Imprese, Confindustria Romagna: "Quattro aziende su dieci temono una nuova chiusura". Focus su Rimini

Il presidente Paolo Maggioli: "Le attività hanno reagito, ma c'è incertezza sul futuro": Il focus su Rimini

Le aziende romagnole hanno reagito alla crisi innescata dall'emergenza sanitaria sfruttando lo stop all'attività per "ristrutturarsi e innovarsi dal punto di vista tecnologico e informatico, adattandosi velocemente allo smart working". Ma la situazione resta "complicata", anche per la "mancanza di certezze". E infatti, oltre quattro imprese su 10 temono "una nuova possibile chiusura forzata". Questo il sentiment che emerge dall'indagine flash realizzata da Confindustria Romagna su ripartenza e prospettive autunnali, per un campione del 20% delle aziende iscritte. Tra le azioni messe in campo dalle associate, spiega alla stampa il presidente Paolo Maggioli, il 40% punta sul marketing, oltre il 36% sulla produzione, il 22% su ricerca e sviluppo e il 20% sull'accesso ai finanziamenti statali. Mentre tra le maggiori difficoltà, oltre il 75% segnala la contrazione delle vendite sul mercato interno, il 53% la difficoltà di pagamento dei clienti, il 41% la contrazione dell'export, il 33% i ritardi del Governo sui decreti attuativi. Ancora, quasi sei aziende su 10 trovano difficile accedere alle informazioni e beneficiare dei programmi governativi. Da qui una serie di "misure utili" suggerite per la ripresa, prosegue Maggioli: sblocco dei grandi cantieri, investimenti infrastrutturali, taglio delle imposte, riduzione del cuneo fiscale, riforma della burocrazia e rilancio industriale. "Niente di nuovo", insomma, commenta il presidente, ma "c'è più urgenza". Sul fronte dell'occupazione, aggiunge, si registra una "netta riduzione" del ricorso alla cassa integrazione mentre fino alla fine dell'arrivo il lavoro agile si attesterà sul 10%.

"C'è paura- tira le fila Maggoli- di una situazione non governabile e prevedibile e l'incertezza non è certo amica dell'industria". Di certo, aggiunge, "i dati risentono dell'umore del momento, chiudere il Paese è una cosa abbastanza facile, ora inizia il difficile, farlo ripartire" ed è necessaria una "collaborazione stretta tra imprese, amministrazioni, università scuola e cittadini".

"Per ripartire dobbiamo reagire con determinazione - rimarca -. E dobbiamo farlo tutti, valorizzando una sinergia strategica fra imprese, amministrazioni pubbliche, università e scuole e cittadinanza. Dobbiamo realizzare un nuovo modello che renda la Romagna attrattiva e protagonista ad alti livelli. Non ci stancheremo mai di dirlo, questo territorio ha ottime prospettive di benessere e di sviluppo. Ha un tessuto industriale a 360 gradi, infrastrutture importanti, un’ottima offerta universitaria e un patrimonio storico ed artistico inestimabile. Ma ha anche tante criticità che frenano lo sviluppo. Ha un sistema di mobilità ancora debole: non siamo ancora facilmente accessibili. Si pensi allo stato di E45 ed E55, al bisogno di portare l’alta velocità lungo la dorsale adriatica, che ci auguriamo possa essere fra le iniziative finanziate con il Recovery Fund, con una futura linea alta velocità Trieste-Venezia-Ravenna-Rimini-Ancona-Foggia e Bari che possa essere prolungata anche ad altri capoluoghi del Sud Italia. Abbiamo un modello turistico che ha dettato le linee guida dell’industria dell’ospitalità, ma che oggi è datato e che va reinventato su modelli internazionali. E soprattutto, spesso la Romagna si lascia purtroppo frenare da vecchi schemi campanilistici, oggi più che mai anacronistici ed inaccettabili. Perciò, ci auguriamo che questo rientro possa essere l’inizio di una nuova fase di opportunità e sviluppo e saremo particolarmente determinati per consolidare i nostri punti di forza, ma soprattutto per risolvere le criticità dei nostri territori". 

Il focus su Rimini

"L’economia del territorio si basa su due pilastri: manifatturiero e turismo, settori che dovrebbero ricevere la stessa attenzione. Purtroppo per le nostre aziende del manifatturiero che nei momenti di crisi hanno sempre saputo mettere in campo un impegno determinante per garantire la ripresa, è sempre più difficile avere la possibilità di crescere e svilupparsi. È alto, infatti, il rischio che si spostino in territori limitrofi dove vengono offerte condizioni urbanistiche e normative più appetibili, come in quelle province dell'Emilia Romagna che hanno visto localizzare imprese come ad esempio Philip Morris e Lamborghini. Come evitare questo esodo forzato? garantendo infrastrutture, migliorando la mobilità, realizzando aree industriali attrezzate", commenta Maggioli.

"L’area di Rimini Nord, ovviamente in una logica di rispetto ambientale, potrebbe essere la soluzione, ma siamo ancora troppo legati ai vincoli di una burocrazia rigida. Basti pensare che ci sono aziende in attesa delle autorizzazioni necessarie da circa 20 anni con conseguenti ricadute sull’occupazione e sulla minore ricchezza prodotta nel territorio. Il modello turistico deve essere ripensato. Occorre una nuova strategia di impronta internazionale. Questa estate poteva essere un’occasione di rilancio, di proposta per una nuova immagine per l’attuazione di un piano strategico più incisivo. Invece ci troviamo ancora legati ad un modello datato, basato sul mordi e fuggi, pensato per il breve e non per il lungo periodo che può avere ricadute anche sul tema della sicurezza".

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Maggioli evidenzia come "Certamente il restyling del centro storico e l’investimento in un’immagine più culturale sono scelte significative, ed è importante che siano consolidate. Così come è necessario potenziare il progetto del Parco del Mare dove occorre dare più possibilità di intervento ai privati. Senza ovviamente dimenticare l’aspetto della riqualificazione delle strutture ricettive. Inoltre, per essere attrattivi, bisogna migliorare anche la rete viaria, oltre alle rotonde della SS16 che auspichiamo continuino ad essere realizzate in tempi brevi e ovviamente all’alta velocità ferroviaria, ci auguriamo che opere come il TRC siano davvero un utile mezzo di collegamento e di alleggerimento per il trasporto pubblico. Rimini, Riccione, Cattolica, Misano, Bellaria Igea Marina, Santarcangelo, Coriano e tutti i comuni del territorio riminese devono lavorare insieme per il rilancio, senza ovviamente perdere le proprie radici e peculiarità, ma innovandosi per non rischiare di raccontarsi e proporsi con vecchi stereotipi".

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