della micro e piccola impresa (da 1 a 19 addetti) realizzato da Cna Emilia Romagna e Banche di Credito Cooperativo con la collaborazione scientifica di Istat sui bilanci di 5.040 imprese associate.

I risultati congiunturali di TrendER, insieme ad un sondaggio che ha testato umori e aspettative di un campione di piccoli e medi imprenditori, sono stati presentati questa mattina a Bologna. Ne hanno discusso: l’economista Ilario Favaretto; Marco Ricci Direttore di Istat regionale; Gian Carlo Muzzarelli, Assessore alle attività produttive della Regione Emilia-Romagna; Vincenzo Freni dell’Istituto di ricerche Freni Marketing di Firenze; Gabriele Morelli Segretario CNA Emilia Romagna e Daniele Quadrelli Direttore Generale della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo dell’Emilia Romagna.

Le indicazioni di TrendER: una crisi che non accenna a finire - I dati di fine anno dell’Osservatorio di CNA e BCC, confermano il quadro di difficoltà con cui si era aperto il 2012, caratterizzato nel secondo semestre da un’ulteriore diminuzione tendenziale (-0,6%) del Fatturato totale. Ma tutte le componenti del fatturato sono in calo, in particolare il Fatturato realizzato sui mercati esteri che registrando il secondo consecutivo forte calo tendenziale (-19% nel primo semestre 2012 e ancora -19% nel secondo), ha confermato in modo evidente la perdita di competitività del sistema economico regionale. L’indice del livello del fatturato estero ha raggiunto nel  2012, i livelli più bassi sinora registrati, ben al di sotto di quelli relativi alla prima fase della crisi.

L’incertezza che domina le attività economiche si ripercuote sugli Investimenti che proseguono la loro caduta (-16,9%) e il cui indicatore di livello, fa segnare sia per la prima che per la seconda metà dell’anno, i valori più bassi mai registrati. La dinamica tendenziale delle Voci di costo è negativa per le spese da  retribuzioni che calano ancora (-1,5%), mentre continuano a crescere a ritmo sostenuto le spese per consumi (+6,4%).

“La sistematica crescita delle spese da consumi (energia elettrica, carburanti, gas e acqua, etc.) - spiega l’economista Ilario Favaretto - configura in presenza di fatturato decrescente, una riduzione sistematica della redditività, non compensata dalla modesta riduzione dell’altra principale voce di spesa, quella per retribuzioni, che nel periodo 2009-2012 si è ridotta dell’1,8%, mentre le spese per consumi sono cresciute nello stesso periodo del 24,4% e il fatturato 2012 è rimasto allo stesso basso livello del 2009. Si può, invece, considerare positivamente la ripresa delle spese per formazione (+18,1%) in quanto la formazione di manodopera e imprenditori, assume in questa fase una connotazione di risposta attiva alla crisi”.

Dinamiche settoriali: ancora male manifatturiero e terziario. In fase positiva solo l’alimentare - L’analisi di TrendER per macrosettori mostra come all’andamento negativo del fatturato nella prima parte dell’anno, contribuisca soprattutto la crisi del manifatturiero (-3,9%) mentre si alleggerisce la situazione del terziario, che, pur negativa, passa dal -4% del primo semestre al -1% del secondo. Le costruzioni recuperano solo in piccola parte, compensando un primo semestre in negativo.

Si arresta, infatti, nel secondo semestre 2012 il processo di sistematica diminuzione tendenziale del fatturato che interessa il settore dal 2009: il fatturato complessivo cresce del +3,3% rispetto allo stesso semestre 2011, pur rimanendo l’andamento del settore molto critico. Continua il ridimensionamento degli investimenti, con un forte calo del -17,8%. Ancora in discesa le spese per retribuzioni. Nell’ambito del manifatturiero, prosegue la crisi della meccanica che perde il 3,6%, flessione originata tutta dalla componente conto proprio, mentre il fatturato conto terzi registra una crescita seppur modesta del +1%. In calo anche gli investimenti (-9%). Negativa la dinamica del fatturato anche nel legno mobile, con una pesante diminuzione del fatturato (-11%) e dell’occupazione con un deciso ridimensionamento delle spese per retribuzioni (-16,1%). Prosegue nel sistema moda il deterioramento della domanda: il fatturato registra una diminuzione tendenziale del -10,5%.

Il settore alimentare chiude l’anno con una forte accelerazione nella crescita del fatturato: +24,8% e dopo il ridimensionamento registrato nella prima parte dell’anno, gli investimenti recuperano, segnando un incremento tendenziale del +4,3%. E’ questo l’unico settore che vive una fase decisamente favorevole. La crescita della domanda, è infatti avvalorata oltre che da fatturato e investimenti, anche dalla crescita delle retribuzioni (+25%). I servizi a famiglie e persone registrano un calo del fatturato complessivo del -3%, proseguendo così il ridimensionamento del giro di affari già evidenziato nella prima parte dell’anno e con un deciso calo degli investimenti (-22,6%).

Accresce invece il fatturato complessivo (+3,7%) l’autotrasporto, trainato dalla componente conto terzi (+4,4%) e dalla domanda estera (+10,1%) domanda che, tuttavia, nonostante la ripresa del secondo semestre, è ben lontana dai livelli raggiunti prima della crisi. Per le riparazioni veicoli, si arresta a fine 2012 il processo di dimensionamento del fatturato: dopo tre semestri consecutivi di diminuzione tendenziale, il fatturato cresce del +2,5% trainato dalla componente conto terzi, in aumento del +4,2%. In calo invece gli investimenti: -15,6%.

Dinamiche territoriali: a soffrire di più è Ferrara. In forte recupero Parma e Piacenza - A livello territoriale nel secondo semestre 2012, le aree di crisi sembrano concentrarsi nelle province della Romagna, fatta eccezione per Ravenna, mentre le aree di maggior dinamismo sono quelle più a nord: Piacenza e Parma. Il centro della regione, a forte specializzazione meccanica, risulta in posizione intermedia anche per le dinamiche del fatturato, registrate sostanzialmente stazionarie. In particolare, le dinamiche del fatturato di fine 2012 sono positive per le micro e piccole imprese di sole quattro province su nove.

Tuttavia, per due di queste province, il progresso del fatturato è di lieve entità e inferiore all’1%: è il caso di Modena e Ravenna (rispettivamente +0,8% e +0,9%). Per altre due province invece, il secondo semestre 2012 coincide con un deciso aumento del fatturato complessivo: +3,8% per Parma e +5% per Piacenza. All’opposto, Bologna fa segnare una leggera diminuzione (-0,9%), mentre una decisa caduta tendenziale del fatturato si registra per Forlì-Cesena, Reggio Emilia e Rimini (rispettivamente -2,7%, -2,6% e -2,5%) ma, soprattutto per la provincia di Ferrara (-9,4%).

L'UMORE - La crisi si è ormai cronicizzata. Al momento non si intravedono vie d’uscita e la fiducia crolla ai minimi storici. E’ questo il quadro che emerge dal giudizio degli imprenditori del panel CNA intervistati dall’Istituto Freni di Firenze. Il 78% degli interpellati ritiene che la situazione si sia ulteriormente aggravata rispetto a sei mesi fa e, soprattutto, che si allontanino i tempi della ripresa. Gli imprenditori dell’Emilia Romagna non si fanno davvero molte illusioni: l’anno in corso vedrà un ulteriore accentuarsi della crisi. Le previsioni per i prossimi 6 mesi sono, infatti,  tutte negative.

Esclude qualsiasi prospettiva di ripresa del quadro economico, il 65% degli intervistati. La negatività del sentiment dei piccoli e medi imprenditori si esprime in modo particolarmente pesante per quello che riguarda l’economia nazionale (prevedono un’ulteriore flessione 3 imprenditori su 4) e non sono certo migliori le attese espresse per l’economia regionale. La maggioranza degli intervistati indica anche una prospettiva di flessione dell’attività della propria impresa. Dominano il quadro congiunturale, la scarsità di finanziamenti, il ritardo dei pagamenti da parte dei clienti e la caduta della domanda interna. Si è deteriorata significativamente anche la situazione del costo del lavoro e dei costi finanziari. In questo quadro di estrema incertezza, ha rinunciato ad ogni prospettiva di investimento (nessun investimento nell’arco di 12 mesi) oltre la metà delle imprese. Calano anche i posti di lavoro: 1 impresa su 5 ha ridotto il numero dei propri dipendenti ed il numero degli occupati registra una flessione dell’1,7%.

Una situazione di grave caduta di fiducia e pessimismo tra gli imprenditori. I motivi li spiega Gabriele Morelli, segretario di CNA Emilia Romagna: “I provvedimenti assunti in questo anno sono stati dettati dall’emergenza e dalla gravità della situazione cui il Governo Monti ha dovuto far fronte. Ma alle pesanti misure adottate, non sono stati affiancati provvedimenti in grado di incentivare lavoro e investimenti. Per contro, il prelievo fiscale resta altissimo, cresce l’indebitamento e l’erogazione del credito rimane al di sotto delle necessità. Occorre invertire la rotta; la riduzione dell’imposizione fiscale, incentivi per l’occupazione, più credito e meno caro e alcune riforme per risparmiare denaro e rendere più efficaci le istituzioni, sono indispensabili subito. Agli imprenditori, sempre più depressi e preoccupati dobbiamo ridare motivazioni e fiducia attraverso fatti concreti”. Come se non bastasse, alla crisi economica, si è aggiunta quella politica. Come giudicano gli imprenditori il dopo elezioni e la formazione del nuovo governo? L’esito del voto li ha delusi: “Serviva una maggioranza certa ed un governo di legislatura capace di portare il paese fuori dalla crisi”, questa risulta l’opinione di oltre il 90% degli intervistati. Così non è stato e dalle urne è scaturita una situazione di precarietà, di governabilità fragile che rischia di limitare, magari per veti incrociati, l’assunzione di quei provvedimenti ritenuti indispensabili per impedire il collasso del sistema produttivo. Profondamente insoddisfatti del governo dei tecnici, la gran parte degli imprenditori intervistati ritiene necessario tornare ad un governo politico (nonostante la classe politica sia indicata come poco responsabile). La politica ha molto deluso, ma il “tutti a casa” di Grillo preoccupa: “E’ necessario un cambiamento, dicono, non un azzeramento”.

Alla domanda: “Quanto ritiene verosimile che il nuovo governo Letta possa affrontare in modo efficace nei prossimi 100 giorni i provvedimenti più urgenti per far ripartire il Paese?” La maggioranza degli intervistati ritiene che il cammino di questo governo sia difficile; serve un alto senso di responsabilità. Il governo Letta non viene accreditato come in grado di durare l’intera legislatura. Ma l’auspicio prevalente è che possa resistere almeno 1-2 anni per attuare ciò che ormai non è più rinviabile, e, almeno, varare una nuova legge elettorale: “Data risposta alle urgenze si torni a votare con una nuova legge elettorale”.  Non c’è entusiasmo, ma preso atto dell’impossibilità sancita dal voto di formare un governo di maggioranza, gli imprenditori si adeguano: “Governo delle responsabilità condivise? Diamogli una possibilità”.

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