Turismo, risoluzione per rideterminazione delle concessioni demaniali

Nel documento si invita pertanto la Giunta regionale ad intervenire presso il Governo “per richiedere la rateizzazione dei pagamenti dovuti dagli operatori"

A seguito dell’entrata in vigore della direttiva Bolkestein la revisione delle modalità di determinazione dei canoni annui per le concessioni demaniali marittime rilasciate o rinnovate con finalità turistico-riscreative nel nostro Paese ha comportato aumenti del canone “che in alcuni casi superano il 300%”.   Il tema è oggetto di una risoluzione presentata da Tiziano Alessandrini (primo firmatario) assieme ad altri consigleiri del Pd e sottoscritta anche da Monica Donini (Fds), Gian Guido Naldi (Sel-Verdi) e Franco Grillini (Idv).

Viene sottolineato che “un aumento così consistente, per di più calato in un contesto di crisi come quello attuale, mette in seria difficoltà le imprese che hanno beni incamerati e rischia di produrre ripercussioni negative sull’economia dei territori rivieraschi della nostra Regione”. Nel documento si invita pertanto la Giunta regionale ad intervenire presso il Governo “per richiedere la rateizzazione dei pagamenti dovuti dagli operatori e la sospensione delle esecuzioni sulle situazioni attualmente aperte che, nel caso di mancato pagamento delle cartelle esattoriali, rischiano di determinare la chiusura di molte imprese”. Altra richiesta: “sollecitare presso il Governo l’apertura di un tavolo sul tema che coinvolga le Regioni e le associazioni di categoria, al fine di una rideterminazione più equa dei criteri di individuazione del canone e dei parametri dell’Osservatorio mercato immobiliare (Omi)”.

“Le stime di valore - si legge in proposito nel testo - sono state effettuate utilizzando i parametri dell’Omi, basati su parametri di zone limitrofe con differenti caratterizzazioni turistiche e commerciali. Inoltre la determinazione e riscossione dei canoni appare fortemente differenziata nelle varie aree territoriali, creando distorsioni nella concorrenza, mentre la determinazione delle aree da includere o escludere resta incerta e non fondata su parametri oggettivi”. Sul punto i firmatari fanno presente che “ancora oggi sono molti i contenziosi aperti dagli operatori sia avanti il giudice amministrativo sia avanti il giudice ordinario”.

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