Sole24Ore: a Rimini in cinque anni il reddito medio è calato del 3,7%

La Provincia si colloca al 91esimo posto nella classifica, ma per l'assessore al Bilancio Gianluca Brasini i conti non tornano

Accanto all’inflazione reale, che in questi anni è andata raffreddandosi fino a fermarsi, ce n’è una nascosta, che si accende quando i redditi vanno ancora più piano. È proprio quel che è successo fra 2010 e 2014, almeno per quel che riguarda i redditi dichiarati dagli italiani e diffusi pochi giorni fa dal ministero dell’Economia: l’Italia delle dichiarazioni, poi, continua a essere spaccata in due, ma la lunga crisi da cui il Paese sta faticosamente uscendo ha colpito a Nord come a Sud. Secondo i dati diffusi da Il Sole24Ore, negli ultimi 5 anni a Rimini il reddito medio è calato del 3,7% con la provincia che, in classifica, si attesta al 91esimo posto. “Anche a Rimini, così come in quasi tutte le province italiane, si registra un calo dei redditi dichiarati tra il 2010 e il 2014 - ha commentato l'assessore al Bilancio, Gianluca Brasini. - Il dato emerge dall’analisi del quotidiano economico che dimostra come negli ultimi cinque anni in tutto il Paese, ad eccezione delle sole province di Mantova e Bergamo, si sia registrato un calo dei guadagni al netto dell’inflazione, con un divario sempre maggiore tra il nord e il sud Italia. Una statistica che incrocia redditi dichiarati, il cosiddetto ‘carovita’ e che tiene conto anche del peso effettivo dell’addizionale Irpef (nazionale, regionale e locale)".

"Stando a questa analisi - aggiunge - Rimini è al 91esimo posto, con una variazione del 3,7% del reddito medio nel 2014 rispetto al 2010. Guardando asetticamente i dati verrebbe da dire che la nostra Provincia è una delle più povere e più impoverite in Italia: ma quel “21.857 euro” che compare alla casella reddito medio dichiarato per il 2014 non può non far balzare sulla sedia, soprattutto se si va a recuperare dai cassetti altri tipi di graduatorie, che invece vedono il nostro territorio al vertice per numero di auto di lusso e via dicendo. Ancor più eclatante a mio parere è leggere che il 49% dei contribuenti riminesi dichiari fino a 15mila euro: in pratica, un riminese su due, ultimissimi (o primissimi) in Emilia Romagna. Questo, oltretutto, a fronte di un carico di addizionale Irpef (nazionale, regionale e locale) che sul territorio riminese incide meno rispetto al resto della Regione. Impossibile quindi non rievocare ancora una volta quella che rappresenta la vera e propria piaga, sociale ed economica, per il nostro territorio: l’evasione fiscale non solo ‘vizia’ le statistiche degli analisti, ma danneggia le dinamiche di una realtà che non può e non deve più sostenere il peso di un tale fenomeno".

"Rimini - conclude Brasini - è la capitale di un territorio a forte vocazione turistica, con un’economia fatta in gran parte di servizi, che ben si presta all’elusione fiscale, ma è ora di sgombrare il campo dagli alibi: l’evasione fiscale è un atto indegno, incivile nel senso etimologico del termine, che pesa in maniera forte, concreta e grave sulla vita dei territori. Per questo motivo negli ultimi anni l’Amministrazione ha potenziato l’azione di contrasto all’evasione, con un lavoro su più piani: non solo andando a stanare i cosidetti “furbetti”, ma anche attraverso la costante collaborazione con Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, nonchè della condivisione di un patto di lealtà con i propri contribuenti, per il miglioramento del nostro consorzio civile. Questa serie di azioni ci ha permesso ad esempio di vederci riconoscere dallo Stato circa 1,7 milioni dal 2011 ad oggi per il recupero dei tributi erariali. Con quei soldi recuperati abbiamo costruito una scuola nuova. Altro filone d’intervento è il controllo dell’evasione dei tributi locali, che ci ha permesso di recuperare 10 milioni solo nell’ultimo quinquennio. Con queste risorse recuperate paghiamo buona parte dell’intervento delle fognature in piazzale Kennedy".

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"Questi numeri non sono stellette da appuntare sulla giacca,la città di Rimini è tra le prime dieci in Italia per recupero dell’evasione, ma si traducono in risorse fondamentali a disposizione della comunità, che si traducono in servizi ed investimenti, a partire, ad esempio, dalle strutture scolastiche. E, cosa ancora più importante, un basso livello di evasione fiscale consentirebbe di tenere bassa la pressione fiscale. Lo dimostra il lavoro fatto sulla Tari, il tributo sui rifiuti, che domani arriverà all’esame della Commissione Consigliare: nel 2016 non sono previsti aumenti tariffari rispetto al 2015 e saranno confermare tutte le agevolazioni, esenzioni e detrazioni già introdotte. E questo sarà possibile grazie all’intensa attività di contrasto all’evasione del tributo che, dopo una considerevole attività di bonifica banche dati ed incrocio informazioni ha portato all’individuazione di migliaia di posizioni “non corrette” per le quali sono in fase di emissione altrettanti avvisi di accertamento. Un’attività che, per quanto riguarda il recupero del’evasione Tares 2013 (circa 3 milioni e mezzo) e Tari 2014 (circa 5 milioni di euro), andrà avanti con forza e determinazione anche nei prossimi mesi del 2016 e nell’anno 2017, con lo scopo fondamentale di ridurre la sacca di evasione e quindi premiare con tariffe giuste i contribuenti onesti. La lotta all’evasione, non è solo una questione morale, ma è un danno per la comunità, perché limita la possibilità di realizzare opere per il territorio e impoverisce in maniera indiscrimata le tasche dei cittadini”. 

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