Lo studio della Cgil: "Lenta ma continua la ripresa economica per Rimini"

I dati sulla congiuntura economica del 2016 consegna una crescita del valore aggiunto del 1,3 % con performance del mercato del lavoro sostanzialmente piatta, un crescita senza occupazione

La congiuntura economica complessiva della provincia di Rimini continua a migliorare molto lentamente. Secondo le stime degli scenari territoriali elaborati da Prometeia, nel 2016 si sarebbe registrato un tasso di crescita del valore aggiunto dell’1,3%, sostanzialmente in linea con l’andamento regionale e sopra la media italiana.  Per i prossimi anni è prevista la prosecuzione del lento recupero della produzione, anche se a ritmi non superiori all’1%. È ormai evidente che dopo gli anni acuti della crisi e la lunga recessione, non si prospetta un rimbalzo e il ritorno alla situazione economica preesistente, bensì un adattamento a un nuovo scenario più complesso e meno brillante. La crescita del valore aggiunto nel 2016 ha interessato tutti i settori produttivi, compreso quello delle costruzioni che rivede il segno positivo dopo molti anni; l’incremento è stato meno intenso per l’ambito dei servizi, che sono la vera ossatura del sistema produttivo provinciale. Il numero di imprese attive continua a ridursi, ma in maniera minima (-0,3%) e meno che nel resto della regione. In questo caso sono soprattutto il settore primario, le costruzioni e l’industria a consolidarsi. Nell’ambito dei servizi ci sono 85 imprese in più rispetto all’anno precedente, come risultato del saldo negativo del commercio e quello positivo di tutti gli altri segmenti principali (in particolare servizi alle imprese).

Diminuisce il numero di imprese assoggettate a procedure concorsuali rispetto al dato molto negativo del 2015 (92 contro 128). Balzano le esportazioni con un +12,3%, superando per la prima volta i due miliardi di euro di valore assoluto. Dopo diversi anni la performance riminese è migliore della media regionale, ed è trainata dai comparti dei macchinari (+16%), degli altri mezzi di trasporto (+68%), degli altri prodotti in metallo (+14,8%) e delle apparecchiature elettriche (+17,7%). Per il turismo è stato un anno positivo sia in termini di arrivi (+3,1%) che di presenze (+1,6%), aumentate sia dall’Italia che, soprattutto, dall’estero con una ripresa anche della spesa dei turisti internazionali. Nonostante i segnali di miglioramento il turismo riminese è ancora fortemente dipendente dai flussi domestici (80% del totale) provenienti in particolare dalle regioni del centro nord. La popolazione è cresciuta in modo moderato sia nel 2015 sia nel 2016 (dati provvisori) con una variazione di 0,2-0,3 punti percentuali ogni anno. Si accentua però lo spopolamento delle aree più interne a favore dei comuni di pianura. Come negli anni passati, la crescita demografica è guidata dal saldo migratorio (sia dalle altre province e regioni italiane sia dall’estero) che bilancia il saldo naturale negativo. Si è arrestato però l’aumento dei residenti stranieri, che nel 2015 diminuiscono leggermente in termini assoluti.

Nonostante la crescita (stimata) del valore aggiunto, la performance del mercato del lavoro è stata sostanzialmente piatta, non riuscendo ad allinearsi al positivo andamento regionale trainato dalle province emiliane. Il tasso di occupazione è rimasto immobile, ma è leggermente diminuito quello di disoccupazione anche a causa di una riduzione della propensione a cercare lavoro (tasso di attività). C’è stata una netta biforcazione delle dinamiche di tra uomini e donne: gli indicatori sono tutti positivi per le donne e frenati dalla performance relativa agli uomini. Il numero di donne disoccupate, dopo aver pagato il prezzo della recessione, torna a convergere rispetto a quello degli uomini. Nel 2016 sono cresciuti soprattutto gli occupati in agricoltura, silvicoltura e pesca (+46%), ma anche nei servizi e nel commercio. Al contrario continuano a diminuire gli occupati nelle costruzioni (-15,7%), e nell’industria, sebbene e meno rapidamente (-3,7%). Pochi progressi rispetto alla qualità e stabilità dell’occupazione: dopo il boom del 2015 calano drasticamente gli avviamenti al lavoro con contratto a tempo indeterminato così come le trasformazioni contrattuali verso il tempo indeterminato. Sul fronte opposto è aumentata la diffusione del lavoro retribuito con i voucher, da tempo usciti fuori dall’ambito del lavoro accessorio.

Nel 2016 nella provincia di Rimini sono stati venduti quasi 2 milioni di buoni lavoro, con una crescita che è stata ancora una volta superiore alla media regionale. Quasi la metà dei voucher venduti per cui si conosce il settore di attività, sono destinati al turismo e quasi il 30% al commercio. Meno del 5% dei buoni riguarda il lavoro domestico e le attività di giardinaggio e pulizie. Diversi indicatori descrivono una situazione di maggiore fragilità e instabilità del mercato del lavoro di Rimini rispetto alla media regionale: una maggiore diffusione del lavoro autonomo, una incidenza minore dei contratti a tempo indeterminato e maggiore dei contratti stagionali (legati al settore turistico) tra i lavoratori subordinati, un maggiore ricorso al part-time. Sono tutti fattori che concorrono a ridurre l’intensità di lavoro e conseguentemente le retribuzioni e il reddito dei lavoratori.

Complessivamente, i tassi di crescita economica registrati in questi anni e le previsioni per i prossimi sono evidentemente insufficienti a sostenere un ritorno in tempi ragionevoli ai livelli occupazionali registrati prima dell’inizio della crisi, un aumento dell’intensità di lavoro degli occupati e un miglioramento delle retribuzioni e del potere d’acquisto delle famiglie. Oltretutto si intravedono segnali di disaccoppiamento tra crescita economica e generazione di lavoro e tra occupazione e disponibilità di reddito. Sono concreti i rischi di allargamento delle diseguaglianze e della polarizzazione sociale, in un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione e quindi aumento della dipendenza economica.

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