Le Fiere europee reggono all'impatto con la crisi

Secondo uno studio KPMG gli effetti politico-economici, generati dalle fiere sui siti EMECA, si aggirano sui 16 miliardi di euro, assicurando 360.000 posti di lavoro in Europa

EMECA cresce. L’associazione dei maggiori centri fieristici europei, di cui fa parte anche Rimini Fiera e che attualmente è presieduta proprio dal suo direttore generale, Piero Venturelli, ha recentemente visto l’ingresso fra i suoi soci dell’importante Expocentr di Mosca. Ora le 19 grandi fiere europee - riunite nell’Associazione EMECA, European Major Exhibition Centres Association, che si è data appuntamento in Assemblea gli scorsi 5 e 6 ottobre a Stoccarda, dove ha anche festeggiato il suo ventennale - danno prova di sé anche come fattore stabilizzante.

Fra l’altro il suo direttore generale, Sergej S. Bednov, è già stato a Rimini. “Amo Rimini e le sue numerose attrattive – ha detto in un’intervista che uscirà sul prossimo Rimini Trade Fair - È stato molto interessante anche conoscere Rimini Fiera: le soluzioni architettoniche adottate per la struttura fieristica testimoniano l’elevatissimo senso estetico di chi l’ha voluta. È un gusto che sposa in modo sorprendente tradizione e innovazione. Quanto ai contatti d’affari tra Rimini Fiera e Expocentr, esistevano già prima della mia visita. Nel corso del mio soggiorno ho avuto modo di conoscere i suoi vertici, coi quali abbiamo avuto un confronto interessante e ricco di contenuti”.

Per Piero Venturelli, presidente EMECA e direttore generale di Rimini Fiera che fa parte dell’Associazione insieme a Barcellona, Basilea, Losanna, Zurigo, Bologna, Bruxelles, Francoforte, Ginevra, Hannover, Lisbona, Lione, Madrid, Milano, Mosca, Norimberga, Parigi, Stoccarda, Utrecht, Valenza e Verona, “l’economia fieristica europea è solida e stabile, anche in tempi burrascosi”. “Oggi, in Europa - spiega Venturelli - non esistono più mercati fieristici nazionali ma un unico mercato europeo, leader nella concorrenza globale rispetto all’Asia e America. E proprio nell’atto costitutivo di EMECA, nel ‘92, era stato definito come obiettivo quello di fare emergere il potenziale dei mercati nazionali europei”.

Secondo uno studio KPMG gli effetti politico-economici, generati dalle fiere sui siti EMECA, si aggirano sui 16 miliardi di euro, assicurando 360.000 posti di lavoro in Europa. Le grandi fiere europee hanno visto nel 2011 37,7 milioni di visitatori; comprendendo anche le manifestazioni minori, un cittadino su quattro dell’EU ha visitato almeno una fiera durante l’anno, tendenza, questa, in aumento. I membri di EMECA non crescono solo nel loro mercato interno ma anche al di fuori dell’Europa. Si profilano collaborazioni soprattutto nei paesi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina).

A spingere la crescita del settore, i processi di informatizzazione ed i servizi fieristici; le grandi fiere EMECA accompagnano sempre più il business fieristico attraverso internet e con il supporto delle applicazioni per le devices mobili. Un primato europeo nell’innovazione a livello mondiale confermato anche dai riconoscimenti attribuiti dall’UFI Union de Foires Internationales alle società fieristiche di Madrid e Francoforte.

“Malgrado la crisi economica europea - afferma Venturelli - alle fiere in Europa si incontra il mondo e l‘Europa negli ultimi anni non ha solo affermato ma anche potenziato il suo ruolo leader a livello fieristico mondiale. E seppure sussistano problematicità per alcuni singoli mercati fieristici nazionali, la maggior parte dei gestori dei grandi quartieri europei guarda con ottimismo al futuro. Soprattutto Germania, insieme a Svizzera e Francia, si mostrano “come forte pilastro di stabilità”.

 Fatturato prevedibilmente stabile - per Venturelli - anche nell’Europa meridionale: “Molti organizzatori fieristici e gestori di quartieri, qual è il caso di Italia e Spagna, negli anni passati hanno attuato una ridefinizione delle loro organizzazioni, rendendo più snelle strutture e processi così da disporre di risorse complessive per attrarre più espositori e visitatori”.

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