In campo con Antonio Cabrini

Grande vetrina televisiva per la Regina dell’Adriatico su Sky Sport, grazie al Festival Nazionale della Cultura Sportiva in corso in questi giorni a Cattolica e Gabicce Mare. Dopo il talk show “Il Grande Torino” che si è svolto lunedì in piazza Primo Maggio, seguito da centinaia di spettatori che hanno assiepato la piazza, uno degli ospiti, “Ciccio” Graziani, è stato intervistato, in diretta da Cattolica, da Gianluca di Marzio, ed è intervenuto nel corso della trasmissione “Calcio Mercato – L’Originale”, in diretta sulla importante emittente sportiva.
Ma lo spettacolo vero, ieri sera, è stato il talk show sapientemente condotto da Giorgio Comaschi (direttore artistico del Festival), alle prese con quattro personaggi vulcanici e che, de “Il Grande Toro”, sono stati protagonisti e narratori: oltre a Graziani sul palco allestito in piazza, davanti a tanti cattolichini e turisti, sono saliti Eraldo Pecci, il portiere Luciano “Giaguaro” Castellini, il giornalista Gian Paolo Ormezzano.
Tantissima l’emozione che dal palco si profondeva verso il pubblico, che si è letteralmente spellato le mani dagli applausi, sia per i filmati e le foto, accuratamente scelti, e che sono girati sul maxischermo, sia per gli interventi dei protagonisti che hanno raccontato, talvolta con verve talvolta con delicatezza e quasi pudore, quegli anni straordinari. Comune a tutti i campioni l’emozione di arrivare al Philadelphia, lo stadio del Torino, e collocare il proprio “corredino sportivo” negli stessi armadietti in cui erano stati quelli dei giocatori scomparsi nella tragedia di Superga. “Famiglia” è la parola che ricorre di più, sulle labbra di questi campioni, quando raccontano l’atmosfera con la quale si veniva accolti dalla società Granata. Famiglia, non società.

Con un presidente amico, che condivideva coi giocatori vittorie e sconfitte - “anche queste affrontate a testa alta” ci tiene a precisare Graziani – amicizia e piccole scaramanzie. Come quella, raccontata da Pecci, di passare sempre col pullman, quando si giocava in casa, davanti allo zoo di Torino per vedere il leone: se vedevi il leone eri più sicuro di vincere.
Un vero e proprio colpo di teatro, poi, quello messo a segno da Comaschi quando ha chiamato sul palco Nico Della Valle: figlio di amici di Valentino Mazzola, era diventato la mascotte del Torino e, maglia granata indosso, era presente all’inizio delle partite. Poi, giacchè 10 degli 11 giocatori della Nazionale erano del Toro, era diventato anche la mascotte della nazionale. Doveva esserci anche lui sull’aereo da Superga, gli era stato chiesto di seguire la squadra in trasferta, ma aveva avuto mal di gola “e per la verità era stata anche un po’ una scusa trovata da mio padre, che aveva paura dell’aereo”. Una scusa che gli ha salvato la vita.

E poi i tempi più recenti, quello del primo (e ultimo) scudetto che il Toro ha vinto dopo il ’49, dopo la terribile strage. Quello portato a casa da Graziani, Pecci e Castellini (e da Patrizio Sala, anche lui doveva essere ieri a Cattolica ma all’ultimo momento un imprevisto famigliare non glie lo ha permesso) e del mister Gigi Radice. “Quando siamo tornati da Cesena, in cui avevamo pareggiato, e con quel punto vinto lo scudetto – ha raccontato Graziani – un tifoso, in lacrime, mi ha detto ‘adesso posso anche
morire’. Questo era il clima che si respirava allora a Torino”. Un clima, ha osservato il giocatore, ben diverso da quello odierno: Graziani non ha mancato di stigmatizzare alcuni comportamenti della società e anche dei giocatori: “Non vedo più da parte loro quella voglia, quella passione che ci mettevamo noi nel gioco. Ma d’altra parte dipende anche dal fatto che l’attuale dirigenza non ha a cuore la memoria storica di quella società, non ci tiene. Ma se dimentichi la storia non puoi vincere”.
E dopo quell’ultimo scudetto? “La squadra di qualsiasi altra città in cui non ci fosse stata una forza del calibro della Juventus ne avrebbe vinti almeno altri due” assicura Ormezzano, un grande giornalista che da ragazzino aveva fatto un patto col padre: non mancherò un solo giorno a scuola, ma in cambio non mi perderò nemmeno una partita del Toro in casa. E che, sullo scudetto dell’anno dopo, quello vinto per 51 punti a 50 proprio dalla Juve, vuol “vederci chiaro”, “tanto che con uno juventino purosangue, Piero Chiambretti, stiamo preparando un docufilm su quella stagione”.

L’avversario di sempre la Juve, ma nella quale, racconta Graziani, c’erano anche persone di grande signorilità, a partire dall’avvocato Agnelli, che quando perdeva il derby andava a congratularsi coi vincitori, a Boniperti, a Giraudo, che lavorava per la Juventus ma conservava, in uno stanzino nascosto del suo studio, in sede bianconera, una maglia, un gagliardetto e la foto della squadra dello scudetto firmata da tutti i giocatori.

Programma di mercoledì 13 luglio

Ore 10, Colazione con Eraldo al Mondadori Corner con Giorgio Comaschi. Due i libri presentati alle ore 18 sempre al Mondadori Corner alla presenza degli autori: “Non aver paura di tirare un calcio di rigore” con Antonio Cabrini ed “E sono stato Gentile”, col giornalista Alberto Cerruti. 

Ore 21 in piazza Antonio Cabrini ed Alberto Cerruti in piazza Primo Maggio con Gianluca di Marzio di Sky ed il mitico Bruno Pizzul per un
“Omaggio ad Enzo Bearzot e Gaetano Scirea”, due signori dello spogliatoio e del terreno di gioco, campioni del calcio di un tempo che fu. Un’ora dopo, stessa piazza, per lo spettacolo teatrale “La pugna e la pipa” con gli attori Alessandro Pilloni e Andrea. 

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