Storie golose al Grand Hotel, tutti i segreti della cucina

"I segreti della cucina dell'Emilia Romagna", a cura di Stefano Andrini, giornalista e scrittore, sarà presentato venerdì 15 aprile alle 18 al Grand Hotel di Rimini. Insieme al curatore interverranno Fabrizio Moretti, presidente della Camera di Commercio di Rimini; Lisa Bellocchi, presidente Arga interregionale; Claudio Di Bernardo e Luigi Sartini, chef; Gaetano Callà, presidente Fipe Rimini; Carlo Bozzo, giornalista, Enrico Santini, filosofo rurale; Alessandro Di Leva, vessillifero Legio XIII Gemina.

Quante storie di cibo e di vino si raccontano all'ombra del fiume guareschiano, il nostro grande Mississippi. E quante tavole, povere e sontuose, ogni giorno vengono imbandite a ridosso di quella antica via consolare che come una tagliatella, lunga e stretta, unisce la regione da Piacenza a Rimini. E non solo geograficamente. Visto che la tagliatella (e non il cappelletto, il tortellino, il raviolo, l' anolino, il passatello) è l'unica pasta che puoi chiedere, con questo nome e con questa forma, dall'Appennino al mare senza sentirti un alieno o un vegano entrato per sbaglio in una hamburger house. Dell'epopea di una terra, di sfogline e di maiali, spalmata tra la Via Emilia e il West parla il libro "I segreti della cucina dell'Emilia Romagna" (Giubilei Regnani). Il libro conferma che non è certo un trattino che può mettere insieme l'Emilia e la Romagna. Ma piuttosto, come ricorda il curatore Stefano Andrini nella prefazione, una grande sfida culturale: quella di poter vincere, anche grazie a un piatto di tagliatelle condiviso insieme, la battaglia contro l'Oscuro Signore di Mordor che ci vorrebbe tutti tristi. E, perché no, sostanzialmente inappetenti.

Cosa c'è nel libro

Al centro della scena ci sono gli acuti assolutamente inediti di Pupi Avati, Paolo Cevoli, Vito, Andrea Vasumi, Paolo Massobrio che riavvolgono il nastro della memoria portando il lettore in una sorta di casa dei profumi deve regnano sovrani ragù, misticanze e merende, politicamente scorrette, come la fetta di pane bagnata con il vino e spolverata con lo zucchero. Ma ci sono anche chef stellati e affamati di gloria. Che confessano quanta fatica e quanto sudore costi la conquista del cappello o della stella. E regalano, qua e là, qualche ricetta squarciando il velo del mistero che spesso copre i riti dei sacerdoti dei fornelli. Il libro, pur senza essere una guida, si è messo sulle tracce di ristoranti famosi e luoghi lontani dalla pazza folla dove i sindaci vanno a rifugiarsi per allentare, almeno per un attimo e di fronte a una tagliatella (ancora lei) fatta come Dio comanda, la tensione del governo. Si parla ovviamente anche di vino, di retrogusti e di uomini che hanno trasformato un vitigno nella missione della vita.

Rimini, San Marino e dintorni

La "Romagna solatia dolce paese", in fatto di storie, non è seconda a nessuno. E Rimini, al pari di San Marino, non fa eccezione come alcuni colpi a sorpresa nel corso dell'evento al Grand Hotel documenteranno. Tra questi la scoperta del vessillifero della Legio XIII Gemina Alessandro Di Leva sugli antenati di piadina e vin brulé nell'antica Roma. Rimini è rappresentata nel volume dallo chef del Grand Hotel Claudio Di Bernardo che racconta emozioni e suggestioni di un pranzo o di una cena nel luogo simbolo della città. Nel menù di "La Dolce Vita", materie prime prodotti scelti con cura, frutta, verdure e ortaggi solo del territorio, pane fatto in casa, troviamo piatti che Rimini e lo stivale lo raccontano per davvero. Ancora una voce riminese, quella di Enrico Santini, che si autodefinisce filosofo rurale, e che parla dell'epopea del "bè". Scrive Santini: "Dai da bè!. L'imperativo era categorico. Il nonno Turen, della genia dei "Brancon", non ammetteva replica. Dai da bè era il suo saluto all'ospite, al pellegrino, all'inviato del Signore. Il bè era il bere, il bere era il vino, il vino era rosso, il rosso Sangiovese". Spostandosi a San Clemente ancora il vino protagonista con l'azienda Enio Ottaviani e il suo straordinario percorso dal porta a porta al mercato mondiale. E poi c'è San Marino dove troviamo la cucina di Luigi Sartini solida, coerente, costante. "Non può essere altrimenti" commenta il giornalista Carlo Bozzo "per un cuoco, a lui il termine "chef " non piace moltissimo, inflazionato e figlio della tavola d'oltralpe, che da 9 anni si porta a casa una stella Michelin ogni 12 mesi". Non poteva mancare Santarcangelo. Con due autentici pezzi di bravura di Germana Borgini (la vera storia dei Caplétt) e di Rita Giannini che intriga i lettori descrivendo il rapporto di Tonino Guerra con il cibo. "Amava le tagliatelle" ricorda. " Quelle di Zaghini, con tanto sugo rosso al ragù, fatte a mano naturalmente, un po' spesse e un po' larghe, le considerava ottime, (cosi anche per Mastroianni e Antonioni), le più vicine ai sapori dell'infanzia. Perche sottolineava sempre, "noi mangiamo l'infanzia". Significa che i sapori con cui siamo stati amorevolmente nutriti da bambini, non si scordano mai più".

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