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Giovedì, 20 Giugno 2024
Economia

In Italia gli stipendi aumentano, ma non a Rimini: le buste paga a picco. Nemmeno 10 mila euro l'anno

Se nel 2019 un riminese guadagnava in media 10.347 euro, ora si deve accontentare di meno di 10 mila euro, ovvero 9.469,21 euro. La città occupa il 58° posto in Italia

Le buste paga dei lavoratori riminesi colano a picco. Anziché aumentare, i redditi per lavoro dipendente pro capite subiscono una brusca frenata. E’ quanto emerge dai dati elaborati dal Centro Studi Tagliacarne-Unioncamere. Se nel 2019 un riminese guadagnava in media 10.347 euro, ora si deve accontentare di meno di 10 mila euro, ovvero 9.469,21 euro. La città occupa il 58° posto in Italia. La differenza tra il 2019 e il 2021 fa precipitare le buste paga a un -8,5%. A incidere su un dato così basso sono anche molti impieghi lavoratori della durata stagionale.

Le gabbie salariali sono scomparse da molti decenni, ma non per questo gli stipendi sono identici in tutte le città della penisola. A Milano ad esempio si guadagna molto meglio che altrove e lo stipendio medio (30.464 euro) è superiore di due volte e mezzo rispetto a quello nazionale (di 12.473 euro), ma anche 9 volte più alto di quello di Rieti fanalino di coda nella classifica retributiva. Non solo: tra il 2019 e il 2021 le buste paga hanno avuto un incremento del 6,7%. Va detto però che nel capoluogo lombardo il reddito da lavoro dipendente rappresenta oltre il 90% del reddito disponibile contro il 63,1% della media nazionale.

Anche a Bolzano (18.942 euro), Bologna (18.628), Parma (18.175) e Roma (17.774) le buste paga sono ben più alte della media, ma comunque molto distanti da quelle che percepiscono i lavoratori milanesi. I dati emergono dalla rilevazione dell'Istituto Tagliacarne. In fondo alla classifica troviamo come detto Rieti (3.317), preceduta da Viterbo (4.062), Agrigento (5.337) ed Enna (5.557).

"L'analisi dimostra che la geografia delle retribuzioni è diversificata territorialmente, e sotto vari aspetti non rispetta la tradizionale dicotomia Nord-Sud - ha sottolineato Gaetano Fausto Esposito, direttore generale del Centro Studi Tagliacarne - infatti se confrontiamo la graduatoria del pil pro capite (che misura la produzione della ricchezza) con quella delle retribuzioni, vediamo che nel primo caso praticamente tutte le ultime trenta posizioni sono appannaggio di province meridionali (con la sola eccezione di Rieti), mentre in quella delle retribuzioni pro-capite troviamo ben 10 province del Centro-Nord, il che induce a riflettere sulle politiche dei redditi a livello locale".

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