Qualità della vita, Rimini scivola al 32esimo posto tra le Province

Secondo la classifica annuale de Il Sole24Ore la città perde 5 posizioni rispetto al 2013. La città dove si vive meglio è Ravenna

La classifica 2014 sulla qualità della vita nelle province italiane, stilata annualmente da Il Sole24Ore, ha visto a sorpresa la città di Ravenna guadagnarsi il primo gradino del podio ma, allo stesso tempo, ha visto Rimini affondare fino alla 32esima posizione. Rispetto all'anno precedente, la città di Fellini ha perso ben cinque posizioni nel punteggio totale che ha analizzato voci come tenore di vita, affari e lavoro, servizi, ambiente e salute, popolazione, ordine pubblico e tempo libero.

Meglio di Rimini, anche se quest'anno ha perso 3 posizioni rispetto al 2013, la provincia di Forlì-Cesena che si è attestata in 18esima posizione rendendo di fatto, in Romagna, la capitale delle vacanze il fanalino di coda. Anche a livello regionale, il "puntino sull'Adriatico" non brilla certo: meglio di Rimini hanno fatto Modena (3), Reggio Emilia (5), Bologna (7), Parma (19, Piacenza (22).

“C’è un aspetto ‘ludico’ e uno più serio nelle classifiche di fine anno che il Sole 24 Ore da ormai 25 anni compila sul tema della qualità di vita dei territori. Da una parte la classifica stessa, che vorrebbe essere indice indicativo degli scostamenti che le singole aree del Paese subiscono da un anno all’altro in ordine ad una serie di indicatori, la cui comparazione risulta oggettivamente spesso stridente. Un esempio su tutti: le dinamiche della provincia di Rimini rispetto al tema della sicurezza, con l’ormai notissima questione della ‘correzione turistica’, non sono né fotografabili né assimilabili alla gran parte degli altri pezzi d’Italia.  - afferma in una nota il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi - Lo stesso si potrebbe dire dello storico dinamismo imprenditoriale riminese i cui plus statisticamente diventano penalizzazioni. Ne consegue un’aleatorietà che sa di gioco e come tale va preso, sia quando va bene che quando si fanno passi indietro”.

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“Guardando peraltro la graduatoria pubblicata lunedì, salta agli occhi come, soprattutto in ragione della modificazione di alcuni indicatori, non vi siano differenze sostanziali tra 2013 e 2014, a dimostrazione che il filo rosso- se così vogliamo chiamarlo- non risiede tanto nella ‘differenza tra mese più freddo e più caldo’ o nell’altissimo valore immobiliare (un dato di attrattività territoriale che, paradossalmente, penalizza) ma semmai nell’ostinata resistenza, anche della nostra provincia, rispetto all’aggressività della crisi economica. Il sottotema è appunto la tenuta, perché essa è già un risultato in tempi perfino drammatici per milioni di famiglie e imprese. Ne scaturisce un quadro ancora più articolato del solito per l’area riminese: avverte sempre più l’incedere della stagnazione (e dunque calano consumi, importo medio delle pensioni, propensione all’investimento) ma rimane ai vertici per speranza di vita, imprese registrate e offerta di tempo libero. Ma l’aspetto più serio del lavoro de il Sole 24 Ore non risiede nell’analisi di qualche numero o di qualche posizione, la cui giocosa arbitrarietà è facilmente sintetizzata dando una scorsa al saliscendi in graduatoria in un arco decennale. No, l’elemento su cui riflettere il ruolo di leader delle province della regione, e in particolare della Romagna, nel tirare il tossicchiante treno dell’Italia. Il primo posto di Ravenna, e le buone performance su specifici indicatori da parte di Forlì Cesena e Rimini, configurano le prospettive e le potenzialità di una ‘area vasta Romagna’ che, con le sue eccellenze in ambito culturale, turistico, ambientale, imprenditoriale, dei servizi, di fatto è già il laboratorio per un Paese che vuole uscire dalla crisi attraverso il cambiamento e il coraggio e non la conservazione e il campanilismo. La candidatura di Ravenna a capitale della cultura, che nei giorni scorsi ha sollevato più di una polemica per via del penalizzante esito finale, dimostra invece come la spinta verso obiettivi ambiziosi e coraggiosi sia di per sé un additivo formidabile al rilancio, allo sviluppo, alla fiducia. Questo deve convincerci ancora di più che la sinergia tra territori in nome delle proprie peculiarità positive, e non delle proprie paure e debolezze, resta il miglior deterrente per sconfiggere un nemico che è dappertutto. Se qualcuno pensa di difendere il fortino chiudendo il portone di casa e non cercando alleanze con i vicini, la lezione potrebbe essere durissima”.

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