“Insieme per agganciare la ripresa”, la Confindustria di Rimini traccia la rotta

Allo stesso tempo gli imprenditori suonano la sveglia sul Parco del Mare: “Centro storico e zona mare di Rimini devono viaggiare alla stessa velocità”

I diversi attori insieme, istituzioni, associazioni e privati, per stare ben agganciati alla ripresa. È lo sprone che lancia Confindustria Romagna presentando questa mattina alla stampa, nella sede di Rimini, i dati congiunturali relativi al secondo semestre del 2017 e le previsioni per i primi sei mesi di quest'anno. Ne emerge, sottolinea il presidente Paolo Maggioli, "un quadro positivo", con un andamento omogeneo all'interno dei vari settori. Dunque "l'inizio è promettente", tuttavia, avverte, "non si deve abbassare la guardia". Da un lato serve un Europa "dove sia possibile fare impresa e ci sia più lavoro per i giovani", dall'altro un governo nazionale che affronti il tema del debito e che "non metta mano alle cose fatte che funzionano come il Jobs act". Di certo, aggiunge, la stabilità è "fondamentale, speriamo che dalle consultazioni esca qualcosa che la garantisca". Però "i risultati delle elezioni qualche perplessità la pongono". Così come i dazi che l'America si appresta a introdurre su acciaio e alluminio. Anche se l'associazione una soluzione la suggerisce. Aprire una società di diritto americano per evitarli. E decine di aziende riminesi si stanno attrezzando, non solo le più grosse come Scm. Nel dettaglio dei numeri dell'indagine congiunturale entra il coordinatore dell'associazione per la sede di Rimini, Franco Raffi. A livello provinciale crescite in doppia cifra o quasi per fatturato, su del 10,4%, con quello estero in rialzo maggiore rispetto a quello interno; produzione, quasi il 12%; e occupazione, circa l'8%. Per quanto riguarda gli ordini, sono in aumento per sei aziende su 10 e in calo per una; e circa il 76% esclude un ricorso alla cassa integrazione. Il grado di internazionalizzazione si attesta al 58%.

Per quanto riguarda la previsioni per il primo semestre del 2018, il 60% delle imprese prevede la produzione in aumento, il 31% stazionaria e il 9% in calo; gli ordini sono previsti in aumento per circa il 64% delle aziende, stazionari per il 28% e in calo per l'8%; per quelli esteri le percentuali sono rispettivamente 54%, 39% e 7%. Situazione "sufficientemente tranquilla" anche per l'occupazione, in aumento per il 27%, stabile per il 64% e in calo per il 9%. Sul fronte bancario i depositi "crescono in maniera rilevante", complessivamente del 6,9%, ma gli impieghi sono "in sofferenza", con un calo dell'8,5%. Anche se fa ben sperare l'annunciato aumento del numero di imprese finanziate da Carim dopo l'acquisizione di Credit agricole. Il trend "sicuramente positivo" è confermato dall'agglomerato delle province di Rimini e Ravenna. Come argomenta Raffi produzione, fatturato e occupazione crescono rispettivamente del 10%, del 9,8% e del 5,1%. Gli ordini sono in aumento per la metà delle aziende, stazionari per il 35% e in calo per il 15%. Il grado di internazionalizzazione si attesta al 55%. Pure "positive" le previsioni per i primi sei mesi dell'anno: produzione in aumento per il 47%, stazionaria per il 47% e in calo per il 6%. Ordini in aumento per il 49%, stazionari per il 44% e in calo per il 7%. Occupazione in rialzo il 24%, stabile per il 68% e in diminuzione per l'8%. Analogamente a Rimini, conclude Raffi, sono in aumento i depositi e in calo gli impieghi bancari.

Centro storico e zona mare di Rimini devono viaggiare alla stessa velocità. Senza l'intenzione di "dare lezioni a nessuno" il presidente di Confindustria Romagna, Paolo Maggioli, è convinto che la città si trovi di fronte a un bivio: "O si rimane sugli allori del passato, oppure si agisce per realizzare il turismo futuristico". Non si tratta, spiega alla stampa durante la presentazione degli ultimi dati economici, di "rinnegare niente. La nostra industria turistica è stata un esempio, ma è arrivato il tempo di rinnovarsi e innovare, non può andare avanti a vapore come sta avvenendo". Di certo, ragiona Maggioli, "l'amministrazione crede nelle potenzialità del territorio e investe molto sulla sua valorizzazione". Ora è "fondamentale un impegno comune tra manifattura e turismo, costruzioni, commercio e artigianato". Bene ha fatto, prosegue il presidente degli industriali, l'ammnistrazione ad accreditare Rimini come città d'arte, ma se "il centro storico si rinnova, la zona mare è ancora ferma, non si può andare a due velocità". Il Parco del mare è "un'occasione da cogliere, investendo in riqualificazione con un'ottica futuristica". Ora come ora, però, passeggiando sul lungomare "non si ha la sensazione che siano in corso lavori importanti, a parte la mezza polemica sulla trasformazione di hotel in appartamenti". Secondo Confindustria Romagna "non è questo il tema, occorre investire, mancano strutture e accorpamenti, gestioni comuni. Cedere agli Airbnb non è nelle nostre corde". 

Intanto entrano nella sezione Turismo dell'associazione una decina di operatori balneari riminesi, di cui una buona parte gestisce in comune i bagni dal 68 al 74 e dal 76 all'86. "C'erano operatori alla deriva nel mare della rappresentanza che hanno trovato in Confindustria un salvagente", spiega la scelta Alessandro Lualdi. Occorre, prosegue "fare rete, perchè non si vive di rendita e agire isolatamente è difficile". Per il mondo balneare ci sono "molte sfide davanti", a partire dalla Bolkestein che va fissata tra le "priorità nell'agenda del nuovo governo". E po il il Parco del mare per il quale c'è il "rischio di una brusca frenata, manca la possibilità di ottenere finanziamenti. L'amministrazione, conclude Lualdi, "si prodiga per dare un nuovo volto alla città" ma occorre lavorare sia sul centro storico sia sul mare. E "il privato deve supportarla".
(Agenzia Dire)

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