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Poste, 120 uffici a rischio chiusura in Emilia-Romagna

A partire da domani 14 settembre, fino al prossimo 13 ottobre, i sindacati dei lavoratori postelegrafonici SLP-CISL, SLC-CGIL, FAILP-CISAL hanno proclamato un mese di astensione dalle prestazioni straordinarie

A partire da domani 14 settembre, fino al prossimo 13 ottobre, i sindacati  dei lavoratori postelegrafonici SLP-CISL, SLC-CGIL, FAILP-CISAL hanno proclamato un mese di astensione dalle prestazioni straordinarie per protestare contro Poste Italiane per il taglio in Emilia Romagna di 429 zone di recapito e l’annunciato esubero di 466 portalettere. Azione di protesta a cui si aggiungerà un giorno di sciopero programmato per il prossimo 12 ottobre con una manifestazione nazionale a Roma.

“Nonostante le rassicurazioni dell’amministratore delegato di Poste Italiane, Massimo Darmi- hanno sottolineato le tre sigle sindacali di categoria -, che in ben due interviste (La Repubblica dello scorso 11 luglio e Italia Oggi del 4 agosto) aveva rassicurato le istituzioni locali e nazionali sulla volontà dell’azienda di mantenere i presidi dei 14.000 uffici postali sul territorio nazionale, creando sinergie con i Comuni in grado di trasformare gli uffici stessi in centri multi servizi, l’amara realtà dei fatti si è rivelata ben diversa”.

“Poste Italiane - continuano i sindacati – ha dichiarato di non aver alcuna intenzione di recedere un passo dalla decisione presa, tanto che a partire  dal mese di ottobre i primi uffici e le prime zone saranno tagliati. Di conseguenza, da qui a qualche mese, in Emilia Romagna potremmo avere 120 uffici chiusi e 39 ridimensionati, vale a dire 429 zone di recapito sparite e 466 portalettere in esubero”.

“Siamo consapevoli degli ulteriori disagi che arrecheremo alla cittadinanza – rincarano la dose i rappresentanti dei lavoratori -, ma purtroppo, ancora una volta, non abbiamo altro mezzo per farci ascoltare da un’azienda che punta solo a fare profitti, infischiandosene sia dei lavoratori sia dell’utenza, specie quella più debole, tanto che in molte zone la corrispondenza non potrà più essere consegnata tutti i giorni e vaste aree (le più disagiate, specie quelle di montagna) non avranno più la presenza dell’ufficio postale”.

E proprio per meglio spiegare le proprie ragioni, nei prossimi giorni le organizzazioni sindacali scriveranno una lettera aperta a tutti i Prefetti e ai massimi dirigenti aziendali locali e nazionali di Poste affinché, sul blocco delle prestazioni straordinarie, sia garantito il diritto alla massima informazione ai cittadini.

“Nel recente passato – hanno concluso i sindacati - troppo spesso il management di Poste ha ostacolato platealmente il sacrosanto diritto a protestare rifiutando di far affiggere negli uffici postali comunicati che spiegassero le azioni di protesta e le ragioni dei disagi provocati.  E ciò nonostante il preciso obbligo di informazione ai cittadini a cui sono obbligate le Amministrazioni pubbliche o le imprese erogatrici di servizi al pubblico, così come deliberato dalla Commissione di Garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici”
 

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