Ascanio Celestini al Teatro Novelli con il nuovo spettacolo "Laika"

  • Dove
    Teatro Novelli
    Indirizzo non disponibile
  • Quando
    Dal 18/11/2015 al 18/11/2015
    21
  • Prezzo
    Platea e galleria € 16 - Under 29 con CultCard € 13
  • Altre Informazioni

A pochi giorni dal debutto nazionale al Romaeuropa Festival, Ascanio Celestini arriva al Teatro Novelli con il nuovo spettacolo “Laika”, in scena mercoledì alle 21 (posti non numerati). Protagonista dello spettacolo - che apre la stagione teatrale riminese - è un improbabile Gesù tornato sulla terra che vive chiuso in un appartamento di qualche periferia confrontandosi con i propri dubbi e le proprie paure.

TRAMA - Dalla sua finestra si vede il parcheggio di un supermercato e il barbone che di giorno chiede l’elemosina e di notte dorme tra i cartoni. Nell’appartamento questo Cristo contemporaneo non vuole che entri nessun altro, ma è interessato a ciò che accade fuori. Soprattutto vuole sapere del barbone, non per salvarlo dalla sua povertà, ma per fargliela vivere allegramente. Come se il mondo fosse il parcheggio davanti alla sua finestra. Con Cristo c’è Pietro che passa gran parte del tempo fuori di casa ad operare concretamente nel mondo: fa la spesa, compra pezzi di ricambio per riparare lo scaldabagno, si arrangia a fare piccoli lavori saltuari per guadagnare qualcosa. Sulla scena Pietro non compare mai, lo si sentirà parlare attraverso la voce registrata dell’attrice Alba Rohrwacher.

Sulla scena c’è Celestini, nelle vesti di un Cristo che non si è incarnato per redimere l’umanità, ma solo per osservarla. Dio però l’ha fatto nascere cieco e gli ha messo accanto uno dei dodici apostoli come sostegno. Anche la scena, l’appartamento in cui Cristo vive rinchiuso, è scarna e senza gli oggetti che siamo abituati a vedere: un modo per ‘rendere visibile’ la cecità del personaggio attraverso una realtà che giunge sulla scena con i suoni, ma non si materializza negli oggetti. La scelta della cecità è legata all’immagine ancestrale del cieco che acquista la vera vista perdendola: è Edipo, ma anche il personaggio di Carver in Cattedrale. È anche la cecità psichica che secondo William James, che consiste non tanto nell’insensibilità alle impressioni ottiche, quanto nell’incapacità di comprenderle. Insomma non il Cristo che è vero Dio e vero uomo, ma un essere umanissimo fatto di carne, sangue e parole. Non sappiamo se si tratta davvero del figlio di Dio o di uno schizofrenico che crede di esserlo, ma se il creatore si incarnasse per redimere gli uomini condividendo la loro umanità (e dunque anche il dolore), questa incarnazione moderna non potrebbe non includere anche le paure e i dubbi del tempo presente.

Come in altri lavori di Celestini, il monologo procede per tematiche, con una capacità di improvvisazione capace di rendere partecipe lo spettatore delle riflessioni e dei ragionamenti, che possono essere nuovi e diversi a ogni replica. Accompagnato dalla fisarmonica di Gianluca Casadei, capace di evocare atmosfere popolari e raffinate, con la sua carica di energia scenica Celestini narra di come il crollo delle ideologie stia erodendo anche le religioni, osservandole attraverso gli occhi senza vista di un ‘povero Cristo’. “Con la crisi delle ideologie nate dall’illuminismo e concretizzatesi soprattutto nel Novecento – scrive Celestini - anche le religioni hanno subito un contraccolpo. L’ebraismo ha trovato una patria mescolando le incertezze religiose alle certezze nazionaliste, anche l’islamismo è diventata una religione di lotta e di governo, mentre il cristianesimo si trova a vivere la sua fase più contraddittoria con due Papi viventi uno accanto all’altro, ma con due volti contrastanti: il rigido teologo e il prete di strada. A distanza di un paio di millenni ci troviamo ora a rivivere le incertezze del cristianesimo delle origini, frutto dell’ebraismo e seme dell’islam. Queste incertezze vorrei che passassero in maniera obbligatoriamente grottesca e ironica nel personaggio che porterò in scena: un povero Cristo che può agire nel mondo solo come essere umano tra gli esseri umani. Uno che sente la responsabilità, ma anche il peso di essere solo sul cuor della terra: vuoi vedere che la trinità è una balla e alla fine salterà fuori che Dio sono soltanto io?”.

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