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Venerdì, 24 Maggio 2024
Economia

Dopo lo sciopero generale, Cgil e Uil in massa da Rimini alla manifestazione nazionale di Roma

Le richieste sono la salvaguardia della salute e della sicurezza sul lavoro, il diritto inalienabile all'accesso alle cure mediche ed alla sanità pubblica, una riforma fiscale equa e la difesa di salari e pensioni

Cgil e Uil Rimini porteranno a Roma lavoratori, rappresentanti sindacali, pensionati e studenti, per unirsi sabato 20 aprile ad una grande manifestazione nazionale. Le richieste fondamentali sono la salvaguardia della salute e della sicurezza sul lavoro, il diritto inalienabile all'accesso alle cure mediche ed alla sanità pubblica, una riforma fiscale equa e la difesa di salari e pensioni. La manifestazione di Roma avrà inizio alle ore 9,30 con un presidio in piazzale Ugo La Malfa, per poi culminare con i comizi conclusivi in piazzale Ostiense, durante i quali interverranno i Segretari generali di Cgil e Uil, Maurizio Landini e Pier Paolo Bombardieri.

La manifestazione di sabato 20 aprile fa seguito allo sciopero nazionale dello scorso 11 aprile, che ha visto anche a Rimini adesioni e partecipazione, con il presidio davanti alla Prefettura. L'obbiettivo di Cgil e Uil è quello di porre fine agli incidenti mortali sul lavoro, promuovere una riforma fiscale equa e sostenere un nuovo modello sociale ed economico. "Va aumentato il finanziamento per il Servizio Sanitario Nazionale contestualmente ad una maggiore attenzione verso le fasce sociali più fragili, come le persone anziane o con disabilità; due componenti della società, queste ultime, che stanno soffrendo particolarmente il modello sociale portato avanti dal Governo. Per quanto riguarda la riforma fiscale, i sindacati chiedono un'imposizione equa, senza sconti verso i super profitti o gli evasori, favorendo piuttosto i redditi da lavoro o da pensione" sostengono dal sindacato.

"Le imprese devono rinnovare velocemente i contratti collettivi, il mancato recupero dell’aumento del costo della vita sui salari non è più accettabile. Se l’Italia è fanalino di coda da troppi anni in tema di incrementi salariali, questo lo si deve anche ad una contrattazione nazionale che troppo spesso, a causa delle imprese, specula dilatando i tempi dei rinnovi. Serve rafforzare la contrattazione collettiva con una legge che regolamenti seriamente la rappresentanza disincentivando i ritardi. Va infine abolita la precarietà lavorativa, agendo anche per ridurre i divari salariali tra uomini e donne".

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