Giovedì, 24 Giugno 2021
Economia

Riduzione del 40% delle giornate di pesca, Rimini aderisce alle manifestazioni di protesta

Dopo la decisione della Comunità Europea monta la rabbia dei pescatori ai quali si aggiunge l'amministrazione comunale

Massima solidarietà da parte di tutta l’Amministrazione comunale alla flotta e alle persone della marineria riminese che stanno aderendo ad una campagna di protesta nazionale contra la decisione dell’UE che ha stabilito, entro il 2023, la riduzione delle giornate di pesca del 40% .Una decisione annunciata da Bruxelles contro la quale protestano anche tutte le imprese della blue economy riminese, un importantissimo comparto industriale che occupa 21.700 persone con un valore aggiunto prodotto che supera il miliardo di euro. È questa la portata della blue economy nella provincia di Rimini, fotografata dall'ottavo Rapporto nazionale sull’Economia del Mare, in cui Rimini primeggia soprattutto nel comparto turistico e ricettivo, ma ottimi risultati emergono anche nel settore della produzione ittica e, più indietro, cantieristica e movimentazione per merci e persone. Un comparto quello della pesca, nel complesso, dove Rimini si posiziona ai vertici delle principali graduatorie provinciali,  come ad esempio la seconda posizione della piazza riminese, dopo La Spezia, per "incidenza percentuale delle imprese dell'economia del mare sul totale di quelle residenti nel rispettivo territorio".

“Parliamo di un settore ampio – commenta Anna Montini, assessore alla blue economy del Comune di Rimini – che pone Rimini ai vertici nazionali considerando i diversi comparti produttivi, come la filiera ittica, la cantieristica, la portualità, il turismo costiero, dando un segnale di positività rispetto ai trend di altre economie locali. Un settore in crescita che vede Rimini a livello di colossi storici come Napoli, Genova, Palermo, Venezia e Trieste. Se non sorprende la leadership relativa al settore turistico costiero, è da sottolineare l'importanza crescente della produzione ittica. La filiera ittica parte dalla pesca in mare, con le flotte della nostra marineria, passando per lo stoccaggio e la logistica fino alla ristorazione. Proprio la ristorazione, con i prodotti a miglio zero basati sul nostro pesce fresco, rappresenta anche un prodotto di tutto rispetto in ambito turistico-enogastronomico. Un comparto imprenditoriale che, in un momento in cui il Paese si mostra industrialmente debole, si conferma forte ed in crescita, candidandosi a crescere ulteriormente nei prossimi anni, sia in termini assoluti, sia rispetto agli altri settori locali. Va sottolineato, ancora una volta, come questa preminenza della blue economy provinciale, con la marineria in primis, dovrebbe avere il giusto riconoscimento dagli Enti preposti, di ogni livello, allorché si discute di norme, investimenti e infrastrutturazione soprattutto nell’area portuale. Su questo ci attendiamo un’attenzione sempre maggiore.”

Anche Legacoop Romagna partecipa con convinzione insieme a Lega Pesca e Alleanza delle Cooperative Pesca ai presidi per salvare la pesca italiana che si terranno sabato 12 giugno a Rimini, Cesenatico e Porto Garibaldi. L'appuntamento è alle 10,30 rispettivamente di fronte alla Capitaneria di porto e ai mercati ittici. La giornata nazionale di protesta della pesca italiana nasce da un ulteriore inasprimento dell'atteggiamento che la Commissione Europea ha verso il settore, con l'obiettivo di salvaguardare il lavoro dei   pescatori imbarcati, difendere la cultura e la tradizione secolare del settore, tenere aperti i nostri mercati e continuare ad avere pesce fresco italiano sulle nostre tavole. Già da anni si è andati verso una progressiva riduzione dell'attività in mare dei pescherecci a strascico, il comparto che alimenta per la quasi totalità i mercati ittici italiani. Preoccupano proposte come quella di rendere i pescatori sorvegliati speciali con telecamere a circuito chiuso a bordo e la dichiarata intenzione di continuare su questa strada causando la dismissione di migliaia di battelli ed equipaggi.

"In pratica — spiega il responsabile settore Pesca di Legacoop Romagna, Rudy Gatta — si addita la pesca come principale se non unica colpevole dello stato di sofferenza degli stock ittici del Mediterraneo. Non si tiene conto del fatto che i pescatori sono i primi cittadini ad essere attenti allo stato di salute del mare. Chiediamo ai cittadini, alle istituzioni e alle forze politiche di sostenere le ragioni di quanti operano per una pesca sostenibile e lottano contro qualsiasi forma di degrado dell'ambiente marino".

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