Al Massari in scena "Gli occhiali" di Edgar Allan Poe

Andrà in scena giovedì 5 aprile alle ore 21.15 a Teatro A. Massari di San Giovanni in Marignano l’opera “Gli occhiali” di Danilo Comitini, tratta da un racconto di Poe e realizzata a cura di Aps InConTraMusica, a ingresso libero.

Il giovane ventiduenne Napoleone Bonaparte, recatosi una sera a teatro per assistere ad un'opera lirica, scorge tra il pubblico quella che a lui pare una bellissima donna e se ne innamora all'istante. Descrive a lungo le sue grazie, inconsapevole, a causa della sua miopia, della vera natura di lei.
Questo racconto, agghiacciante e divertente allo stesso tempo, è forse uno dei migliori di Poe. È anche una storia d’amore, ma una storia d’amore “alla Poe”, condita con situazioni assurde, terribili ma allo stesso tempo probabili. L’intera storia è una lenta ma terribile discesa verso una spaventosa verità che si svela solo alla fine, quando tutte le speranze del giovane innamorato si spezzano alle raggelanti rivelazioni dell’amata. L’amore a prima vista gioca il suo peggior ruolo, tra equivoci, verità non dette, colpi di scena e inganni.

Gli occhiali è un’opera lirica da camera nata nel 2014 come tesi di laurea di Danilo Comitini in composizione, ed ha ricevuto il suo ‘pubblico battesimo’ da parte dell’Orchestra Sinfonica Rossini diretta da Noris Borgogelli nel 2017, presso il Teatro Rossini di Pesaro. Il genere operistico ‘da camera’ indica un lavoro di minor durata rispetto all’opera tradizionale, con meno personaggi ed un organico orchestrale ridotto.

L’opera, tratta dall’omonimo racconto di Poe, rappresenta un tentativo di riallacciare i rapporti tra opera lirica e pubblico, due realtà che si sono allontanate negli ultimi decenni. Gli occhiali prende vita dalle ceneri del melodramma tradizionale, con un linguaggio è dichiaratamente pro-pubblico, ma senza rinunciare a sonorità diverse che punzecchiano l’orecchio dell’ascoltatore: convivono gli aspetti tradizionalmente melodici con quelli provocatoriamente dissonanti. Non mancano i classici recitativi – richiami del ‘recitar cantando’ seicentesco- così come non mancano le arie soliste o i duetti. Il compositore ‘strizza l’occhio’ al pubblico inserendo citazioni che percorrono l’intera opera e che contribuiscono a rassicurare l’ascoltatore nell’arduo compito di orientarsi in una musica sconosciuta.

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