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Economia

Sempre meno occupati ma Rimini va in controtendenza

I dati emergono da un'elaborazione del Sole 24 Ore sulle previsioni demografiche sperimentali dell'Istat, per l'asessore Giangreda la città "sta tenendo meglio rispetto ad altri territori"

Di fronte a otto anni, al 2030, di "pericoloso tracollo degli occupabili", Rimini risulta fra le città in cui questo calo della forza lavoro sarà più ridotto. I dati emergono da un'elaborazione del Sole 24 Ore sulle previsioni demografiche sperimentali dell'Istat, e la città dei Malatesta in particolare, analizza l'assessore alla Protezione sociale Kristian Gianfreda, "sta tenendo meglio rispetto ad altri territori soprattutto per la fascia dei più giovani, soprattutto grazie ai servizi che offre tutto il territorio, al dinamismo imprenditoriale e al cambiamento che in questi ultimi anni si è saputo mettere in campo". Dal report emerge che nel 2030 circa 1,98 milioni di residenti in età attiva dai 15 ai 64 anni risulteranno in meno rispetto ad oggi. "Un drastico e pericoloso calo della forza lavoro, dovuto al progressivo invecchiamento della popolazione, legato anche alla denatalità e ai trend migratori", rimarcano da Palazzo Garampi. Con effetti differenti nei 107 territori provinciali in base ai servizi attivi. Rimini occupa gli ultimi posti della statistica, con una stima di oltre 2.500 persone occupabili in età lavorativa in meno rispetto ad oggi, un calo dell'1.2%. Con la fascia d'età della popolazione più giovane, dai 15 ai 29 anni che cresce di oltre il 7% e quella 30-64 che cala del 3,6%. Rimini insomma è in "lieve" controtendenza rispetto al trend nazionale, insieme a Parma, Bologna, Milano, Modena e Prato che occupano gli ultimi posti della lista, quelli con la contrazione occupazionale minore.

Il dato, ribadisce l'assessore Gianfreda, "premia l'attenzione ai servizi che il nostro territorio riesce ad erogare su diversi piani", da quello sanitario al sociale, dal tessuto economico a quello scolastico. "Una trasformazione che deve andare avanti per continuare ad essere attrattivi". Ma serve anche, conclude, "una riflessione più ampia, per risolvere il problema da un punto di vista più generale", andando ad agire per esempio sui servizi per l'infanzia e per l'autosufficienza degli anziani. "Condizioni di benessere indispensabili per armonizzare al meglio anche i tempi di vita dei lavoratori". E anche attraendo "nuovi investimenti e dunque nuovo lavoro, in virtù della semplificazione amministrative e della ricchezza dei servizi che sapremo offrire come pubblica istituzione".
 

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