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Domenica, 29 Maggio 2022
Economia

Lavoro in crescita, il tasso di disoccupazione scende al 7,4%. Ma Rimini è fanalino di coda in Regione

Per ciò che concerne il tasso di disoccupazione, Rimini si colloca sempre all’ultimo posto in Emilia-Romagna e al 48° tra le province italiane

I dati sulle forze lavoro 2021 (media annua trimestrale) mostrano, per la provincia di Rimini, dinamiche in miglioramento rispetto all’anno precedente. Si assiste ad un incremento del tasso di attività (15-64 anni) di 0,7 punti percentuali (71,1% nel 2021), diretta conseguenza della crescita delle forze lavoro nel complesso (+1,5%), ad un aumento di 2,6 punti del tasso di occupazione (15-64 anni) (da 63,2% nel 2020 a 65,8% nel 2021) e ad un calo di 2,6 punti del tasso di disoccupazione (da 10,0% nel 2020 a 7,4% nel 2021).

Nel confronto con Emilia-Romagna e Italia, il tasso di occupazione risulta inferiore al dato regionale (68,5%) ma più alto di quello nazionale (58,2%) mentre il tasso di disoccupazione è superiore alla media regionale (5,5%) e più basso del dato nazionale (9,5%). Rispetto al 2019 si perdono 1,1 punti percentuali riguardo al tasso di occupazione; ritorna però su livelli inferiori il tasso di disoccupazione (8,0% nel 2019).

Negativi i risultati in termini di posizionamento a livello regionale e nazionale nel 2021. Infatti, riguardo al tasso di occupazione, Rimini occupa l’ultimo posto tra le province emiliano-romagnole e la 34° posizione in ambito nazionale (su 107 province); per ciò che concerne il tasso di disoccupazione, Rimini si colloca sempre all’ultimo posto in Emilia-Romagna e al 48° tra le province italiane.

Nel confronto di genere 2021-2020 si evidenzia la crescita del tasso di occupazione femminile (+3,7 punti percentuali), che si attesta al 59,2%, in misura maggiore di quella maschile (+1,2, 72,5%). Il tasso di disoccupazione, invece, risulta in calo sia per le femmine sia per i maschi, ma in misura superiore per quest’ultimi (nell’ordine, -1,8 e -3,3); ciò determina un incremento del gap tra i due generi: infatti, troviamo 3,4 punti di differenza nel 2021 (5,8% maschi, 9,2% femmine) rispetto a 1,9 punti di margine nel 2020.

Gli occupati nella provincia di Rimini, nel 2021, sono 145mila, con una variazione annua pari a +4,4%; aumenti soprattutto per l’industria in senso stretto (+29,4%, 23,4% del totale degli occupati) e per le costruzioni (+14,8%, 6,4%), mentre decrescono gli addetti nel commercio (-12,6%, 14,4%) e, in particolare, in agricoltura (-48,7%, 1,0%). Rispetto al 2019 si riscontra una perdita degli occupati dell’1,6%. I disoccupati, in termini assoluti, risultano 12mila, in calo sia rispetto al 2020 (-24,7%) sia sul 2019 (-9,3%).  

“I dati 2021 relativi alle forze lavoro mostrano, rispetto al 2020, una situazione in ripresa anche nelle province di Forlì-Cesena e Rimini, con una crescita del tasso di occupazione e un calo del tasso di disoccupazione, seppure con differenze rilevanti tra i due territori. Inoltre, non sono stati pienamente recuperati i posti di lavoro del 2019, anno pre-covid – commenta Roberto Albonetti, segretario generale della Camera di commercio della Romagna –. In questo contesto, l’occupazione femminile rimane una nota dolente. Nel confronto di genere, infatti, anche quando aumenta il tasso di occupazione femminile, continua ad ampliarsi il divario tra i tassi di disoccupazione dei due generi, con 3,2 punti percentuali di differenza a favore del genere maschile. La fatica ad avanzare dell’occupazione femminile è registrata anche nel dossier "Donne e lavoro: ancora lontana la ripresa occupazionale", realizzato da Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, da cui emerge chiaro che circa ‘la metà dei posti di lavoro persi a seguito della pandemia (49,2%) è stato femminile. Le donne hanno, infatti, subito una perdita molto più significativa degli uomini in termini relativi: 279 mila occupate in meno per una contrazione del 2,9% (contro il 2,2% di quella maschile). La buona notizia è che dal dossier emergono anche alcuni segnali di novità, in particolare per quanto riguarda il maggiore appeal di laureate e specialiste per le nuove assunzioni: su 100 nuovi contratti per profili con laurea, 65 sono donne”.

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