"LUI. Un quaión qualsiasi". Ivano Marescotti torna al Teatro CorTe di Coriano

Sabato, alle ore 21,15, al Teatro CorTe di Coriano l’atteso ritorno di Ivano Marescotti con il suo recital "LUI. Un quaión qualsiasi". Uno spettacolo attraverso il popolare attore fa periodicamente il punto sul suo più che ventennale lavoro di ricerca e recupero attorno al dialetto romagnolo. Impegno che, partendo dalla contaminazione in vernacolo delle opere di Dante (Dante, un patàca) e di Ariosto (Bagnacavàl), è approdato a tutti i più grandi poeti di lingua romagnola, con un posto speciale per il santarcangiolese Raffaello Baldini di cui lo scorso anno ha portato a Riccione la sua ultima opera teatrale, La Fondazione.

A Coriano torna in scena, aggiornato, il mondo tragicomico di Lui, l’uomo senza nome: uno, nessuno, centomila. Un quaión qualsiasi della Bassa Romagna. Work in progress sotto forma di monologo divertente, ironico e anche drammatico, composto dalle poesie di Baldini e di molti altri poeti emiliano-romagnoli. Il romagnolo Marescotti segue la nascita, la vita, gli amori, il lavoro, le follie, fino al testamento, di un personaggio ipotetico, nato dalle improvvisazioni dell’attore e dalla penna poetica, tragica e comica insieme di Raffaello Baldini, Tonino Guerra, Nino Pedretti, Olindo Guerrini (Stecchetti), Walter Galli, Cesare Zavattini, brani della Divina Commedia di Dante in romagnolo e rielaborazioni drammaturgiche basate su proprie esperienze, artistiche e non.

Al punto che il Recital è diventato, nel tempo, una summa di personaggi che sotto il nome di LUI esprime anche, camuffata, pezzi della vita dell’interprete. Un’autobiografia di attore per caso, qual è Marescotti, mescolata a quella di personaggi ormai divenuti celebri, estratti dalle poesie di Baldini o da quelli usciti dai bar, o dalla piazza della Villanova di Bagnacavallo in cui Marescotti è nato e continua a vivere: il disertore, il fumatore accanito, l’analfabeta, la zdóra, é patàca, é quaión... Una esilarante storia comico-tragica della serie: nella vita “s’u ni fòss da ridar u i sarèbb da piénzar” (dal villanovese all’italiano: “nella vita, se non ci fosse da ridere ci sarebbe da piangere”). Ma se ridiamo di LUI è perché, in fondo, ci piace ridere anche un po’ di noi stessi.

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