Il sigillo di Sigismondo, un incontro per conoscere la corte del Malatesta

Sabato 21 aprile alle ore 17 nella Sala del Giudizio del Museo della Città, nel contesto degli incontri “Il sigillo di Sigismondo”, si inserisce la presentazione degli Atti del convegno internazionale “Gli Antichi alla corte dei Malatesta”.
Interverrano Marco Bertozzi (Università di Ferrara),  i curatori del volume, Federicomaria Muccioli, Francesca Cenerini (Università di Bologna) e Alessandro Giovanardi, storico dell’arte.

I Malatesta sono da sempre sotto i riflettori, almeno dai tempi di Dante. E da sempre hanno suscitato l’attenzione di specialisti e non. Un’ampia messe di studi e di pubblicazioni, che ha avuto un’accelerazione negli ultimi tempi, in concomitanza e per impulso delle iniziative per “I 600 anni di Sigismondo Pandolfo Malatesta. La nascita dell’Umanesimo”.

Il volume (668 pagine), edito da Jouvence grazie ai fondi elargiti dall’Alma Mater e disponibile in vendita in questa occasione, raccoglie i contributi di studiosi italiani e stranieri presentati al convegno, organizzato nel giugno 2016 dall’Università di Bologna, il Comune di Rimini, la Fondazione CARIM, e con un prologo proposto dal Liceo “Giulio Cesare-Manara Valgimigli” e dagli Alumni del “Giulio Cesare”.

I lavori contenuti nel volume, che riguardano i più svariati campi e arti che animarono la fioritura rinascimentale - ancor più che propriamente umanistica - della Rimini sigismondea e che sono corredati da un ampio apparato iconografico, incentrano l’attenzione dunque sul rapporto di Sigismondo con gli Antichi.

Sigismondo e la sua corte intrecciarono un rapporto costante, riverente e al tempo stesso dialettico con il mondo classico, in linea con la tendenza tipica del periodo (da Leonello d’Este al papa Niccolò V, dalla corte aragonese ai Bentivoglio a Bologna), ma anche con peculiarità e tratti assolutamente originali. Da questo punto di vista, la Rimini di metà Quattrocento è solo parzialmente comparabile, in particolare, con le vicine corti sia di Malatesta Novello, fratello bibliofilo di Sigismondo, sia di un altro bibliofilo altrettanto illustre, Federico da Montefeltro.

Un colloquio con l’Antico, declinato in tutte le sue forme e non senza fraintendimenti e ingenuità, che testimonia una vitalità e una curiosità intellettuale inesauste alla corte riminese, soprattutto tra il 1446 e il 1457. Si potrebbe quasi affermare che il Malatesta era suggestionato, se non addirittura ‘ossessionato’ dal confronto con i grandi protagonisti del passato, a cominciare da Scipione l’Africano, e dal rapporto imitativo, quasi parossistico, addirittura con Alessandro Magno.


Questo interesse febbrile per l’antichità si riverbera nella produzione letteraria, epigrafica, numismatica e artistica alla sua corte, per non parlare del Tempio Malatestiano, esempio sommo del Rinascimento italiano.


 

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