Cresce il grado d'internazionalizzazione delle imprese riminesi

Questo in sintesi il risultato dell'Indagine Internazionalizzazione 2014 realizzata da Unindustria Rimini fra le imprese associate con il sostegno di Banca Carim

Le imprese riminesi sembrano avere compreso l’importanza di dedicare finanze e risorse all’internazionalizzazione che assieme all’innovazione, in una congiuntura economica sfavorevole, resta una necessità per contrastare le difficoltà che presenta il nostro mercato interno. In provincia quindi l’internazionalizzazione è sempre più considerata come possibile forma di diversificazione del mercato e del prodotto per giungere ad una crescita dei volumi e del fatturato. Questo in sintesi il risultato dell'Indagine Internazionalizzazione 2014 realizzata da Unindustria Rimini fra le imprese associate con il sostegno di Banca Carim.

La ricerca è stata presentata dal presidente di Banca Carim Sido Bonfatti, dal presidente di Unindustria Rimini Paolo Maggioli e dal presidente della Camera di commercio di Rimini, Fabrizio Moretti.   L'incontro è stato l'occasione per fare il punto sulle attività del protocollo d'intesa firmato lo scorso anno fra Banca Carim, Unindustria Rimini e Camera di commercio con l'obiettivo di favorire lo sviluppo dell'internazionalizzazione delle imprese della Provincia di Rimini (in allegato al presente comunicato l'elenco delle iniziative e le dichiarazioni dei Presidenti).

All'Indagine Internazionalizzazione hanno contribuito 181 aziende. Di queste 158 (14 in più rispetto all’anno scorso e 98 in più rispetto alla prima indagine condotta nel 2003) hanno dichiarato di avere contatti con l’estero. Considerando il fatturato totale di tutte le imprese associate a Unindustria Rimini, rapportato al fatturato totale realizzato dalle 181 imprese che hanno risposto al questionario, si evince che queste ultime rappresentano circa il 58% del fatturato globale e quindi il dato può essere considerato sufficientemente rappresentativo della nostra realtà economica locale.

Un trend di crescita in linea con i dati Istat che danno l’export della Provincia di Rimini, nel primo semestre del 2014, intorno a circa 936 milioni di Euro, contro i circa 908 milioni del primo semestre 2013. In Romagna, nel primo semestre del 2014, Rimini è l’unica a presentare un segno positivo con un +3,04% (Forlì-Cesena -1,78%, Ravenna -2,94%) e nel panorama regionale è la sesta provincia per ordine di crescita dell’export. Un segno positivo che si ritrova anche nelle importazioni (+5,15% rispetto al primo semestre 2013, dati ISTAT). In Regione tutte le province (Rimini è la sesta) mostrano una crescita delle importazioni, tranne Ravenna.

L'analisi settoriale rivela che, in valori percentuali, più della metà del campione di 158 aziende (53,8%), dichiara di svolgere parallelamente attività di Import/Export; le aziende esclusivamente esportatrici corrispondono al 33,5% del campione, mentre si attestano al 12,7% le aziende solo importatrici. Numericamente parlando, rispetto allo scorso anno, si osserva una crescita generale per tutte le categorie d’imprese sia per import che export, solo import e solo export. Il 38,2% del campione mostra interesse alla possibilità di coinvolgere soci stranieri. Quasi il 65% delle imprese campione (in aumento rispetto al 2013 di 4,7 punti percentuali) si dimostra interessato a valutare ipotesi di aggregazione con imprese della stessa filiera finalizzate all’internazionalizzazione, a dimostrazione di quanto sia stato positivamente percepito il concetto di Rete d'Impresa.

AREE GEOGRAFICHE
L'Europa è predominante con l’88,4% delle esportazioni e l’80% delle importazioni. Dal lato delle esportazioni, l’Europa Comunitaria (dei 28 Paesi Membri) continua ad essere la principale area di riferimento (88,4% del campione), in aumento rispetto al 2013. Si riscontra un trend positivo riguardante l’Europa non Comunitaria (55,8% delle imprese). Nelle importazioni, in linea con i dati 2013, si conferma il netto predominio dell’Europa Comunitaria e dell’Asia, che rispettivamente riforniscono l’80% ed il 48,6% delle imprese del campione che si dichiarano importatrici. Il dato conferma che la crescente predominanza dei rapporti con i Paesi membri della UE, è sinonimo, da un lato, della necessità per le imprese già operanti all’estero di voler rafforzare la propria presenza nei mercati nei quali si è già presenti da tempo, e dall’altro della necessità di tutte quelle piccole e medie imprese che si stanno affacciando sui mercati esteri di approcciare mercati più vicini per una più semplice gestione del business.

Nel 2014 i primi cinque paesi di destinazione per importanza sono Germania (55,1%), Francia (52,9%), Spagna (44,2%), a pari merito Regno Unito e Russia (36,2%). Crescono le nostre esportazioni verso la Germania, che ha registrato un 55,1% (+1,3 % rispetto al 2013) il Regno Unito con il 36,2 (+3,1), la Turchia con il 26,1% (+1,5%). Calano di circa 6 punti percentuali le esportazioni verso la Russia sicuramente a causa della situazione politico-economica Russia-Ucraina che ha determinato l’embargo di molti prodotti provenienti dalla UE e il blocco dell’operatività di molte banche russe. La prevalenza dell'Unione Europea si riscontra anche nelle importazioni. La Germania si attesta come primo paese di approvvigionamento con il 48,6% delle preferenze, seguita dalla Cina con il 41,9% del campione, da Francia e Spagna (rispettivamente 26,7% e 21,9%).

OSTACOLI ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE
Le imprese dimostrano di percepire in maniera maggiore gli Ostacoli Conoscitivi (73,2%), seguiti dagli Ostacoli Strutturali e/o di Servizio (62,3% in aumento), gli Ostacoli Finanziari e/o di Supporto (51,4%), gli Ostacoli Dimensionali (36,2%), gli Ostacoli Socio-Economici e/o Politici (27,5%). Quest’anno, il dato in valore assoluto riferito agli Ostacoli Conoscitivi, è diminuito del 5%, mentre quello inerente gli Ostacoli Finanziari e/o di Supporto diminuisce del 6%. Le imprese che intendono investire sui mercati esteri oggi riescono ad accedere più facilmente a strumenti di sostegno sia pubblici (come i finanziamenti a tasso agevolato messi a disposizione da Simest Spa e i contributi a fondo perduto messi a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Camera di commercio), sia privati (messi a disposizione dal sistema bancario a dimostrazione di un lieve allentamento del credit crunch verso le imprese che operano con l’estero).

Di grande aiuto anche l'attività di supporto e informazione messa in opera da Unindustria Rimini. Aumenta la percezione degli Ostacoli Strutturali e/o di Servizio e fra questi prevalgono nettamente le Complessità delle Operazioni Burocratiche, Amministrative e Doganali (77,9%). Fra gli Ostacoli Conoscitivi le maggiori difficoltà continuano a risiedere, in ordine, nell’Individuazione dei Partners Stranieri (77,2%), nella Carenza e Difficoltà nel reperire Informazioni di Mercato (45,5%), nella Scarsa Conoscenza del Sistema Distributivo Locale (31,7%) e nell’Inaffidabilità dei Partner Locali (12,9). Nell’ambito degli Ostacoli Finanziari e/o di Supporto, si registra una diminuzione per tutte le voci. Si attesta al 56,3% il dato riguardante Problemi d’Inadeguatezza dei Finanziamenti e delle Risorse Finanziarie, seguito da Insufficienza degli Interventi di Assicurazione al Credito all’Export (44,3%) e Assenza di Strutture Specializzate di Assistenza (28,6%).

Per quanto riguarda gli Ostacoli Dimensionali, ancora una volta i dati mostrano una diminuzione per tutte le voci, in testa troviamo: Inadeguatezza della Dimensione Aziendale (46%), Scarsità di Personale Adeguato (40%), Carenze Finanziarie (36%), Carenze Organizzative Interne (32%). Per gli Ostacoli Socio-Economici e/o Politici, il campione registra un aumento della Preferenza dei Clienti per i Prodotti Nazionali (57,9%) di circa 8 punti percentuali rispetto al dato 2013. Tra gli ostacoli anche lo svantaggio valutario contro il dollaro e la presenza di elevati dazi alle importazioni che le nostre merci subiscono in alcuni paesi economicamente e strategicamente molto vantaggiosi per tutti quei prodotti che rappresentano il made in Italy.

SERVIZI PRIORITARI
Fra i servizi ritenuti prioritari si segnalano: Ricerca di Partners Stranieri (57,1%), seguito da Informazioni Commerciali e di Mercato e sulla Legislazione Doganale (52,6%), dall’Assistenza in materia di Contrattualistica e Normativa Estera (45,1%), da Finanziamenti al Processo di Internazionalizzazione (42,1%), Formazione, Orientamento ed Assistenza in materia di Commercio Estero (34,6%) e da Assicurazione dei Crediti all’Esportazione e Organizzazione della Partecipazione a Fiere Specializzate (entrambi al 31,6%).

FORME DI COLLABORAZIONE CON L'ESTERO
La forma di collaborazione che viene maggiormente ricercata dalle imprese è quella Commerciale (91,2%). Quest’anno la forma di collaborazione Produttiva e gli Accordi di Joint-Ventures si sono invertiti di posizione, piazzandosi rispettivamente al secondo e al terzo posto con il 16,7% e il 13,7%. Meno utilizzate le forme di collaborazione in termini di Accordi Tecnici e/o Formativi (10,8%) e di Cooperazione nel campo della ricerca (4,9%). Con riferimento alle aree geografiche in cui le nostre associate hanno instaurato le collaborazioni attuali o passate, il primato è della Russia (25,5%), seguita a ruota dalla Germania (24,5%) e dalla Francia (22,6%). Seguono Regno Unito e Cina (15,7%), Spagna (14,7%), Stati Uniti e Svizzera (11,8%). Più in generale si nota una maggiore propensione ad instaurare collaborazioni in ambito europeo, mentre al di fuori della UE notiamo un particolare interesse delle imprese verso i paesi del Nord Africa, Medio Oriente, India, Brasile e Australia.

PAESI DI INTERESSE NEL PROSSIMO TRIENNIO
I paesi di maggior interesse per le aziende della Provincia sono gli Stati Uniti e la Russia (32,6%). Nonostante questi 2 paesi emergano preponderanti a pari merito, rispetto all’anno scorso gli Stati Uniti aumentano di 10 punti percentuali e la Russia cala di altrettanti punti.
Seguono Germania (23,7%), Francia e Cina (20,7%), Brasile (14,8%), Regno Unito e Emirati Arabi Uniti (13,3%), Spagna (in deciso aumento) e Arabia Saudita (entrambe 11,1%), Turchia (10,4%), Polonia (7,4%), India e Giappone (6,7%). Continuano a essere preferiti paesi dell’UE, ma c’è un crescente interesse per gli Stati Uniti, il Canada e il Messico, la Spagna e la Turchia. In Romagna, risultati analoghi anche da parte di Unindustria Forlì/Cesena e Confindustria Ravenna, che sottolineano la somiglianza tra i nostri tessuti produttivi.

Banca Carim - spiega il presidente di Banca Carim Bonfatti - crede in un sistema nel quale i soggetti economici ed amministrativi danno vita a un progetto sinergico capace di generare concreto sostegno alle imprese. Con questo approccio si possono ottenere risultati rilevanti e l’articolato progetto che ci vede impegnati insieme a Unindustria e Camera di commercio è un ottimo esempio. L’indagine oggi disponibile trasmette il crescente numero di imprese che dichiarano di intrattenere rapporti commerciali con l’estero. Significa che viene compresa l’importanza di farsi conoscere ed apprezzare sui nuovi mercati, soprattutto in questo particolare momento economico, così da ridurre la dipendenza da un unico ambito commerciale e diversificare il rischio".

"Questo dato sprona Banca Carim ad incrementare la promozione dei suoi servizi, affinché le imprese orientate all’internazionalizzazione conoscano la professionalità garantita dalla struttura della Banca dedicata a questo profilo di domanda. Parliamo di un team di specialisti con grande esperienza, competenza e passione, in grado di cucire soluzioni personalizzate . aggiunge -. I risultati ci confortano: ad oggi i finanziamenti sull’estero erogati dalla Banca assommano a quasi ottanta milioni di euro e sempre più numerose sono le adesioni a momenti formativi pensati e organizzati per i manager delle imprese. Questa condivisione di saperi va perseguita col massimo impegno, così che i seppur timidi primi segnali positivi possano davvero trasformarsi nel cambio di tendenza che tutti auspichiamo".

"Unindustria Rimini - sottolinea il presidente Maggioli - da anni affianca le imprese che si affacciano ai mercati esteri e così facendo è riuscita a diminuire, come dimostrano i dati della nostra indagine, gli ostacoli conoscitivi delle aziende che fanno export. E per poterle assistere in maniera sempre più efficace abbiamo avviato collaborazioni come quella con Carim e Camera di commercio da cui è nato il Protocollo o la realizzazione di servizi ad hoc come il  “Servizio Dogane”. L’internazionalizzazione rimane, insieme all'innovazione, il punto di partenza per la strategia del mio mandato. L'indagine Ricerca e Innovazione realizzata dalla nostra Associazione in collaborazione con l'Università di Bologna - Campus di Rimini e recentemente presentata, ha rilevato che le imprese del territorio sono attive sia nell'ambito dell'innovazione sia dell'export. Questo ci fa ben sperare e ci stimola a continuare a sostenerle con progetti e azioni mirate. Per quanto riguarda l'internazionalizzazione il nostro obiettivo resta di fare raddoppiare nei prossimi cinque anni la penetrazione estera delle imprese sotto i 50 dipendenti, che attualmente è il 21%, e raggiungere così almeno il 40% del fatturato estero sul totale".

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 “Un anno fa – conclude Moretti -   Camera di commercio di Rimini, Unindustria e Banca Carim, davano vita al Protocollo per l'Export. Sono passati solo 12 mesi ma il panorama nel quale ci stiamo muovendo è decisamente cambiato: gli Enti camerali, in particolare, stanno cercando di sopravvivere autoriformandosi e hanno subito un drastico taglio del diritto annuale che ne ha notevolmente ridimensionato l'attività. In questo scenario complesso abbiamo voluto però mantenere e rilanciare il nostro impegno nel supporto delle imprese del territorio sui mercati internazionali: i dati ci raccontano, infatti, che è solo chi innova e chi cerca mercati oltre frontiera ad avere le migliori opportunità, non solo di resistere alla crisi, ma anche di crescere. Ci fa quindi molto piacere essere qui oggi, con i nostri partners, per presentare l'attività 2015, dopo il successo di quella svolta nel 2014: iniziative concrete che daranno nuova linfa alle imprese, sia a quelle che per la prima volta si affacciano su scenari internazionali, sia a quelle che hanno già investito e che ancora molto desiderano fare per sviluppare il proprio business all'estero. A tutti questi possiamo dire con orgoglio che la Camera di commercio c'è e che possono contare su di noi”.

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