Scatti inediti della città: Rimini set fotografico per Wiki Loves Monuments

L’Emilia Romagna quest’anno partecipa con ben 662 monumenti fotografabili, e sarà ancora una volta la regione italiana con il più alto numero di scorci artistici in gara

Settembre è il mese di WikiLovesMonuments, il più grande concorso fotografico internazionale dedicato al patrimonio culturale, che vede in lizza oltre 40 paesi dai cinque continenti. Soggetto degli scatti è un monumento, termine con cui s’intende un vastissimo genere di opere: edifici, sculture, siti archeologici, strutture architettoniche, siti naturali e interventi dell’uomo sulla natura che abbiano grande valore dal punto di vista artistico, storico, estetico, etnografico e scientifico (come da definizione Unesco).

Obiettivo principale del contest in Italia è la valorizzazione del patrimonio culturale italiano. Anche Rimini con i suoi monumenti  partecipa al concorso e si trasforma per un mese in un grande set fotografico a cielo aperto. L’Emilia Romagna quest’anno partecipa con ben 662 monumenti fotografabili, e sarà ancora una volta la regione italiana con il più alto numero di scorci artistici in gara. Tutti possono partecipare. Basta fotografare uno o più dei monumenti nella lista 2015 (https://www.wikimedia.it/wlm2015-liste-monumenti-ed-elenco-enti/emilia-romagna/provincia-di-rimini/), quindi caricare l’immagine via internet sulla banca dati e immagini di Wikipedia. Si potranno inviare immagini anche scattate in passato, basta che l’invio sia effettuato fra il 1 e il 30 di settembre.

Una volta pubblicate sul sito di Wikipedia, in tutto il mondo tutti potranno vedere le immagini in concorso. A stabilire i vincitori del concorso nazionale sarà la giuria di qualità istituita da Wikipedia Italia. Le foto migliori avranno poi anche l’opportunità di competere per il premio internazionale, insieme con gli scatti provenienti dagli altri paesi partecipanti. La Regione Emilia Romagna ha un palmares di tutto rispetto nella storia del concorso di WIki Loves Monuments, riuscendo sempre ad avere almeno una fotografia nelle prime dieci a livello nazionale ed internazionale. Oltre al concorso nazionale di Wikimedia Italia, l’edizione 2015 di Wiki Loves Monuments prevede anche il Premio #WikiLovesViaEmilia in cui una giuria mista di fotografi e rappresentanti della cultura dell’Emilia Romagna selezionerà, tra le foto regionali, le migliori tre per il premio Via Emilia.

Per incentivare la partecipazione al concorso dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale italiano e romagnolo in particolare, quest’anno anche Rimini ha organizzato una passeggiata fotografica 'Per le strade di Rimini antica', in programma domenica 27 settembre con ritrovo davanti a uno dei massimi simboli della romanità in città, l’Arco d’Augusto, e arrivo al Ponte di Tiberio, punto di partenza della vie romane Aemilia e Popilia, con uno sguardo al Borgo San Giuliano, in rapporto al percorso stradale. Una doppia opportunità quindi per poter partecipare anche al concorso #WikiLovesViaEmilia.

La passeggiata intende infatti far emergere Rimini come caput viarum, un ruolo tuttora sottolineato da segni importanti che diventano suggestivi soggetti fotografici. Un percorso dentro la Città romana per vedere luoghi e monumenti appartenenti anche ad epoche successive della storia di Rimini, che potranno fare da sfondo o divenire loro stessi soggetti su cui puntare l’obiettivo, come Piazza Cavour, la Torre dell’orologio, il Tempio o il Castello Malatestiano. L’appuntamento con la #wikigita è quindi per domenica 27 settembre alle ore 9.30 ai piedi dell’Arco d’Augusto per una piacevole passeggiata in compagnia di Monia Magalotti, guida esperta della città, alla scoperta della Rimini antica, insolita e dagli scorci suggestivi. Per partecipare alla passeggiata di Rimini basta registrarsi a questo link https://www.eventbrite.it/e/biglietti-wiki-loves-rimini-domenica-27-settembre-2015-18361513782.

PER LE STRADE DI RIMINI - Il percorso inizia dall’Arco di Augusto eretto nel punto in cui la via Flaminia, al suo termine, confluisce nel decumano massimo, la via principale della città, allora come oggi, per allacciarsi all’inizio delle vie Aemilia e Popilia. Costruito nel 27 a.C. come porta urbica, l’Arco onora la figura e la politica di Ottaviano Augusto. L’intera struttura è permeata da un forte carattere religioso e propagandistico: l’architettura richiama il tempio, l’apertura della porta, talmente ampia da non poter essere chiusa da battenti, proclama la pace raggiunta con la battaglia di Azio, l’apparato decorativo è carico di simboli celebrativi che esaltano la potenza di Roma e la grandezza di Augusto.

Entrati in città, all’incrocio fra cardo e decumano massimi, in corrispondenza dell’attuale piazza Tre Martiri, si apre il foro, cuore della vita pubblica ed economica. In questo luogo la tradizione ambienta il celebre discorso di Giulio Cesare ai legionari dopo aver varcato il confine dello stato romano al Rubicone. Tradizione evocata da due segni moderni, la statua in bronzo del condottiero (una copia) e il cippo in pietra (suggestum), eretto nel 1555 a ricordo dell’avvenimento. che, fino all’ultima guerra, sosteneva il pietrone su cui Cesare avrebbe arringato le truppe. Dal foro si risale il cardo maximus (via Garibaldi), fino a  Porta Montanara, i cui  resti, collocati nel 2004 qualche decina di metri a monte rispetto alla sede originaria, descrivono una porta in pietra arenaria costruita intorno alla fine del I sec. a.C., a segnare l’ingresso in città dalla via Arretina.

L’itinerario si porta poi in direzione dell’antica linea di costa per scoprire i resti dell’Anfiteatro costruito nel II secolo dall’imperatore Adriano. Tornando sui nostri passi diretti al  Museo della Città, veniamo catturati dall’architettura del Tempio Malatestiano, chiaro esempio della rilettura dei classici in età rinascimentale. Il Museo della Città accoglie i partecipanti nel giardino del Lapidario romano. Qui, fra gli altri, sono esposti i monumenti dalle necropoli, che fiancheggiavano le principali vie d’accesso alla città, e iscrizioni che ricordano interventi sulle strade o indicatori come i miliari, a partire da quello colossale posto nel 2 a.C. da Augusto al VII miglio della via Aemilia.Anche nella Sezione archeologica sono per lo più i materiali dalle necropoli a parlare delle vie che facevano capo ad Ariminum, offrendo spaccati di vita quotidiana, sottolineando usi e costumi in voga fra l’età repubblicana e quella imperiale. Statue, ritratti, corredi funerari,  iscrizioni e monumenti quale quello in memoria di Egnatia Chila, catturano l’obiettivo.

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L’itinerario si riporta in strada sulle tracce della via Aemilia che usciva dalla città scavalcando il Marecchia con il monumentale ponte di Tiberio, punto di partenza della via Aemilia e della via Popilia e collegamento con il suburbio. Iniziato da Augusto nel 14 d.C., anno della sua morte, e  terminato nel 21 d.C., dal successore Tiberio, si sviluppa per una lunghezza di oltre 70 m su 5 arcate che poggiano su massicci piloni con speroni frangiflutti, obliqui rispetto all’asse stradale per attenuare l’urto della corrente. Il primo tratto della via Aemilia, documentato dai ritrovamenti archeologici non si rispecchia più nella viabilità attuale, modificata in epoca fascista e precedentemente attratta dal complesso religioso di san Giuliano che, dal Medioevo, dà il nome al borgo. Nel chiostro del convento si possono vedere i resti della massicciata stradale romana, mentre nella chiesa cinquecentesca si ammirano, con il sarcofago del Santo, due pregevoli pitture che raccontano la storia del martirio e le vicende che portarono le spoglie del Santo a Rimini: la tavola di Bitino da Faenza (XV sec.) e la pala di Paolo Veronese (XVI sec.).

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