Alla Far la mostra "Visioni dall'invisibile. Il cinema dipinto del Ghana"

Dal 13 dicembre all'8 febbraio la Fabbrica Arte Rimini, piazza Cavour, ospiterà la mostra "Visioni dall'invisibile. Il cinema dipinto del Ghana". Si tratta di una serie di dipinti per il cinema eseguiti su juta grezza (materiale riciclato ed utilizzato in origine per il trasporto di farine) della collezione del Centro Studi Archeologia Africana (CSAA) di Luigi Pezzoli che ne cura anche l’esposizione. Le opere in mostra traggono ispirazione da un immaginario complesso e controverso derivante in particolar modo dal miscuglio di saperi animisti e influenze pentecostali. Si potrebbe stentare a definirle “arte applicata” perché non rappresentano quasi per nulla i film indicati nei titoli, e che dovrebbero pubblicizzare, ma esprimono liberamente humus e imagery locali in cui il cinema è puro pretesto. Al di là del loro indubbio valore antropologico, opere analoghe sono ormai inseguite dai collezionisti d’arte di tutto il mondo perché ritenute espressione di una creatività “altra” e autentica.

Fra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, nel contesto della grave crisi economica conseguente i Piani di Aggiustamento Strutturale, in Africa occidentale (Ghana e Nigeria) nasce una cinematografia popolare a orientamento commerciale, che trasforma radicalmente il panorama mediatico africano. Giovani dai diversi background (ex teatranti, cineasti, professionisti licenziati dal settore televisivo, imprenditori attivi nel settore dell'elettronica e disoccupati), accomunati dalla necessità di trovare nuove fonti di sussistenza, si appropriano della tecnologia video – low cost e facile da usare – per realizzare film low-budget (poche migliaia di dollari), diretti all'eterogeneo pubblico delle masse urbane locali. Si tratta di una filmografia complessa che coniuga in maniera nuova tradizioni artistiche locali e forme mediatiche globali (telenovelas, Hollywood, Bollywood e kung-fu movie asiatici), dando vita a un'estetica grottesca che mira a conquistare il pubblico delle metropoli post-coloniali, attraverso le vicende di personaggi dalla vita “scandalosa”, caratterizzata da eccessi finanziari, materiali e sessuali. Il suo successo sul mercato regionale, così come sull'intero continente e nella diaspora è tale che l'industria cinematografica nigeriana diventa la seconda al mondo per numero di produzioni annue, dopo l'indiana Bollywood, ma prima dell'americana Hollywood, guadagnandosi a pieno titolo l'etichetta di “Nollywood” (dati UIS 2009). (…) (Giovanna Santanera)

(…) nel momento in cui osserviamo le straordinarie opere di artisti del Ghana realizzate per promuovere la cinematografia della Nigeria, la cosiddetta Nollywood. Nell'ambito delle ricerche di antropologia del Centro Studi Archeologia Africana, Gigi Pezzoli, studioso e appassionato africanista, le ha raccolte negli ultimi anni. Sono grandi dipinti su tela, eseguiti con un'enfasi simbolica che scava nell'immaginario animista, se non addirittura nella tradizione del vodu; che sfrutta sbalzi chiaroscurali possenti, assieme ad alfabeti di affetti e di archetipi che fanno di questa rassegna un impressionante spaccato culturale, sintesi del cruento innesto tra un media ormai ipertecnologico e un mondo che ancora conserva radici primarie e immaginari ancestrali. Una produzione paradossale che traduce le ambiguità, le paure e gli incubi dell'essere umano alle prese con i cambiamenti sociali e l'insicurezza latente della società contemporanea dove interagiscono conflitti di potere, sesso, denaro e religione. (…) (M. Pulini)

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