Scure del Governo sulla tutela degli stagionali, Rimini è contraria

Nella riforma del lavoro del Governo, la cosiddetta "mini aspi", una norma prevede l'innalzamento della soglia per percepire l'assegno di disoccupazione da parte dei lavoratori stagionali

“Accolgo con grande preoccupazione l’inserimento, all’interno della riforma del lavoro del Governo, della cosiddetta “mini aspi”. Si tratta nello specifico di una norma che prevede l’innalzamento della soglia per percepire l’assegno di disoccupazione da parte dei lavoratori stagionali. La norma andrebbe dunque a colpire una categoria di lavoratori molto numerosa ed importante per il nostro settore turistico”, lo dice l'Assessore alle politiche del lavoro della Provincia di Rimini, Meris Soldati.

“Purtroppo è evidente, anche in questo caso, come il Governo si muova con una logica “lineare”, ovvero una parificazione che non tiene in alcun conto le specificità e caratteristiche dei diversi territori, portandoci di fatto indietro di decenni. È bene ricordare infatti come l’acquisizione dei diritti e degli ammortizzatori sociali per i lavoratori stagionali, impiegati soprattutto nel settore turistico, sia stata una conquista importante non venuta dal nulla, ma frutto di battaglie combattute con grande convinzione. Il sistema di tutela e sostegno ai lavoratori stagionali è stato infatti un tassello fondamentale nello sviluppo e affermazione di un sistema turistico maturo e d’avanguardia come il nostro”.

Invece, sottolinea l'assessore: “La nuova normativa va a ridurre in maniera pesantissima le tutele dei lavoratori stagionali sia per quanto riguarda l’indennità di disoccupazione sia quanto al riconoscimento dei contributi ai fini pensionistici. Non va inoltre sottovalutato il rischio che, in assenza di questa tipologia di ammortizzatori sociali, si possa assistere ad una riemersione su larga scala del lavoro nero. L’indennità di disoccupazione per gli stagionali era anche lo strumento per far emergere il nero. Esso infatti rappresentava anche un incentivo per i lavoratori a pretendere la regolarizzazione piena dell’intero rapporto di lavoro stagionale, con il risultato di far emergere quelle situazioni di nero che caratterizzavano certi settori. Questa norma rischia dunque di mettere in difficoltà una tipologia occupazionale che, soprattutto a causa della crisi economica, sta tornando ad essere un salvagente anche per molte famiglie e lavoratori riminesi”.

Infine, per l'assessore “si rischia dunque un grave passo indietro, francamente incomprensibile, al quale mi auguro si possa arrivare rapidamente ad un ripensamento che cambi una normativa che così concepita appare profondamente iniqua, in quanto doppiamente penalizzante per una categoria di lavoratori già di per se fragile.

LA CGIL. Si aggiunge anche la dichiarazione di Marcella Bondoni, Responsabile regionale turismo PD Emilia-Romagna: “La riforma delle ‘Mini Aspi’ fa tremare i polsi ad un territorio, come il nostro, che vede nel lavoro stagionale un’importante costola del tessuto economico e su questo, come rappresentante del PD regionale, esprimo forte dissenso. Dopo anni di fatiche da parte dei sindacati e delle istituzioni per regolarizzare successivamente al boom economico degli anni ’60, su tutta la costa romagnola e in particolare a Rimini, la cosiddetta prestazione stagionale, oggi si rischia di mandare tutto in fumo. Solo per citare alcuni numeri: sono stati 53.506 coloro che nel 2011 hanno presentato in Emilia-Romagna la domanda di disoccupazione a requisiti ridotti, e gran parte di questi nelle località rivierasche (Rimini 11.449, Ravenna 7870, Forlì-Cesena 6949). È implicito che di questi la maggior parte siano stati impiegati nel settore turistico. Prendiamo Rimini: gli impiegati nel settore turistico sono stati, sempre nel 2011, circa 23.435, il 61% donne e il 50% giovani sotto ai 34 anni. Di questi, oltre la metà hanno goduto del fondo”.

“L’allungamento da 78 a 91 giorni del periodo di occupazione per maturare il diritto alla Mini Aspi e la riduzione dell’indennizzo di disoccupazione di fatto penalizzeranno fortemente questi lavoratori e le loro famiglie per due ordini di motivi. Il primo è di tipo economico: è evidente, in un periodo di profonda crisi sulla riviera romagnola, che le uniche opportunità di lavoro vengono dal settore turistico che rappresenta una boccata di ossigeno per le tante famiglie in difficoltà, che dopo i mesi di estivi potevano contare comunque su un contributo economico da parte del fondo. Il secondo problema è quello di aumentare il lavoro sommerso”.

“Chiediamo al Governo di ritornate sui suoi passi. La riviera romagnola non può permettersi una ‘sberla’ di questo genere in un momento così delicato come quello che sta attraversando.
Ovviamente nessuno ha la bacchetta magica o la sfera di cristallo! Nessuno sa trovare la panacea di tutti i mali! Certo è che oggi non possiamo più parlare di un modello economico romagnolo. Parlare di modello evoca l’immagine di un sistema che, nel rispetto delle regole prefissate, si muove attraverso automatismi. Funzionava in passato quando i cambiamenti erano graduali, ma oggi il nostro sistema deve essere in perenne riconfigurazione, soprattutto per quanto concerne le REGOLE. Soprattutto deve muoversi nel rispetto del rapporto tra pubblico e privato verso una dimensione sociale dove trovi un equilibrio tra interessi individuali e quelli della collettività. Il LAVORO rappresenta la spina dorsale di questo sistema”, conclude Marcella Bondoni.

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