Aumento fiscale sulle ‘case affittate’: Rimini al 18esimo posto su 102 comuni

Afferma l'assessore Brasini: "Sul fronte della prima casa infine, il Comune di Rimini ha cercato di mitigare l’effetto della cancellazione delle detrazioni fiscali legate alle famiglie con i figli, inserendo agevolazioni per le famiglie numerose

L’aumento fiscale sulle ‘case affittate’ nel comune di Rimini è stato molto contenuto: il capoluogo rivierasco infatti si colloca 18esima su 102 comuni, in termini di minori aumenti. Anche per quanto riguarda i “negozi e capannoni” l’aumento fiscale è stato molto contenuto, con Rimini che si colloca 19esima. E' quanto emerge dalla classifica pubblicata da "Il ‘Sole 24 Ore’ nell’approfondimento dedicato alla tassazione sugli immobili.

"Bisogna partire da un presupposto - esordisce l'assessore al Bilancio Gian Luca Brasini -. Confrontare l’Ici del 2011 con il ‘tandem’ Imu-Tasi che abbiamo dovuto gestire nel 2014 significa mettere in relazione due forme di tassazione che hanno una natura ben diversa e dunque non si possono comparare senza fare dei distinguo sostanziali. Mentre l’Ici era una vera e propria imposta comunale, l’Imu è ‘municipale’ solo nel nome, essendo di fatto un’imposta ‘mista’, il cui gettito va in gran parte a favore dello Stato. Questo, unito ai clamorosi tagli ai trasferimenti erariali applicati negli ultimi tre anni ai danni delle amministrazioni locali, ha avuto come conseguenza gli aggravi per i cittadini citati dal ‘Sole’ e allo stesso tempo nessun beneficio per il Comune".

"In un contesto del genere, noi siamo riusciti a mantenere l’impegno che avevamo preso con i cittadini, non uno slogan: come abbiamo già detto in fase di approvazione del bilancio di previsione abbiamo ridotto il gettito proveniente dalla tassazione sugli immobili di 2,4 milioni rispetto al 2012. In particolare siamo riusciti, per quanto ci è stato concesso, a non gravare proprio su quelle categorie che oggi il ‘Sole’ vede come le maggiormente penalizzate, ovvero le seconde case, i negozi e i capannoni", aggiunge.

Prosegue Brasini: "Nel difficile esercizio di equilibrismo che noi amministratori siamo chiamati ad esercitare quando si tratta di distribuzione di carico fiscale, abbiamo sempre tenuto conto, oltre che di tutelare le fasce deboli, anche di mostrare attenzione al mondo produttivo: abbiamo da subito - senza aspettare la legge sulla deducibilità arrivata in seguito -  provveduto a ridurre l’aliquota degli immobili produttivi rispetto a quella ordinaria. In un secondo momento abbiamo scelto di non applicare la Tasi, che sarebbe gravata anche sugli affittuari. Nella stessa direzione va la decisione di non tassare gli immobili invenduti, allo scopo di non pesare sulla situazione già piuttosto critica in cui si ritrovano le imprese edili".

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Conclude l'assessore: "Sul fronte della prima casa infine, il Comune di Rimini ha cercato di mitigare l’effetto della cancellazione delle detrazioni fiscali legate alle famiglie con i figli, inserendo agevolazioni per le famiglie numerose. E’ bene ribadire però che per capire realmente quanto incide la pressione fiscale non si può prendere un caso singolo e specifico: il miglior modo è quello di prendere in considerazione il gettito totale introitato dal Comune. E per quanto riguarda la prima casa, a Rimini la tassazione procapite è passata da da 90 euro del 2012 a 81 euro”.

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