Imprenditoria, nessun crollo nel 2013: i giovani investono nel centro storico

"Specie negli ultimi mesi, salta altrettanto agli occhi come nuove attività, animate da un’imprenditoria giovane, aprono nelle vie e nei luoghi lievemente decentrati o ubicati lungo percorsi collaterali", osserva Gall

Calano le imprese attive nel riminese. E' quanto si evince dai dati diffusi da Infocamere Movimprese: alla fine del 2013 erano 35.521, mentre nel 2012 erano 35.781 (il saldo negativo di 260 imprese). Leggermente cresciute quelle iscritte (nel 2013 sono 2905, nel 2012 erano 2.851), aumentate, seppur di poco, quelle cessate (3.034 nel 2013, 2.940 nel 2012). I dati testimoniano una sostanziale tenuta laddove in altri territori si assiste ad un vero e proprio crollo.

Tra i settori dell’economia riminese numericamente in maggiore contrazione da un anno all’altro spiccano quelli legati all’agricoltura, dove si è passati dalle 2.929 imprese del 2012 alle 2.771 del 2013, e quello delle costruzioni, passato dalle 5622 imprese attive nel 2012 alle 5.471 del 2013. Sono settori in sofferenza costante dall’inizio della crisi, e ancora tra i più esposti alle dinamiche altalenanti del mercato locale. Il manifatturiero rallenta la sua caduta, ma il saldo è comunque negativo con -51 imprese rispetto al 2012.

Per quanto riguarda il segno più è invece da evidenziare la crescita dei cosiddetti servizi alla persona, passati dalle 1.140 imprese del 2012 alle ben 1.432 del 2013 (+ 292). Una crescita importante e anticiclica, nella quale però è possibile intravedere una potenziale convergenza tra quelle che prima erano posizioni di lavoro dipendente o autonomo le quali, per reinserirsi nel nuovo mondo del lavoro a seguito della chiusura di aziende, si sono trasformate in partite iva e ditte individuali. In leggera crescita il commercio con 9.361 imprese attive rispetto alle 9.355 del 2012, a dimostrazione di un dinamismo che nonostante tutto non cala.

“I dati totali del 2013 - commenta l’Assessore alle Attività produttive della Provincia di Rimini, Fabio Galli – offrono un quadro contrastante. Innanzitutto, nel territorio riminese tra il 2012 e il 2013 statisticamente non è fotografato un crollo delle imprese. Vi sono settori in cui permane la crisi più che in altri, in particolare agricoltura e costruzioni, ma anche altri in crescita, i servizi, o in sostanziale tenuta, il commercio".

Chiosa Galli: "Proprio i dati emersi dal settore dei servizi offrono i maggiori stimoli, si tratta infatti di una realtà in cui sono probabilmente confluiti nuove forme di impiego come le partite iva o le ditte individuali, che progressivamente sostituiscono lavori prima autonomi o dipendenti. Il trend sembra quello in cui al calar delle imprese con molti lavoratori, si aprono imprese individuali. Non so se questo sia un bene o meno, sarebbe in tal senso interessante misurare il Pil del territorio per avere un quadro più preciso".

"Resta il fatto che al mutare del mercato investito dalla crisi economica, cambia anche l’offerta.  Il dato del commercio all’ingrosso e al dettaglio è, in quest’ottica, sintomatico - aggiunge l'assessore -. Abbiamo tutti negli occhi gli avvisi ‘vendesi’ e ‘affittasi attività’ che punteggiano i centri storici anche del Riminese. E’ una situazione reale, preoccupante. Ma, specie negli ultimi mesi, salta altrettanto agli occhi come nuove attività, animate da un’imprenditoria giovane, aprono nelle vie e nei luoghi lievemente decentrati o ubicati lungo percorsi collaterali".

"Questa vivacità spiega, almeno in parte, il saldo positivo di un settore che comunque, a livello numerico e soprattutto di fatturati, rimane tra i più colpiti dalla fase economica generale - conclude Galli -. Tutto ciò premesso, si tratta di numeri inquadrabili in un contesto di crisi strutturale che, per essere aggredita, avrebbe necessità primarie di politiche e strumenti nazionali, per fornire alle amministrazioni locali risorse per intervenire su dinamiche che rischiano, al contrario, di sclerotizzarsi”.

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