"Ospiti" chiude la stagione del Teatro Sociale di Novafeltria

  • Dove
    Teatro Sociale
    Indirizzo non disponibile
    Novafeltria
  • Quando
    Dal 22/03/2015 al 22/03/2015
    17
  • Prezzo
    Settore A (platea e I° ordine palchi) intero € 15; ridotto € 12 (fino a 29 anni e dopo i 65); Settore B (II° e III° ordine palchi) intero € 10; ridotto € 8 (fino a 29 anni e dopo i 65)
  • Altre Informazioni

Ultimo appuntamento, domenica 22 marzo alle 17, con la Stagione 2014/15 del Teatro Sociale di Novafeltria. A chiudere il sipario sulla Stagione sarà la pièce, scritta e diretta da Angelo Longoni, "Ospiti", una commedia divertente, cinica ma anche romantica, interpretata da Cesare Bocci, Eleonora Ivone e Marco Bonini.

TRAMA - I tre protagonisti vivono l’amore come la più impegnativa delle loro attività, sia che lo inseguano, sia che lo fuggano, sia che lo sminuiscano. Alla base dei loro comportamenti c’è la convinzione che, quando si è innamorati, ognuno dia contemporaneamente il meglio e il peggio di sé. C’è sempre qualcosa di decisamente comico nell’amore, soprattutto dal punto di vista di chi lo osserva dall’esterno. Lo spettatore, riconoscendo come proprie alcune caratteristiche dei personaggi, comprende che anche i suoi comportamenti possono essere buffi o ridicoli. L’amore ci rende tutti vulnerabili, nudi, teneri, ciechi, oppure eccessivamente guardinghi, sospettosi, aggressivi… insomma, l’amore aumentando i pregi e i difetti delle persone, mescolando i caratteri e generando conflitti, ci rende per forza di cose anche comici.

Ospiti però si focalizza anche su un fenomeno purtroppo diffuso in questo periodo: la violenza che subiscono le donne da parte dei loro ex “innamorati”. In questa commedia c’è la volontà di denigrare la psicologia di questi “carnefici”, mettendola alla berlina. L’uomo violento infatti è impulsivo, infantile, fragile; è incapace di sopportare privazioni, dolori e frustrazioni e, proprio per questo, è anche molto ridicolo.
Le persone adulte si distinguono dai bambini perché rispondono ai rifiuti e alle delusioni metabolizzando il proprio vissuto attraverso il superamento del dolore.

Il violento è come un bambino: picchia e poi si prostra per chiedere perdono. Giura che non lo farà più, promette di cambiare, di non essere più cattivo, poi ci ricasca. È ambivalente e inaffidabile. Confonde il desiderio sessuale col diritto di essere corrisposto. Non sa tenere a freno la propria sessualità e la impone. Non ha alcuna stima della sua donna ma le giura amore eterno. Insomma, se non fossimo di fronte a un delinquente vero e proprio, scambieremmo il suo identikit con quello di un attore talentuoso in grado di recitare una parte e il suo contrario nel giro di pochi secondi, un istrione manipolatore. Quella dell’uomo violento è la tragedia di un personaggio ridicolo, la virilità ostentata che schiaccia la femminilità; è una storia di debolezze penose; è la storia di un bambino che nel mezzo di un capriccio spezza il giocattolo più amato.

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