Allo Snaporaz riflettori sull'Arte del teatro

Il Salone Snaporaz presenta il testo di Pascal Rambert, tradotto in Italia e interpretato da Paolo Musio. L'arte del teatro, in scena martedì 16 gennaio 2018 (ore 21.15), è un monologo e una riflessionesulla pratica attoriale e sull'esperienza del teatro.

Sono trascorsi esattamente dieci anni da quando Pascal Rambert scrisse e diresse per la prima volta L'art du theatre, affidandone l'interpretazione a Lou Castel (Parigi, 21 novembre 2007). Drammaturgo, regista e coreografo francese, artista associato presso il Théâtre des Bouffes du Nord di Parigi, Pascal Rambert è uno degli artisti teatrali più talentuosi e apprezzati della scena contemporanea europea, conosciuto in Italia soprattutto grazie a Emilia Romagna Teatro, che ne ha proposto due lavori, Clôture de l'amour (2012) e Prova (2016). Rambert è stato per dieci anni, dal 2007 al 2016, direttore del Théatre de Gennevillers di Parigi che sotto la sua direzione è diventato un centro per la drammaturgia contemporanea. Le sue regie sono state rappresentate in tutta Europa, negli Stati Uniti in Russia e in Asia.

L'arte del teatro è tradotto e interpretato da Paolo Musio, attore dalla solida carriera, che molti ricorderanno in altre produzioni di Emilia Romagna Teatro come Anna Karenina per la regia di Eimuntas Nekrošius (2008) e Eremos, visto a VIE Festival nel 2009, diretto da Theodoros Terzopoulos. Sul palcoscenico, accanto a Paolo Musio, una presenza in ascolto, due occhi che osservano: un cane, il migliore amico dell'uomo, quasi un superstite che in silenzio accompagna con il suo esserci quel bisogno di comunicare, il "bisogno" d'essere attori. L'interprete cerca con esso una scintilla creativa che lo aiuti a spiegare al pubblico che cosa significhi essere un attore, come si costruisce la relazione con uno spettatore. «L'arte del teatro - ha dichiarato Pascal Rambert - è un manifesto breve su quella che io considero essere l'arte di essere attori. Un lavoro breve, che ho pensato e creato per essere proposto in un luogo raccolto, che ospita un numero limitato di spettatori». Un fiume di parole trascina la riflessione sull'arte dell'essere attore trasformandosi in una vera e propria dichiarazione d'amore per l'arte teatrale.

L'arte del teatroè un viaggio interiore che attraversa la pratica attoriale e l'esperienza del teatro per sconfinare in una riflessione sulla vita vissuta. Un monologo recitato da un solo attore in una scena vuota e rivolto a un unico ideale interlocutore. Il cane ascolta, con incondizionata adesione all'affezione e con assenza di giudizio, accompagnando l'attore nel bilancio di una vita passata a recitare. «Questo testo è un dono - racconta Paolo Musio, alle prese con la traduzione e l'interpretazione del testo - di irriducibile umanità, leggerezza e ironia che l'autore fa a chi lo incontra sul terreno accidentato della propria esistenza, in cerca di un senso. È un dono come lo sono le lacrime, che sgorgando lavano il dolore e fanno scintillare la gioia negli occhi. È un testo scritto con vastità di orizzonte da chi conosce profondamente e direttamente l'arte del teatro. […] Il testo contiene in sé la possibilità di essere trasceso, di aprirsi e fornire a tutti, anche a chi del teatro non sa assolutamente niente, l'esperienza diretta e concreta di un modo di stare al mondo, alle prese con l'azione, con il vuoto, la solitudine, con l'altro da sé, ma soprattutto con l'amore e lo stupore per la vita, il tempo in corsa e le sue infinite variazioni di ritmo e di intensità». E forse l'arte del teatro risiede proprio nella possibilità di costruire un'opera capace di lasciare spazio a chi guarda.

       

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