Il Covid piega l'economia riminese, la Camera di commercio vede la ripresa dal 2021

A soffrire di più è stato il comparto turistico ma pesanti flessioni anche nell'export e nel numero di start-up innovative

I dati economici più aggiornati relativi al territorio Romagna e alle sue province di riferimento (Forlì-Cesena e Rimini) confermano le prevedibili difficoltà, indotte dalla gravità del quadro generale. Le previsioni per il 2021 sono più positive e il territorio è in grado di reagire grazie alle qualità distintive e di resilienza consolidate. I dati economici più aggiornati, presentati dalla Camera di commercio confermano le criticità che sta attraversando anche il sistema produttivo della Romagna - Forlì-Cesena e Rimini, dovute alla pandemia da Covid-19 e, soprattutto, consentono di capire le asimmetrie di impatto della crisi e il posizionamento del nostro territorio nel panorama regionale e nazionale. Come prevedibile, vista l’eccezionalità e gravità della situazione generale, che ha portato a un blocco - mai sperimentato prima - delle attività produttive, anche nel nostro territorio quasi tutte le variabili e gli indicatori economici sono temporaneamente in terreno negativo. 

A soffrire in modo particolare sono le imprese più piccole e meno strutturate, i settori del turismo, terziario, trasporti e logistica e alcuni importanti mercati di sbocco. Per l’area Romagna, dopo un buon posizionamento a livello nazionale con il quale si era chiuso anche il 2019, i dati del 2020 confermano una diminuzione del valore aggiunto stimata al 10,3%. Complessivamente, considerata la maggiore incidenza del terziario, e in particolare del turismo, che caratterizza i nostri territori, è previsto un calo lievemente più significativo rispetto alla media regionale e nazionale, condizionato dalle maggiori difficoltà del territorio riminese rispetto a quello forlivese e cesenate. Le previsioni per il 2021 sono però positive, di resilienza e di progressivo recupero.

“Si sta chiudendo un anno particolarmente difficile, un anno in cui ci siamo trovati, tutto il mondo si è trovato, a vivere una situazione inimmaginabile, inaspettata e gravissima. La pandemia da Covid-19, ha portato con sé paura, dolore per le troppe morti e, inevitabilmente, una crisi sociale ed economica mai vista prima. I principali indicatori certificano che la situazione attuale è indubbiamente molto complessa, ma certo non senza soluzioni. In questo contingente abbiamo visto anche di che pasta siamo fatti, vediamo ogni giorno persone che reagiscono, imprenditori, che tra mille difficoltà si reinventano, resistono.  – commenta Alberto Zambianchi, presidente della Camera di commercio della Romagna –. Il nostro compito ora, il dovere degli amministratori è quello di guardare al futuro in modo positivo, di riflettere su quanto fatto e quanto, tanto, c’è da fare per la ripartenza. Dalla crisi, nostro malgrado, dobbiamo anche trarre insegnamenti. La pandemia ha portato con sé un’occasione di innovazione “disruptive”, dirompente, obbligandoci a rivoluzionare modelli che credevamo indiscutibili e facendo emergere ulteriori risorse e potenzialità. Un esempio su tutti, il balzo in avanti della digitalizzazione del Paese e delle imprese, ambito in cui l’Italia si trovava in una posizione arretrata rispetto ad altre economie simili. Questo è un cambiamento sociale e culturale, che occorrerà governare, ma è una sfida che possiamo vincere e che potrà incrementare crescita e sviluppo. In questo momento voglio rivolgere un pensiero di gratitudine a tutti gli imprenditori per i loro sforzi e assicurare che la Camera di commercio continuerà a lavorare, a fianco di Istituzioni e Associazioni, per il sostegno e lo sviluppo dell’economia del territorio. L’augurio che rivolgo a tutti noi per il nuovo anno è di potere disporre di cure risolutive contro questo virus e di volontà e capacità di costruire il futuro, con una visione comune di innovazione, resilienza e coesione. E di tornare ad abbracciarci, non solo virtualmente”.

I dati aggiornati sull’economia della provincia di Rimini

La situazione generale - grave e incerta, provocata dal virus pandemico - ha determinato, nel corso del 2020, una forte contrazione dell’economia provinciale: flessione della produzione nel manifatturiero, decremento nelle vendite del commercio al dettaglio, riduzione delle esportazioni, rilevante incremento delle ore di cassa integrazione, crescita sensibile del tasso di disoccupazione e deciso calo del movimento turistico; a ciò si aggiungono le problematiche strutturali e congiunturali del comparto agricolo (aggravate da fenomeni meteorologici avversi). Note positive: la sostanziale stabilità delle localizzazioni e delle imprese attive e un aumento del fatturato nell’edilizia. In tale contesto, buona notizia è la ripresa del credito alle imprese, sostenuta da specifici interventi di garanzia pubblica. Nel complesso, gli scenari Prometeia, aggiornati a ottobre, indicano un lieve aumento del valore aggiunto (in termini reali) per il 2019 dello 0,2% (inferiore a quello medio regionale e nazionale); nel 2020, invece, si prevede un forte calo (-11,1%), indotto dalle dinamiche del Covid-19, superiore alla variazione negativa regionale e nazionale. Per il 2021 è atteso un rimbalzo significativo (+6,4%) ma non sufficiente ad un pieno recupero della crescita persa nel 2020.

Il tessuto imprenditoriale provinciale, al 31/10/2020, è costituito da 34.188 imprese attive (sedi), sostanzialmente stabili rispetto al 31/10/2019 (-0,2%); l’imprenditorialità è molto diffusa: 101 imprese attive ogni mille abitanti (89 in Emilia-Romagna, 85 in Italia). Più della metà (il 52,2% del totale delle imprese attive) sono imprese individuali, mentre le società di capitali, pari al 21,4% del totale, rappresentano una quota progressivamente crescente. Riguardo alla dimensione d’impresa, il 94,1% del sistema imprenditoriale provinciale è costituito da aziende con meno di 10 addetti. In flessione il numero delle imprese artigiane (9.519 unità al 30/9/2020; -0,4% rispetto allo stesso periodo del 2019), così come decresce il numero delle imprese cooperative (278 unità al 31/10/2020; -1,4% annuo). Le start-up innovative al 30/11/2020 risultano 93 (il 9,8% delle start-up regionali), in sensibile diminuzione rispetto a novembre 2019 (-18,4%).

Riguardo ai principali settori, al 31/10/2020 si contano 2.425 imprese agricole attive, in diminuzione del 2,0% rispetto al medesimo periodo del 2019; in lieve flessione anche le imprese del comparto Pesca e acquacoltura (199 unità, -0,5%). Nel mercato ittico all’ingrosso di Rimini, nel periodo gennaio-ottobre 2020, si rileva una flessione delle quantità commercializzate (-26,5% sul medesimo periodo del 2019) e una contrazione del valore del pescato (-25,5% rispetto a gennaio-ottobre 2019).

I dati relativi all’indagine congiunturale Unioncamere Emilia-Romagna, al terzo trimestre 2020, mostrano risultati decisamente negativi per tutti gli indicatori dell’industria manifatturiera: rispetto al terzo trimestre 2019, si assiste ad un sensibile decremento della produzione (-11,5%), del fatturato (-9,3%) e degli ordinativi (-10,2%). La variazione della produzione media degli ultimi 12 mesi (rispetto ai 12 precedenti) è pari al -12,5%. Dal punto di vista strutturale, al 31/10/2020, si rileva una diminuzione tendenziale (-0,7%) della consistenza delle imprese manifatturiere attive, che si attestano sulle 2.526 unità. Per il settore delle costruzioni si riscontra un lieve incremento annuo nel numero delle imprese attive pari allo 0,3% (4.864 al 31/10/2020). In aumento, più deciso, anche il volume d’affari: +7,0% nel terzo trimestre del 2020, rispetto ad analogo periodo del 2019 (fonte: indagine congiunturale di Unioncamere Emilia-Romagna).

Riguardo al commercio al dettaglio, le vendite nel terzo trimestre 2020, rispetto al medesimo periodo del 2019, risultano in diminuzione (-3,6%); ne risentono, riguardo al comparto, sia l’alimentare (-2,8%) sia il non alimentare (-4,8%) e, riguardo alla dimensione, in misura maggiore la piccola e media distribuzione (rispettivamente, -5,3% e -3,5%) e minore la grande distribuzione (-0,8%). In termini di numerosità, invece, risultano in calo le imprese attive del commercio al dettaglio (4.876 aziende al 31/10/2020, -1,7%). Diminuisce, inoltre, anche la consistenza delle imprese nel settore del commercio nel suo complesso (all’ingrosso, al dettaglio e riparazioni autoveicoli), che conta 8.649 imprese al 31/10/2020 (-0,7% rispetto al 31/10/2019).

In sensibile decremento l’export provinciale (1.611 milioni di euro) nei primi nove mesi del 2020: -19,4% la variazione rispetto ad analogo periodo del 2019. Ciò è dovuto alla diminuzione del valore esportato dei principali prodotti, con l’unica eccezione rappresentata dalle bevande, in aumento del 24,7% (3,2% dell’export); in sintesi: -27,3% gli articoli di abbigliamento (17,8% del totale), -16,0% le macchine utensili e per la formatura dei metalli (15,1%), -36,5% le navi e imbarcazioni (9,6%), -7,2% le altre macchine di impiego generale (9,4%), -25,2% gli altri prodotti alimentari (3,7%), -3,9% i materiali da costruzione in terracotta (3,5%), -0,6% gli altri prodotti in metallo (3,3%), -46,8% gli elementi da costruzione in metallo (3,1%) e -27,4% gli apparecchi per uso domestico (2,9%). Decrescono, poi, le esportazioni verso l’Unione Europea (49,0% dell’export): -14,3%, causa le variazioni negative nei mercati di sbocco rappresentati da Francia (-8,1%), Polonia (-25,9%) e Spagna (-25,3%), mentre rimangono sostanzialmente stabili le esportazioni verso la Germania (+0,1%). In diminuzione, del 23,8%, anche l’export verso i Paesi Extra UE (51,0% del totale), complice sia il calo verso gli Stati Uniti (-27,1%, primo Paese mondiale) sia quello verso il Regno Unito (-33,1%).

Le imprese attive dei servizi di alloggio e ristorazione (4.706 unità al 31/10/2020) sono in diminuzione rispetto al 31/10/2019 (-0,9%). I dati provvisori relativi al movimento turistico nel periodo gennaio-settembre 2020, per la provincia di Rimini, registrano una forte diminuzione annua degli arrivi del 43,7% e delle presenze del 43,9%: la clientela straniera è quella che ne risente maggiormente, facendo segnare un -66,1% negli arrivi e un -67,6% nelle presenze, mentre risulta più ridotto il calo del turismo nazionale (-37,6% di arrivi, -36,4% di presenze). Risultato dovuto ad una serie di fattori, tra i quali i principali sono: sospensione della ricettività turistica dal mese di marzo fino a circa la metà di maggio dovuta alle disposizioni di contenimento del Covid-19, riduzione della capacità di spesa degli italiani e diminuzione degli spostamenti per timore del contagio. 

Le imprese attive nel settore “trasporti di merci su strada” sono in flessione del 5,1% su base annua (580 unità al 31/10/2020), analogamente alla dinamica del settore nel suo complesso (944 unità, -3,6%). Decisamente negativi, causa chiusura in diversi periodi dell’anno per emergenza covid-19, i dati sul movimento passeggeri all’aeroporto Fellini di Rimini: -90,1% di arrivi e -89,7% di partenze nel periodo gennaio-ottobre 2020, rispetto al medesimo intervallo del 2019.

I dati ISTAT Forze di lavoro relativi al secondo trimestre 2020 (media annua), rilevano per la provincia di Rimini: un tasso di attività 15-64 anni (71,9%) inferiore al dato regionale (73,7%) ma superiore a quello nazionale (64,6%); un tasso di occupazione 15-64 anni (64,8%) più basso rispetto al dato regionale (69,6%) ma migliore di quello nazionale (58,6%); un tasso di disoccupazione 15 anni e più (9,6%) più alto sia della media regionale (5,3%) sia di quella nazionale (9,0%); un tasso di disoccupazione giovanile 15-24 anni (34,3%) maggiore rispetto a quello dell’Emilia-Romagna (20,6%) e dell’Italia (27,6%). I dati “destagionalizzati” SILER relativi ai rapporti di lavoro dipendente, elaborati dall’Agenzia Regionale per il lavoro dell’Emilia-Romagna, mostrano un saldo occupazionale (differenza tra attivazioni e cessazioni lavorative) negativo per il periodo marzo-giugno 2020 (-7.980 unità) e, complice la ripresa delle attività legate al commercio e al turismo, positivo nel mese di luglio (+3.675 unità).

Nel periodo gennaio-ottobre 2020 risultano autorizzate 16.180.403 ore di Cassa Integrazione Guadagni, con un rilevante incremento, causa disposizioni specifiche Covid-19, rispetto ad analogo periodo 2019 (+1389,1%). In fortissimo aumento il ricorso alla CIG Ordinaria (63,7% della CIG totale), che comprende, nello specifico, le suddette disposizioni, mentre ricompare la CIG in deroga (33,6%) che nel 2019 non era stata prevista. Il 50,1% dello ore totali di CIG autorizzate si ritrova nel settore manifatturiero; a seguire, commercio (20,1%) e costruzioni (8,1%). 

Riguardo all’andamento del credito, al 30 settembre 2020 i prestiti bancari alle imprese, che ammontano a 5,5 miliardi di euro (il 61% del totale clientela), risultano in aumento del 9,1% rispetto al medesimo periodo del 2019: variazione positiva sia per quelli alle imprese medio-grandi (+11,9%) sia per quelli alle piccole imprese (+2,1%). A livello settoriale, si registrano incrementi dei prestiti, in forma decisa, al manifatturiero (+20,0%) e verso il settore dei servizi (+9,0%); calano, invece, i prestiti all’edilizia (-1,2%). In lieve aumento anche il credito erogato alle famiglie (+0,6%). Le sofferenze sui prestiti totali, al secondo trimestre 2020, sono state pari al 5,13% (Emilia-Romagna: 4,43%, Italia: 3,74%), con trend in calo; in diminuzione anche il ritmo di crescita delle nuove sofferenze rilevato in provincia nel terzo trimestre 2020 (+1,5%), che risulta inferiore a quello regionale (+1,9%). 

In relazione al Fondo di Garanzia per le PMI, a seguito dei provvedimenti adottati per fronteggiare la crisi economica fortemente aggravata dall’emergenza sanitaria, nel corso dell’anno è stato registrato un netto aumento delle domande pervenute. Tra il 17 marzo e il primo dicembre, infatti, nella provincia di Rimini sono state registrate 12.111 operazioni di finanziamento (9,6% del totale regionale), di cui il 71,6% riferite ai prestiti entro i 30mila euro, per un importo finanziato pari a 759 milioni di euro (63mila euro come importo finanziato medio). Tali operazioni, che hanno riguardato, grazie al Decreto Liquidità, una platea più ampia di imprese (quelle con meno di 500 addetti), nel periodo considerato sono state pari a 35 ogni 100 imprese attive (32 in Emilia-Romagna, 28 in Italia). Le domande pervenute nell’intero anno 2019 erano state 640.    

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