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Mercoledì, 28 Settembre 2022
Economia

Rimini al 16° posto tra le città più care d'Italia, aumenti medi a famiglia di 1.788 euro. Inflazione +7,4%

L’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita

Il costo della vita? A Rimini sta aumentando e risulta tra le top20 a livello di rincari in Italia. L’Istat ha reso noti i dati dell’inflazione di luglio delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita. Rimini è al 16° posto con un rincaro medio annuo per famiglia che schizza a 1.788 euro e l’inflazione annua di luglio al +7,4%.

In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care, Bolzano dove l’inflazione annua, pari a +10%, la più alta d’Italia, si traduce nella maggior spesa aggiuntiva annua equivalente, in media, a 2658 euro. Al secondo posto Trento, dove il rialzo dei prezzi del 9,5% determina un incremento di spesa pari a 2486 euro per una famiglia media. Sul gradino più basso del podio Milano, dove il +8,1% genera una spesa supplementare pari a 2199 euro annui per una famiglia tipo. Al sesto posto c'è Ravenna con 2.127 euro (+8,8%).

Per quando riguarda le regioni, in testa alla classifica delle più costose c'è il Trentino, con un'inflazione annua pari a +9,7%. Segue la Lombardia, dove la crescita dei prezzi del 7,7% implica un'impennata del costo della vita pari a 2001 euro. Terzo il Veneto, +8,5%, con un rincaro annuo di 1946 euro.

Dati negativi in tutta Italia

Dall’Istat arrivano dunque solo conferme negative sull’inflazione, con i prezzi a luglio in crescita dello 0,4% rispetto al mese di giugno e del 7,9% su luglio 2021 (+8% il dato annuo rilevato a giugno). ll dato definitivo di luglio evidenzia un rallentamento dei prezzi dei beni energetici ma questo non frena l’onda lunga delle tensioni inflazionistiche che si stanno diffondendo agli altri comparti merceologici. Infatti, la crescita dei prezzi degli alimentari lavorati, dei beni durevoli e non, dei servizi relativi ai trasporti e dei servizi vari accelera, spingendo l’inflazione al netto degli energetici e degli alimentari freschi (componente di fondo; +4,1%) e quella al netto dei soli beni energetici (+4,7%) a livelli che non si vedevano, rispettivamente, da giugno e maggio 1996. In questo quadro accelera anche la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa”, che si porta a +9,1%, registrando un aumento che non si osservava da settembre 1984.

Prezzi alimentari in aumento del +9,1%

Accelerano sempre di più rispetto a luglio 2020 i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +8,2% a +9,1%) ma anche quelli dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto (da +8,4% a +8,7%). Rispetto a giugno 2022, invece, risultano in calo i prezzi di abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-0,3%) mentre quelli dei trasporti sono aumentati (+1,6%). Per i prodotti alimentari e le bevande analcoliche i prezzi a luglio sono cresciuti dello 0,3% su giugno e del 10% su luglio 2021. L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +6,7% per l’indice generale e a +3,3% per la componente di fondo, ossia i prezzi al netto degli energetici e degli alimentari freschi.

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