Evasione, Fossati (Cisl): "Basta chiacchiere, le imprese si dotino di un codice etico"

Massimo Fossati, segretario provinciale della Cisl di Rimini, sferza il mondo produttivo e sollecita le "associazioni di rappresentanza delle imprese che dovrebbero dotarsi di un codice etico"

Massimo Fossati, segretario provinciale Cisl Rimini

Contro l’evasione fiscale “occorrono iniziative concrete, invece di tante chiacchiere e giustificazioni”. Massimo Fossati, segretario provinciale della Cisl di Rimini, sferza il mondo produttivo e sollecita le “associazioni di rappresentanza delle imprese che dovrebbero dotarsi di un codice etico, che metta fuori dal sistema associativo coloro che tengono comportamenti illegali o, come in questo caso, che non pagano le tasse o non rispettano le regole che devono valere per tutti”.

 

“Se alcuni imprenditori/albergatori, pur di fare profitti, cercano scorciatoie (che poi danneggiano tutto il sistema) affidandosi alla loro furbizia fiscale piuttosto che alla loro capacità di intrapresa – osserva Fossati -, è giusto che, verso di loro, tutto il sistema si responsabilizzi con atti conseguenti.
Certo non è una strada facile, ma forse renderebbe più giustizia ai tanti albergatori e non, che al pari dei lavoratori dipendenti pagano quanto dovuto al fisco”.


“A nessuno piace pagare le tasse, ma esse sono necessarie a sostenere i servizi attivati in molti settori e a beneficio della nostra società – afferma il segretario della Cisl -.  C’è un sentire comune verso questo sistema fiscale ritenuto pesante e ingiusto e che necessita di riforme profonde, come sollecitato da molte parti, ma che nessun Governo di centrosinistra o di centrodestra ha ancora compiutamente impostato in questi anni. Questo sentire è avvertito, in modo particolare, da quanti alla fonte si vedono tolto oltre il 30% della propria busta paga, che sappiamo essere, spesso, assai modesta”.
 
“Vogliamo auspicare che la vera svolta si possa avere con il ripristino della tracciabilità dei pagamenti – chiude Fossati -, che significa mettere in relazione ciò che il cittadino denuncia e ciò che spende durante l’anno. Se questo non si farà, rischieremo che a pagare continueranno a essere solo i soliti noti”.
 

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