Claudio Martelli apre a Rimini la XXIV edizione di MobyCult

Sarà Claudio Martelli a inaugurare, martedì 29 luglio, la XXIV edizione della rassegna MobyCult, presentando in dialogo con Pietro Caruso, giornalista e saggista, “Ricordati di vivere” (Bompiani), il suo primo libro.

Claudio Martelli

Sarà Claudio Martelli a inaugurare, martedì 29 luglio, la XXIV edizione della rassegna MobyCult, presentando in dialogo con Pietro Caruso, giornalista e saggista,  “Ricordati di vivere” (Bompiani), il suo primo libro. Un mèmoir che tra autobiografia politica e confessione esistenziale ripercorre senza sconti la vita dell’autore, già “delfino” di Bettino Craxi ed ex Ministro della Giustizia, e un pezzo di storia recente d’Italia, dall’epopea laica e socialista degli anni Ottanta fino a Mani pulite e al crollo della prima Repubblica.

La motivazione dell’opera è nell’incipit del libro: «Se mi decido a scrivere non è per rivendicare meriti o riscattare torti» spiega Martelli, ma piuttosto «per sottoporre la mia esistenza a un esame, anzi, a una prova del fuoco, che mi consenta di distinguere il bene dal male in tutto ciò che ho fatto, pubblico o privato che sia».

Il materiale da esaminare è ancora incandescente: «Claudio Martelli è stato il giovane protagonista degli anni d'oro del craxismo, dal Midas alla presidenza del Consiglio fra il 1983 e l'87» ha scritto Stefano Folli sul Sole24ore. «Ha vissuto poi tutta la fase declinante di quella vicenda fra sospetti, recriminazioni ed errori politici via via più gravi fino alla consunzione del Psi e del suo leader».
Ma l’intenzione di Martelli è anche quella di raccontare «alla folla dispersa di compagni e compagne» quello che hanno vissuto, e ricordare amici scomparsi, come Bettino Craxi e Giovanni Falcone, «che più di tutti impressero il profilo del loro coraggio su di un’epoca e su di me».
Nelle pagine di “Ricordati di vivere” sfila dunque «l’epopea laica e socialista che per dieci anni tenne in scacco le due chiese italiane, fino al suo schianto», tra ritratti di Aldo Moro e François Mitterrand, Willy Brandt e Berlinguer, Andreotti e De Mita, e Martelli mette a fuoco attraverso la riflessione politica, filosofica ed esistenziale un complesso percorso di vita e politica, per restituire «l’inquieta verità di quello che è stato».

Un percorso che comincia «nei favolosi anni Sessanta di una Milano così aperta, laboriosa e cantabile da sembrare quasi Londra», con l’innamoramento per la politica «che lambiva e contagiava di sé ogni cosa», come scrive, e che dall’Università -  laureato in Filosofia, Martelli è stato assistente di Mario Dal Pra - nel 1976 lo porta a seguire Craxi, segretario del PSI dal Congresso del Midas di Roma. «Quando – e parliamo, si capisce, degli anni Ottanta – intorno al Partito socialista e alle forze laiche avrebbe potuto aggregarsi una “massa critica” volta a modernizzare sul serio l'Italia sia nel campo istituzionale sia in quello economico», come scrive Stefano Folli. E conclude: «Viceversa, come è noto, il disegno è riuscito solo in parte, prima di esaurirsi innescando una regressione infinita». Il resto, l’abbandono della politica, l’impegno come giornalista e conduttore televisivo, il tentato ritorno in politica nel 2011, fa parte della “seconda vita” di Claudio Martelli.

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